La Chanel-mania trionfa anche nel The Lyst Index Una panoramica coerente del primo trimestre del 2026
È appena uscito il nuovo The Lyst Index relativo al primo trimestre del 2026 e, come era prevedibile, Chanel conquista il primo posto. La maison guidata da Matthieu Blazy supera Saint Laurent, che scende al secondo posto, mentre Dior sale al terzo grazie alle nuove visioni di Jonathan Anderson. Miu Miu perde invece due posizioni, mentre a chiudere la top five è Gucci by Demna, che risale di quattro posti. Nel complesso, il Q1 del 2026 si è rivelato piuttosto movimentato.
Ma vediamo meglio cosa è successo.
La battaglia tra giganti
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La filosofia che regola il Q1 del The Lyst Index 2026 è chiara: premiare la costanza più dei picchi improvvisi, la coerenza più del rumore. Generare un momento conta meno che saper mantenere l’attenzione e convertirla in desiderio. Chanel rappresenta perfettamente questa dinamica, che con l’arrivo di Matthieu Blazy ha generato un entusiasmo immediato, ma anche risultati concreti sul mercato. A dimostrarlo non è solo il successo della nuova direzione creativa, ma anche la performance in due categorie chiave: accessori e calzature. Due prodotti Chanel figurano infatti tra i dieci hottest products del trimestre: le décolleté in pelle con effetto coccodrillo, diventate virali sui social e costantemente sold out, e una reinterpretazione della classica Maxi Flap Bag, proposta in pelle liscia, il cui quilting, ormai quasi immaginifico, viene ripensato privilegiando un’estetica più minimale e la qualità dei materiali, da sempre centrali nel linguaggio di Blazy.
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L’ascesa di Dior al terzo posto si inserisce naturalmente nello stesso contesto. Il brand opera con una simile chiarezza strategica: la sua forza risiede in un universo costruito su immaginario, narrazione e coerenza. In questo scenario, la visione creativa e sperimentale di Jonathan Anderson si riconferma una formula vincente per i brand che passano sotto il suo tocco, capace di trasformare ogni progetto in oro. Gucci è invece il brand che cresce di più questo trimestre, salendo di quattro posizioni. Il momentum attorno al debutto di Demna è evidente: +12% day-on-day dopo lo show e la domanda più alta tra i brand che hanno sfilato a Milano a febbraio. Tra looksmaxxing e la strategia Buy Now, Wear Now, Gucci rivendica non solo una rilevanza commerciale, ma anche culturale.
La quiete prima della tempesta
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Per il gruppo Prada il trimestre rappresenta una fase di transizione. Dopo la recente acquisizione di Versace e la nomina di Pieter Mulier, successo a l'enfant terrible Dario Vitale, il brand guadagna due posizioni e si colloca al dodicesimo posto. Un segnale di entusiasmo da parte di un pubblico più generalista verso quello che appare come un rebranding inizialmente tumultuoso, ma che comincia a mostrare segnali di stabilizzazione. Per quanto riguarda Prada e Miu Miu, entrambe perdono due posizioni, mostrando come la moda intellettuale dei due marchi abbia lasciato spazio al momentum dell’ascesa dei competitor, restando comunque in una posizione di comfort. Anche Saint Laurent, riconferma il secondo posto e la propria solidità puntando su pezzi iconici che strizzano ancora l’occhio al gorpcore, formula già vincente nell'Index Q4-2025, come la Stand-Collar Jacket.
Aria di crisi per il fast fashion?
Con la fine della stagione invernale cambiano anche gli equilibri del fast fashion. COS, che si era assicurato il terzo posto grazie ai suoi maglioni ispirati a quelli virali di The Row, crolla di sette posizioni e arriva al decimo posto. Scende anche Massimo Dutti, che perde due posti e si colloca al diciottesimo. Tra i brand fast fashion, a uscirne vittorioso è invece Zara, che dimostra di saper sfruttare efficacemente il proprio capitale culturale. Questo posizionamento è stato amplificato anche da momenti culturali esterni: l’esibizione di Bad Bunny al Super Bowl, che lo ha visto esibirsi in un completo Zara davanti a 128.2 milioni di spettatori; mentre il secondo avvenimento è stata la collaborazione creativa con Willy Chavarria, presentata con un fashion film firmato da Glen Luchford. Questi eventi, nel complesso, hanno portato a una completa integrazione del brand nella cultura contemporanea, superando le aspettative che il suo prezzo potrebbe suggerire.
L’influenza del cinema sulla classifica
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Il segnale più evidente del trimestre è il ruolo sempre più incisivo del cinema e delle serie televisive nel mercato, influenzando direttamente la classifica dei prodotti più ricercati. A guidare questo fenomeno è il ritorno del minimalismo anni ’90, catalizzato da Love Story e dal rinnovato interesse verso lo stile di Carolyn Bessette-Kennedy. L’impatto è misurabile: le ricerche per black turtleneck knits crescono del +217% dopo il primo episodio, mentre la domanda per gli straight-leg denim aumenta costantemente su Lyst e Calvin Klein, registrando un +43% week-on-week dopo il finale della serie. Parallelamente emergono prodotti legati all’estetica gorpcore, come il flat cap di Kangol, che si posiziona al decimo posto tra gli hottest products e registra un +14% nel menswear durante la messa in onda dello show. Lo stesso schema si conferma attraverso la crescente domanda per il satin dress di Vivienne Westwood, circa dell’890%, trainata dall’uscita e dal press tour di "Wuthering Heights".
Il nuovo Index mostra chiaramente come questi tre livelli si influenzino a vicenda: visibilità, desiderio e domanda. La visibilità genera desiderio, il desiderio crea domanda e la domanda porta nuova visibilità. Oggi i brand non possono più basarsi solo sul proprio heritage o sui prodotti bensì devono diventare parte di un ecosistema culturale più ampio, dove immagine, narrazione e visione creativa lavorano insieme.