
I commenti dei brand sui social ci piacciono o sono cringe? Da Ryanair a Nike, come TikTok ha reso i commenti il nuovo strumento di brand identity
Per anni la sezione commenti è stata considerata uno spazio secondario dell’ecosistema social. Il contenuto pubblicato rappresentava il centro della comunicazione, mentre i commenti erano percepiti come una semplice reazione del pubblico. Oggi questa distinzione è cambiata radicalmente. Su TikTok e Instagram, i brand stanno entrando nei commenti non più come osservatori, ma come partecipanti attivi. Non solo per rispondere agli utenti con tono istituzionale o gestire il customer care ma intervenendo direttamente sotto video virali, meme e per inseguire il momento virale. L’obiettivo è apparire presenti, spontanei e vicini alla community.
Come sottolinea anche Vogue Business, brand come Subway Germany hanno sfruttato commenti ironici per aumentare la propria visibilità sotto contenuti TikTok molto popolari. Skims, il brand di Kim Kardashian, ha commentato i post di Nike durante la collaborazione tra i due marchi, sfruttando i commenti come estensione della campagna stessa. Anche Nike interviene spesso sotto video pubblicati dagli utenti su TikTok, creando un rapporto più diretto con la community e trasformando il commento in uno strumento di engagement continuo.
Dai feed ai commenti: dove si sposta l’attenzione online
I knew I could trust you
— MTV (@MTV) May 4, 2026
Questa dinamica non è casuale, anzi è una strategia precisa di visibilità. I brand delle industrie food, beauty e lifestyle stanno adottando un linguaggio sempre più rapido, informale e costruito sui codici della cultura pop. La sezione commenti diventa così uno spazio dove il brand non comunica più soltanto al pubblico, ma comunica insieme al pubblico, utilizzando lo stesso tono e gli stessi riferimenti culturali. Il cambiamento è strettamente legato all’evoluzione delle piattaforme social. Negli ultimi anni il reach organico su Instagram e TikTok si è ridotto drasticamente, per colpa dell'avvento dell'AI, rendendo meno efficace il modello tradizionale basato sul feed. I contenuti pubblicati dai brand raggiungono una percentuale sempre più limitata di utenti, costringendo le aziende a cercare nuove superfici di attenzione.
Ed è qui che i commenti assumono un ruolo centrale. Non sono più un elemento marginale, ma uno spazio dinamico e continuamente aggiornato, dove la visibilità dipende dalla capacità di inserirsi nelle conversazioni già in corso. Oggi il brand non aspetta più che il pubblico raggiunga il contenuto: entra direttamente nel luogo in cui l’attenzione è già concentrata.
Il rischio del cringe marketing
Come ha anche detto Vogue Business, per la Gen Z la sezione commenti incide direttamente sull’immagine del brand: commenti negativi, segnalazioni o esperienze d’uso insoddisfacenti possono influenzare la percezione complessiva del prodotto, così come la presenza di bot o interazioni artificiali può ridurre la credibilità dell’account. Allo stesso tempo, questa trasformazione sta producendo un effetto collaterale sempre più evidente – l’omologazione del linguaggio dei brand. Nel tentativo di apparire autentici, spontanei e vicini al pubblico, molte aziende stanno adottando esattamente lo stesso tono comunicativo.
Esiste poi un altro rischio sempre più evidente: quello dell’effetto cringe. Molti commenti pubblicati dai brand risultano forzati, costruiti artificialmente per sembrare simpatici. È il caso, ad esempio, di alcuni interventi di brand come Ryanair su TikTok, spesso basati su ironia spinta e riferimenti meme, oppure di account che replicano trend e slang del momento senza una reale coerenza con la propria identità. Quando il tentativo di essere relatable appare troppo evidente, il pubblico percepisce immediatamente la strategia dietro l’interazione. Invece di creare vicinanza, il risultato può essere opposto: una perdita di credibilità e autenticità.
Il lusso può davvero essere “relatable”?
@loewe The night before Songkran #TawanVihokratana #BaifernBah #PhuwinTang #LOEWE original sound - Rachel
Nel settore fashion e luxury questa dinamica è meno diretta rispetto ad altri ambiti. I brand di moda utilizzano raramente la sezione commenti come spazio strutturato di interazione quotidiana, mantenendo un approccio più controllato alla comunicazione digitale. Tuttavia, stanno progressivamente sperimentando forme di presenza più informali all’interno delle piattaforme social, cercando di rendere il proprio linguaggio più vicino al linguaggio della Gen Z senza compromettere il posizionamento del brand. In questo senso, la logica della relatability non passa tanto dai commenti quanto da un’evoluzione più ampia del modo in cui i brand di moda comunicano e si inseriscono nelle conversazioni digitali.
Jacquemus rappresenta probabilmente uno degli esempi più efficaci di questa strategia. Il brand ha costruito negli ultimi anni una comunicazione utilizzando video semplici, ironici e immediati che favoriscono un forte coinvolgimento nei commenti e una connessione continua con il pubblico. In questo caso la vicinanza non appare casuale, ma parte integrante della costruzione identitaria del marchio. Non tutti i brand luxury, però, possono permettersi questo tipo di esposizione. Molti mantengono ancora un approccio più cauto, scegliendo una presenza limitata o mediata. In alcuni casi l’interazione viene affidata direttamente ai creative director o a figure individuali, che possono utilizzare un tono più personale senza compromettere l’intero sistema simbolico del brand. In altri casi la scelta è quella di non intervenire affatto, lasciando che la conversazione si sviluppi autonomamente.
Tra rilevanza culturale e perdita di identità
@fendi And I don’t want to be found #FENDI audio originale - Fendi
La questione non riguarda più semplicemente la presenza online, ma il modo in cui questa presenza viene costruita. Ogni intervento nei commenti diventa una scelta strategica che influenza direttamente la percezione del brand. Un’eccessiva distanza rischia di rendere le Maison irrilevanti nel panorama culturale contemporaneo, mentre un’eccessiva vicinanza può ridurne il valore simbolico e la riconoscibilità. Per questo motivo la presenza nei commenti può funzionare soltanto se gestita con precisione strategica. Quando l’interazione appare coerente con l’identità del brand, rafforza la rilevanza culturale. Quando invece sembra costruita esclusivamente per inseguire engagement e approvazione immediata, rischia di indebolire il valore stesso del marchio.
Il passaggio dal feed ai commenti segna una transizione: dalla comunicazione controllata alla partecipazione continua. Ed è proprio in questo spazio rapido, instabile e altamente reattivo che si sta ridefinendo una parte sempre più importante della cultura del branding contemporaneo. Ora la vera sfida per i brand non è più soltanto ottenere attenzione, ma riuscire a mantenere una voce riconoscibile all’interno di uno spazio digitale in cui tutti parlano la stessa lingua.













































