Perché l'annuncio della possibile quotazione in borsa di OpenAI è così importante Darebbe ulteriore slancio all'industria e favorirebbe gli investimenti nel settore

Di recente tre fra i più importanti media statunitensi, il New York Times, il Wall Street Journal e il Financial Times, hanno scritto che OpenAI starebbe collaborando con le banche d’investimento statunitensi Morgan Stanley e Goldman Sachs in vista di una possibile quotazione in borsa, che dovrebbe avvenire a settembre. Se l’operazione dovesse concretizzarsi, quella di OpenAI sarebbe la quotazione in borsa fino a oggi più rilevante nel settore dell’intelligenza artificiale, cosa che darebbe ulteriore slancio all'ambito. 

L'eventuale quotazione in borsa di OpenAI sarebbe inoltre una delle più grandi di sempre: l’azienda, infatti, è stata valutata oltre 850 miliardi di dollari. Nonostante il suo enorme valore, la società di Sam Altman necessita di grandi capitali per poter continuare a far funzionare e implementare i suoi sistemi di intelligenza artificiale, e la quotazione in borsa è un'operazione finanziaria che – tra le altre cose – ha proprio l'obiettivo di raccogliere ulteriori investimenti.

Perché OpenAI punta a quotarsi in borsa

L’inatteso successo di ChatGPT ha dato il via a una corsa agli investimenti che ha reso OpenAI una delle aziende più tenute d'occhio del settore tecnologico. Fin dalla sua fondazione, la società ha sostenuto di voler sviluppare l’intelligenza artificiale con un approccio prudente (un principio richiamato anche nel nome stesso dell’azienda), ma tale impostazione si è progressivamente scontrata con l’enorme interesse economico generato dalla tecnologia stessa. Anche per questo, OpenAI negli anni ha cambiato la propria struttura aziendale, passando da essere un'organizzazione no profit a una società con fini puramente commerciali.

Negli ultimi anni il principale concorrente di OpenAI è diventato Anthropic, che starebbe a sua volta valutando una possibile quotazione in borsa – secondo quanto riportano diversi media statunitensi. L'azienda californiana, conosciuta soprattutto per il chatbot Claude, è riuscita effettivamente a colmare il divario tecnologico e commerciale con la società di Sam Altman, il cui iniziale monopolio si è progressivamente attenuato. L'annuncio della possibile quotazione di OpenAI va quindi contestualizzato in questa continua ricerca di capitale, così da poter tenere il passo con la concorrenza.

OpenAI necessita di moltissimi soldi

@cnbc #OpenAI is preparing to confidentially file a draft of its IPO prospectus as soon as Friday. Find the full details at the #linkinbio or the link on screen. #CNBC original sound - cnbc

Da tempo è risaputo che OpenAI e altre società simili per poter continuare a operare hanno bisogno di enormi risorse economiche. Inoltre, la quota di capitale necessaria per garantire gli standard a cui le aziende di AI hanno abituato i consumatori sono destinati a crescere, anche perché il progresso dei singoli modelli linguistici sta facendo aumentare i loro stessi costi di sviluppo, oltre a quelli relativi al puro funzionamento.

Altman crede da tempo che la definitiva ascesa dell’intelligenza artificiale nella società avrà un impatto paragonabile a quello della rivoluzione industriale, sia sul piano economico che su quello culturale. Perché far sì che questo scenario si realizzi, il CEO di OpenAI sostiene che sia necessario favorire l'accesso a grandi quantità di energia e a componenti tecnologiche oggi ancora molto costose. Per questo Altman ricerca investimenti continui e crescenti, e la possibile quotazione in borsa dell'azienda è il modo più immediato per garantire nuove e consistenti risorse finanziarie.

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