La serie su "La casa degli spiriti" è un'occasione persa Il romanzo di Isabel Allende arriva su Prime Video, ma perde di potenza

In sordina, senza che nessuno realmente se ne accorgesse, è arrivata su Prime Video la trasposizione del libro La casa degli spiriti di Isabel Allende. Una produzione cilena, più vicina per questo alle atmosfere e ai colori trattati nel bestseller pubblicato nel 1982, ma non per questo apprezzabile solo perché appartenente alla stessa terra della sua scrittrice e dell’ambientazione in cui si svolgono le storie incrociate della famiglia Trueba

La serie, composta da otto puntate, ha avuto una vetrina di prestigio con l'anteprima allo scorso festival di Berlino, e viene rilasciata a cadenza settimanale. Un trampolino ammirevole per un prodotto dove però un sentore più televisivo che artistico traspare dagli episodi che vanno a formare l’adattamento per immagini della storia ideata da Allende, fedele per la potenza del racconto ma non grazie al supporto della messinscena. Una dissipazione delle risorse, soprattutto vista la sorellanza che poteva crearsi tra romanzo e adattamento, per una produzione che non è stata all’altezza del lavoro della scrittrice, pur mantenendosi fedele alle pagine e al loro passaggio sul media.   

@primevideoca One family, four generations, one incredible story. The House of the Spirits will stream April 29 on Prime Video #TheHouseOfTheSpirits #NicoleWallace original sound - Prime Video Canada

Una serie che poteva riappropriarsi di un testo nazionale che, come spesso capitato, anni addietro è stato intercettato da Hollywood di cui si è impossessata per una sua versione. Un film del 1993 scritto e diretto da Bille August (di origine, tra l’altro, danese) che toglieva lo spagnolo come lingua principale per cedere ovviamente all’inglese, con star di rilievo che erano e sono tutt’ora facce di stampo prettamente divistico quali Meryl Streep, Glenn Close, Jeremy Irons e Winona Ryder, che poco avevano a che fare con le radici cilene dei personaggi. 

È di fatto l’animo nazionale che la stessa Isabel Allende, la quale ha supervisionato il progetto ed ha partecipato alla sua creazione come produttrice esecutiva, ha apprezzato della serie. Un’autenticità che mancava nella trasposizione cinematografica e che ha ritrovato negli episodi de La casa degli spiriti, unico pregio che possiamo concedere al prodotto e, sicuramente, tra i più importanti. Che rispetta le caratteristiche dei suoi personaggi, delle terre e dei loro spazi quotidiani, figure i cui destini sono intrecciati con lo sfondo storico che ha segnato gli andamenti politici e sociali del Cile del Novecento, che cambia e si snoda sul tessuto di un’eredità familiare e femminile.

E di cui però spiace notare che vada mancando tutto il resto, soprattutto la frenesia che il romanzo sa instillare nei lettori e che li spinge ad andare avanti pagina dopo pagina, desiderio assente per l’equivalente seriale. L’impasse principale di questa variante de La casa degli spiriti, oltre ad un’estetica non propriamente curata che mostra tutti i suoi limiti soprattutto nelle parti più immaginifiche.

L’invito, però, è che lo scarso risultato della serie di Prime Video non influenzi tutti gli appassionati di letteratura che non si fidano degli adattamenti dei classici, anche in previsione del ritorno di un titolo che, attingendo da un bacino simile, ha saputo invece sfruttarlo al suo meglio. È il Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, preso in mano da Netflix e con un ritorno previsto nell’estate 2026, un caso peculiare vista la potenza del romanzo che, incredibile da credere, non aveva mai ricevuto una sua trasposizione prima della serie rilasciata nel 2025.

Che ha perciò un collegamento unico e diretto con le radici colombiane di una storia dove, ancora una volta, gli anni e le generazioni passano sul palcoscenico di un mondo che per Márquez era il fittizio Macondo, ma che aprono a un respiro più largo e che abbraccia il suo paese di nascita, il quale pulsa tanto nel libro quanto nell’esito della serie. Un esempio di come l’identità e la sua espressione possono combaciare, così come anche tra ciò che si è in grado di restituire con le parole di un romanzo e con le immagini di un obiettivo.   

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