Viaggio attraverso la musica di David Lynch Il regista che trasformava le immagini in note

Viaggio attraverso la musica di David Lynch Il regista che trasformava le immagini in note

Un anno fa moriva David Lynch, uno dei pochi registi al mondo con uno stile talmente unico e inimitabile da essersi meritato la coniazione di un aggettivo tutto suo - lynchiano - diventato ormai un termine d’uso comune per descrivere le atmosfere tipiche del suo cinema onirico e inquietante 

Nella foto che accompagnava l’annuncio della sua morte, pubblicato sulla sua pagina ufficiale il 16 gennaio 2025, lo si vedeva ritratto con una chitarra in mano. Non una cinepresa, ma una chitarra. Basterebbe già questo per dare un’idea di quanto fosse importante e viscerale il suo rapporto con la musica. «La musica è magia» aveva sintetizzato il regista, ma vale la pena approfondire. 

Dalla musica al cinema

Ad un anno dalla sua scomparsa abbiamo deciso di rendere omaggio a Lynch attraverso un viaggio nel suo mondo musicale. Perché oggi possiamo tranquillamente affermare che David Lynch, oltre ad essere stato uno dei più grandi registi della storia del cinema, nel corso della sua evoluzione artistica è stato anche un incredibile music designer e un vero e proprio musicista, compositore e cantautore sui generis.

Da piccolo, Lynch aveva avuto una minima formazione musicale: da bambino, infatti, aveva iniziato a suonare la tromba - e ci sono diverse foto che lo testimoniano - ma la cosa era finita lì. Da giovane cineasta adulto, invece, si era dimostrato fin da subito un abile sperimentatore sonoro, anche se – naturalmente –, agli inizi della sua carriera cinematografica non osava certo definirsi musicista. Anzi, in una vecchia intervista aveva precisato «Adoro il suono e sperimentare con il suono. […] Mi ha sempre interessato anche se non sono affatto un musicista. Ma i suoni tendono verso la musica e amo quell’area di confine in cui posso danzare sempre più vicino alla musica con gli effetti sonori». 

L’utilizzo degli effetti sonori e dei rumori ambientali con una sensibilità musicale è un aspetto fondamentale della sua estetica che lo accompagna già dagli esordi suoi primi cortometraggi e lo farà per tutta la prima parte della sua carriera. Decisivo in questo senso è l’incontro con l’ingegnere del suono Alan Splet, insieme al quale collabora alla sonorizzazione di tutti i suoi primi lavori, dalla fine degli anni ’70 fino ai primi anni ’90.

Il sibilo del rumore del vento

@rvngintl a one-of-a-kind mind, and a truly uncompromising, unconventional spirit. until tomorrow, david lynch ~ remembering david with a clip from eraserhead, soundtracked by “in heaven” from his collaborator, friend, and fellow visionary peter ivers #davidlynch #inmemory #peterivers #inheaven #eraserhead In Heaven (Lady in the Radiator Song) - David Lynch & Alan R. Splet

Lynch, in realtà, artisticamente non nasce né come regista né come musicista. Il suo primo vero amore con l’arte, infatti, è quello con la pittura. Ma poi un bel giorno si accorse che il quadro sul cavalletto non gli bastava più. Voleva completarlo dandogli un movimento e un contorno sonoro: quello che voleva più di tutto - dirà - era «sentire il vento».  Nasce così l’aspirazione di diventare regista e al tempo stesso l’idea del primo vero tipico suono lynchiano, ovvero il sibilo del rumore del vento che abbiamo sentito così tanto spesso nei suoi film. Lo sentiamo forte e chiaro anche all’inizio e alla fine di In Heaven (The Lady In The Radiator Song), l’unica vera e propria canzone, presente nella colonna sonora del suo primo film The Ereserhead.

