Un viaggio nelle backrooms del cinema da David Lynch a Kane Parsons In attesa di "Backrooms", riscopriamo la leggenda metropolitana sul grande schermo

Nel 2026 uscirà nelle sale cinematografiche Backrooms, che racconta la leggenda metropolitana nata online nel 2020 rappresentata come una dimensione parallela fatta di un'infinita serie di stanze vuote. Ma il film di Kane Parsons, classe 2005 che ha dato il via alla web series Backrooms all’età di diciassette anni, non è il primo esempio di contaminazione tra internet e audiovisivo delle backrooms. Sicuramente ne è il prototipo congeniale, ma il cinema e la serialità avevano cominciato già da tempo a infondere i terrori della creepypasta (racconti inquietanti creati e diffusi sul web tramite copia e incolla) nelle proprie atmosfere, da Scissione a Skinamarink

Essendo le backrooms territori liminali, è divertente (oltre che spaventoso) poter pensare che ci sia un portale nello spazio-tempo che abbia come data capostipite del fenomeno il 2020, quando il mondo intero è stato costretto a uno stato di lockdown. Detto questo, attorno a questa leggenda metropolitana vorticano altri modelli simili nati precedentemente a quell'anno fatidico.  

Inizio anni 2000

È del 2006 Inland Empire - L’impero della mente, ultimo lungometraggio di David Lynch in cui i confini travalicati erano tanti, continui, appartenenti alla distinzione sottile tra la vita reale dell’attrice - interpretata da Laura Dern - e il suo film da mettere in scena. Con luoghi anche fisici che rappresentavano lo sdoppiamento del personaggio e che si riflettevano nelle location utilizzate dal film, spazi che finivano per compenetrarsi diventandone uno solo dove falso e originale, digitale e analogico coesistevano nella follia del cineasta Lynch e la sua protagonista.

Inland Empire è sicuramente più da circoscrivere a una riflessione sui discorsi centrali legati alla rivoluzione tecnologica che ha attraversato la produzione culturale nei primi anni 2000. Tuttavia, l’essenza intangibile del digitale che indaga è diventata la natura stessa degli spazi di Internet che, a partire dalla prima immagine da cui si fa risalire l’origine delle backrooms, hanno poi pervaso la rete con una specifica lore e un intero background. È lo stesso contesto da cui nasce Backrooms (e la webseries) di Parsons, che ha presto trasceso i media, con la stessa facilità dei noclip con cui si può cadere in queste stanze note e terrificanti senza più sapere come uscirne.

Skinamarink, VivariumShining

Un altro titolo che anticipa Backrooms è di fatto lo Skinamarink(2022) di Kyle Edward Ball, in cui il set è una casa in cui le camere sono luoghi di incertezza e in cui porte e finestre si muovono. Nel film di Ball, l’unico affaccio ad altro è un televisore che sfarfalla, tra rumori provenienti da nessuna parte e insieme da qualsiasi angolo. La casa di Skinamarink è un posto più circoscritto rispetto ai corridoi all’apparenza infiniti di Backrooms, ma anche in questo caso non se ne esclude una possibile espansione. Spazi che hanno le proprie regole e che possono cambiare costantemente - e che di sicuro lo fanno nell’opera di Ball. 

Ma gli horror liminali al cinema non si fermano qui: tre anni prima di Skinamarink, sette prima della nascita della leggenda delle backrooms, Lorcan Finnegan ha firmato la regia di Vivarium, film del 2019 in cui i due protagonisti, Jesse Eisenberg e Imogene Poots, non riescono a lasciare una casa e un quartiere in quanto prigionieri.

Ed è soprattutto l’Overlook Hotel di Shining a essere considerato, dai più, un’eco dei luoghi perturbanti del fenomeno web, avendo sviluppato un proprio canone articolato in nove livelli, al cui quinto si trova il Terror Hotel.

La moquette di Scissione 

Se tra le particolarità delle backrooms c’è il salto imprevisto che una persona o un oggetto può fare catapultandosi da un luogo a un altro, in una serie come Scissione di Dan Erickson basta prendere un ascensore per scendere ai livelli dell’ufficio del protagonista, a cui in aggiunta viene cancellata la memoria “esterna” per dare vita alla sua persona “al lavoro”. Se l’arrivo è controllato, è come si articolano le location dello show a richiamare la creazione delle backrooms; quel senso di incomprensione di un luogo, del non riuscire a codificarlo. In cui tutto si ripete, tutto si confonde e dove la moquette verde cambia colore rispetto all’originale gialla ma è la stessa che caratterizza i pavimenti delle backrooms su internet.

Più di una volta, Scissione ha dato l’occasione al pubblico di investigare e addentrarsi nei meandri dell’ufficio della Lumon Industries. Ciò che ha potuto vedere erano quadri alti come muri e capre lasciate libere in un giardino interno, una narrazione che amplia ciò che le backrooms hanno solamente suggerito e che lo show di Erickson ha dimostrato essere un terreno fertile per uno dei maggiori successi seriali moderni.

E infine Backrooms, la serie del 2022 e il film in uscita questo maggio

Anche Kane Parsons, con la web series Backrooms, è riuscito a operare sul piano della narrazione in modo simile a Scissione, pur seguendo direzioni e intenti differenti. Nel 2022 realizza il primo di una serie di cortometraggi in cui rappresenta in forma animata gli spazi delle backrooms: da un’unica immagine originaria nascono poi numerosi video che, progressivamente, costruiscono una vera e propria storia attorno al fenomeno internet.

Ne emerge un mosaico di eventi, composto da episodi di durata variabile - alcuni di pochi minuti, altri più estesi. Parsons ha così dato contesto e struttura narrativa a immagini isolate, trasformandole prima in filmati e poi in vere e proprie leggende, dotate di origine e background. Questo processo continua quando il progetto derivato dalla serie viene affidato allo sceneggiatore Will Soodik, che parte dal soggetto di Parsons per rielaborarlo ulteriormente nel film in uscita il 27 maggio 2026.

In fondo, è proprio questa la natura mutevole delle backrooms: distorcersi e adattarsi al momento. Restare immobili, eppure mai identiche; luoghi liminali che sembrano familiari a tutti, ma in cui, forse, nessuno è mai stato davvero.

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