I nuovi mega-miliardari dell'AI stanno già riscrivendo le regole del lusso Ma l’effetto AI potrà attirare l'attenzione dei consumatori sempre più disinteressati?

Ogni volta che una nuova industria emerge, nuovi ricchi emergono con lei. Queste nuove classi di milionari sono “nuove” non solo perché di nascita relativamente recente, ma perché rappresentano nuovi gusti e una nuova cultura:nuovi consumi. Oggi, questa nuova industria è quella delle intelligenze artificiali, che ha già contribuito alla creazione di una nuova élite economica, quella dei baroni del tech americani, che potrebbe alterare la maniera in cui gli ultra-ricchi concepiscono e consumano il lusso.

Ccome ha spiegato negli scorsi giorni anche MF Fashion, la crescita di quest’industria sta per accelerare moltissimo. Le maggiori compagnie tech, tra cui SpaceX, OpenAI e Anthropic, vogliono tutte quotarsi in borsa: tanti debutti di tale alto profilo potrebbero rappresentare uno dei più importanti eventi finanziari di questo decennio. Messi insieme, i  potrebbero rappresentare una vera bomba di capitale da 4000 miliardi di dollari. MF Fashion parla di «un’ondata di ricchi con un potenziale di spesa da 200 miliardi».

Se le valutazioni private attribuite alle mega-aziende tech venissero confermate nel momento dell’IPO, il valore complessivo generato potrebbe raggiungere livelli comparabili a quelli osservati durante le grandi rivoluzioni tecnologiche del passato. E se per alcuni il rischio della bolla AI è incombente, per i più ottimisti questo boom di nuova ricchezza potrebbe rivitalizzare la domanda globale per prodotti esclusivi, servizi personalizzati ed esperienze ad alto valore aggiunto. Ma sarà vero?

Dalla Silicon Valley alla moda

@britneyfan Painted for a couple who said their spirited animals were a dolphin and a monkey #fyp #artist #louisvuitton original sound - http.jxson

Il nome della Silicon Valley è celebre in tutto il mondo, ma la sua fama globale non è forse più vecchia di un decennio. E se già anni fa l’ascesa di colossi come Microsoft, Amazon, Google e Meta ha generato migliaia di milionari e numerosi miliardari, oggi il fenomeno potrebbe ripetersi con il mondo delle industrie AI. Manager, fondatori, ricercatori e ingegneri che possiedono quote azionarie nelle aziende più promettenti del settore (una pratica comune per molte aziende tech) potrebbero diventare ricchi in brevissimo tempo quando le loro aziende si quoteranno in borsa.

Ma il tema, proprio come spiega l’analisi di MF Fashion, è che i nuovi ricchi della tecnologia sono meno interessati ai classici segnalatori di status che ai servizi di esclusività, autenticità e personalizzazione. Al di là del push produttivo e retorico che i brand di moda hanno fatto nel celebrare i propri materiali più pregiati, più sostenibili e più introvabili che nel resto del mondo, questi nuovi ricchi sono alla ricerca di un valore concreto nel lusso che consumano e, dunque, più che acquistare un prodotto dalla rella vanno in cerca di una maggiore autenticità e per certi versi autorità dei brand, oltre che di prodotti unici o personalizzati. Vogliono, in breve, che il lusso torni a essere speciale.

E la febbre del custom-made (che è anche più costoso e dunque più esclusivo) sta dilagando un po’ ovunque: dall’industria dei trasporti su ruote o aerei, con interni di auto, yacht e jet privati creati ad hoc, fino alla categoria dei gioielli che infatti molti brand come Louis Vuitton, Chanel o Dior stanno rafforzando con nuovi direttori creativi e nuove collezioni presentate con grandi fanfare. E in un periodo nero per il lusso in generale, un’azienda italiana come Damiani, che si è pure de-listata dalla borsa anni fa, ha superato 400 milioni di euro di fatturato, ha presentato una collezione di alta gioielleria con pezzi che costano dai 100.000 euro in su. E non è un caso che la moda non solo guardi all’America ma anche che stia investendo pesantemente sul business della personalizzazione.

