Come mantenere i cinema vivi Al Bellaria Film Festival, un panel dedicato alle isole felici italiane

Come si mantengono vivi i cinema? È la domanda a cui alcuni operatori culturali hanno provato a rispondere durante il panel Presenze attive: nuovi modi di stare nel cinema nel corso della 44esima edizione del Bellaria Film Festival e che li accompagna soprattutto da dopo la pandemia di Covid-19.

Non che prima il problema non si ponesse, ma sono stati proprio i lockdown e le ristrettezze a far ripensare a una nuova forma di socialità come quella che può formarsi in una sala cinematografica. E che sta tornando centrale nella quotidianità degli spettatori, in particolare i più giovani, i quali vengono sospinti tra scelte del mercato e metodologie adottate dai gestori stessi per far trascorrere il proprio tempo al cinema, luoghi che a propria volta hanno dovuto ingegnarsi per attrarre pubblico, sia tramite la proposta dei film che altre soluzioni intrattenitive

Le feste a tema di Cinema Eliseo a Cesena 

Ad intervenire durante l’incontro sono state realtà che, ognuna a proprio modo, hanno trovato metodi personali per creare una propria identità riconoscibile, con alcune di queste che si potrebbero definire ormai persino dei brand. Si va da una programmazione indirizzata a favore dei propri spettatori fino ad attività extra-visione, come quella ideata dal Film Club, autentico cineclub gestito dai responsabili Giulia Quintabà e Michele Galardini del Cinema Eliseo a Cesena. E che, dopo il suo inizio qualche anno fa in cui gli iscritti erano più o meno una quarantina, sono arrivati alla stagione 2025/2026 con più di cento iscritti e una serie di eventi dedicati, come le meravigliose feste a tema che organizza ogni anno il cinema per i suoi partecipanti. 

Ciò che Galardini e Quintabà hanno messo in piedi con estrema passione è, in fondo, uno degli espedienti più vecchi di sempre: il duo seleziona dei film da vedere, con particolare attenzione al cinema d’autore, e li commentano insieme formando un gruppo di condivisione che genera persino nuove amicizie. La decisione di mettere occhio su film meno commerciali è semplice: ad un Michael o un Il Diavolo veste Prada 2 non serve un'iniziativa dedicata per riempire una sala, mentre ai titoli dall’impatto più indipendente o meno sponsorizzati queste serate offrono maggiore pubblicità.

L'importanza della programmazione per Circuito Cinema Bologna

E proprio sulle possibilità di scelta si concentra Jacopo Fiorancio di Circuito Cinema Bologna durante il suo intervento, ricordando che il lavoro della programmazione è qualcosa che, specialmente in Italia, non viene molto considerato, il che porta anche a tipologie di accordi da dover prendere con le varie distribuzioni che, a suo dire, «cadono un po’ in testa».

Focalizzandosi sulle tipologie di opere da portare nelle sale, Fiorancio utilizza come approccio il testare il pubblico, non sempre assecondandolo. Tra i problemi della sopravvivenza in sala di opere che rischiano di rimanere in piedi solo una settimana c’è infatti l’insicurezza degli esercenti che preferiscono passare di corsa ad un nuovo titolo invece di accompagnare un film per farlo scoprire alle persone

In un periodo liquido come questo, in cui tutto passa così velocemente e le opere "scadono" nel momento in cui ne viene condivisa l'opinione su Letterboxd, una programmazione più dilazionata sarebbe la risposta giusta per permettere ai film di farsi conoscere meglio. Bisogna saper osare, sottolinea Fiorancio: un coraggio che spesso è mancato ai programmatori e che invece è stata una prova superata proprio con uno dei lanci curati da Circuito Cinema Bologna con la distribuzione di Hundreds of Beavers, opera indie del 2022 arrivata nelle sale italiane quest’anno e che ha tappezzato i cinema italiani portando in sala una sana dose di sperimentazione, follia e, ovviamente, castori. 

Le proiezioni d'essai al Cinema Postmodernissimo di Perugia

Nel corso del panel, sono state messe in campo anche le esperienze specifiche. Nel caso del Cinema Postmodernissimo di Perugia, mostrano un cambio di pelle del cinema storico che ha dovuto reinventarsi sempre a seguito della pandemia. Un'attività che aveva già una personalità ben chiara, avendo adibito una delle sue tre sale a centro nevralgico delle proiezioni d’essai, le quali sono cominciate a diventare sempre più popolate soprattutto grazie alle riedizioni e alle rassegne dei classici, col primo boom raggiunto in tal senso grazie ad una retrospettiva su Andrej Tarkovskij.

La selezione è stata ripagata quando la sala più piccola del Postmodernissimo non riusciva più a contenere tutti gli interessati ai titoli proposti, conquistando pian piano le altre più grandi e riempiendosi principalmente di studenti e studentesse – anagrafica coerente con la vocazione di Perugia nell’essere una città universitaria. A raccontare di questo cambiamento è stato Giacomo Caldarelli, che ha contribuito alla nuova pelle del cinema Postmodernissimo e che ha sottolineato come sarebbe bello se le varie sale del territorio riuscissero a mettersi insieme per ragionare su una programmazione che sia estesa e capillare. Tentativi che si sono provati a fare in passato, ma in cui si è rivendicata più la propria indipendenza invece che fare rete. Una speranza che però non è scemata, e di cui l’incontro di Bellaria è un ulteriore passo.  

L'eventizzazione secondo Artesettima, curatori del Cinema Palazzo San Lorenzo 

Tra gli ospiti del panel è comparso anche il neofito Cinema Palazzo San Lorenzo nel noto quartiere omonimo di Roma, la cui programmazione della parte cinema è stata affidata ad Artesettima. Luogo storico della capitale, il cui riassesto è stato contestato in un articolo su Il Manifesto, ma che ha già visto più di una volta la sala piena nel corso delle sue prime settimane di vita.

Un crocevia di incontri fin dal suo primo giorno, fatto di retrospettive, presentazioni e registrazioni live del podcast del collettivo di cui hanno parlato Tommaso Paris e Andrea Vailati, concentrandosi e interrogandosi sull’eccezionalità dell’evento che è un metodo per (ri)avvicinare il pubblico alla sala, ma portando tutti e tutte a domandarsi sul quanto sia sostenibile (o addirittura giusto) procedere solamente per «occasioni».

Questo interrogativo ha portato al concordare tutto il panel sul fatto che sia il film a dover essere al centro di tutto, dovendo considerare come ciò che può ruotargli attorno (merch, marketing, introduzioni con ospiti, registi e cast) possa contribuire alla visione di quanta più gente possibile. Un’eventizzazione sul filo del rasoio, che deve servire come inizio di un passaparola e non vivere e consumarsi solamente in un’unica proiezione.  

Quelle del Bellaria Film Festival sono ovviamente isole felici nel mare di cinema che punteggiano l’Italia e che cercano a loro modo di resistere ogni giorno. Esempi virtuosi dove impegno e costanza si mescolano ad opportunità e un pizzico di fortuna, ma insieme ad un investimento di fatiche e di speranze che ne fanno posti da ammirare, persino da prendere come esempio.

Cinema Eliseo, il Postmodernissimo e Palazzo San Lorenzo insegnano che anche un luogo deve avere un proprio carattere specifico: più è individuale, più è probabile che riesca ad andare a segno. Soprattutto per essere riconoscibile tra le persone che vogliono abitarlo, contribuendo a propria volta a mantenerlo vivo. 

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