Un ritorno alla moda su misura?

Posto che il sistema manifatturiero italiano è già legato a quei valori di artigianalità e personalizzazione che oggi il nuovo lusso finirà per cercare, su tanti livelli e ramificazioni diverse, non è un mistero che la moda europea (che produce per lo più in Italia) sia stata tanto presente negli Stati Uniti nell’ultima stagione. Chanel, Louis Vuitton e Gucci a New York, anche se in stagioni diverse e poi Zegna, Hermès e Dior a Los Angeles ma anche la crescente scena della moda a Miami parlano chiaramente di quanta attenzione il lusso stia dando agli USA e ai suoi nuovi ricchi mentre la domanda cinese rallenta, seppur tra momenti di apparente ripresa.

Forse nessun brand ha intercettato questa nuova esigenza del pubblico come Zegna, che non solo già da tre anni ha potenziato i suoi servizi made-to-order con il servizio Zegna X che facilita su tutti i fronti (incluso quelli logistici) il servizio su misura per i clienti; ma anche con il format su invito di Villa Zegna che, in occasione dell’ultimo show del brand, è stato portato allo Chateau Marmont dove i clienti hanno potuto acquistare i pezzi freschi di sfilata o ordinare capi fatti apposta per loro. E il gruppo aprirà due nuovi negozi in California dopo quello appena inaugurato a Scottsdale.

Una nuova corsa all’oro

Tutte queste novità avvengono in California proprio perché la rapidità con cui negli Stati Uniti è possibile accumulare ricchezza contribuisce inoltre a rinnovare costantemente la base clienti del lusso. Nuove figure professionali raggiungono livelli reddituali elevati già tra i trenta e i quarant’anni, alimentando una domanda caratterizzata da maggiore sperimentazione e minore fedeltà ai brand rispetto alle generazioni precedenti. Questi nuovi clienti, insomma, vanno conquistati e il lusso non intende dormire sugli allori.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda l’influenza culturale esercitata dai grandi imprenditori del mondo AI, che stanno cambiando la “divisa” della Silicon Valley come Mark Zuckerberg fece quasi vent’anni fa. Sam Altman, Dario Amodei, Peter Thiel ed Elon Musk sono più curati rispetto all’immagine del nerd geniale in felpa e ciabatte resa celebre da The Social Network, il loro stile è sempre funzionale ma assai meno sciatto. In breve, non si vestono più come universitari trasandati ma nemmeno come manager di Wall Street. Potremmo definire il loro stile, con un termine inventato da noi, come luxury basicness.

In realtà lo stesso Mark Zuckerberg ha adottato di recente un simile stile dopo una breve fase streetwear fuori stagione. L’aneddoto più celebre che lo riguarda è che le sue t-shirt grige siano prodotte su misura da Brunello Cucinelli. Un aneddoto che mostra come, anche nella loro basicità, questi miliardari vogliano l’esperienza speciale del fitting e del prodotto personalizzato. Secondo MF Fashion, l’obiettivo della nuova aristocrazia tech è quello di dimostrare appartenenza a una comunità ristretta di individui informati, competenti e culturalmente sofisticati che non si pubblicizzano troppo all’esterno. Un punto, questo, che è forse frutto del molto odio che le audience online in tutto il mondo riservano a queste figure, come si è visto durante il matrimonio di Jeff Bezos a Venezia.

Ma il lusso europeo riuscirà, come in certi casi fanno gli orsi, ad appostarsi a monte di questo fiume e catturare le masse di ricchi che ne risaliranno la corrente? Il discorso sembra riguardare sempre meno la retorica e lo stile puri e sempre più la capacità di catturare questo nuovo pubblico facendolo sentire “a casa” ma soprattutto dimostrandogli concretamente, al di là di ogni trucco, che l’eccellenza che offrono è assolutamente concreta e a tutto tondo. In ballo c’è la fiducia di una generazione di consumatori destinata a influenzare il mercato globale nei prossimi dieci anni.

Continua a leggere