Per il resto, la colonna sonora del film era stata definita dallo stesso Lynch come una «sinfonia industriale», composta con l’aiuto di Splet, che aveva registrato ore e ore di rumore di vento, e lo aveva poi abbinato a ronzii elettrici, lamiere metalliche e macchinari in funzione, in modo da catturare, come richiesto dal regista, l’inferno sonoro di una città industriale. Sarà proprio questa esperienza sonora a influenzare e porre le basi per la nascita del cosiddetto genere industrial, sviluppato poi da band come i Throbbing Gristle e gli Einstürzende Neubauten, o, in zone più limitrofe all’ambient, dai Coil e Tim Hecker

Il sodalizio creativo con Angelo Badalamenti

Un altro incontro fondamentale per lo sviluppo musicale di Lynch è stato con il compositore siciliano Angelo Badalamenti. I due si erano conosciuti sul set di Velluto Blu (1986), dove Badalamenti era stato inizialmente convocato per fare da vocal coach a Isabella Rossellini e aiutarla a cantare l’omonimo brano che aveva ispirato l’intero film, ovvero Blue Velvet di Bobby Vinton. L’affinità tra Lynch e Badalamenti fu tale che quest’ultimo si ritrovò a comporre l’intera colonna sonora del film. C’era solo un piccolo problema: Lynch non conosceva il linguaggio della teoria musicale e pertanto si limitava a descrivergli le scene, i colori e le sensazioni, che poi Badalamenti avrebbe dovuto tradurre in note di pianoforte. Questa tecnica sulle prime spiazzante, si consoliderà negli anni, sfociando nel capolavoro assoluto della colonna sonora di Twin Peaks

Ma per arrivare a quella manca ancora un tassello fondamentale: la voce eterea di Julee Cruise. Lynch, in realtà, avrebbe preferito quella di Elizabeth Fraser, folgorato sulla via del dream pop, dopo averle sentito cantare la cover di Song To The Siren di Tim Buckley nel progetto This Mortal Coil. Avrebbe fatto di tutto per averla in Velluto Blu, ma essendo fuori budget, Lynch si rimboccò le maniche e cercò di creare insieme a Badalamenti qualcosa di simile. Il risultato è la loro prima vera e propria canzone scritta insieme: Mysteries of Love - con musica di Badalamenti e testo di David Lynch.

Da antologia la descrizione che Lynch fece a Badalamenti su come avrebbe dovuto suonare il brano: «Fallo come il vento, Angelo. Dovrebbe essere una canzone che galleggia sul mare del tempo». A cantarla al posto della Frazer c’è appunto Julee Cruise, una vecchia conoscenza di Badalamenti, la cui voce - se possibile - suona ancora più impalpabile e onirica della fonte d’ispirazione originale. Tutti e tre ne sono così entusiasti da proseguire la collaborazione nello spettacolo teatrale Industrial Symphony n. 1 e nei due dischi successivi di Julee Cruise, Floating Into The Night (1989) e The Voice of Love (1993). Ma soprattutto nella colonna sonora cult di Twin Peaks.

Tra musica e storytelling

Senza dilungarci sull’impatto epocale che ebbe lo show nel mondo della televisione, ci limitiamo a sottolineare quanto parte di quell’impatto sia legato anche alla strepitosa colonna sonora, composta ancora una volta dalla premiata ditta Lynch-Badalamenti, con l’aggiunta parsimoniosa della voce di Julee Cruise, usata in tre brani dal forte impatto emotivo: The Nightingale, Into The Night e Falling. Il riadattamento strumentale di quest’ultima diventerà l’evocativa e indimenticabile sigla iniziale della serie, capace di far sprofondare lo spettatore/ascoltatore in un profondo senso di pace, nostalgia e desiderio romantico: la discesa degli accordi è analoga all'atto di innamorarsi e, nel mondo di Lynch, all'atto di cadere (falling appunto) sia nella sua forma fisica che metafisica.

Ma il pezzo forte è il tema di Laura Palmer, la ragazza scomparsa attorno alla quale si sviluppa il mistero della serie. Badalamenti ha raccontato in un video il momento in cui è nato il brano: Lynch gli descriveva cosa doveva immaginarsi per tirare fuori le note, prima lente e cupe, «come se fossero in un bosco di notte circondati solo dal rumore del vento e degli animali», e poi improvvisamente un’apertura celestiale, la comparsa di una ragazza in lontananza che si avvicina sempre di più, facendo salire la melodia sempre più in alto sul Fender Rhodes, fino al raggiungimento del climax, per poi svanire di nuovo nel buio. A questo punto la musica è davvero magia e il suo successo sarà strepitoso. 

Nel 1992 c’è un altro punto di svolta che arriva con il film Fuoco Cammina con me (1992) – il prequel di Twin Peaks: qui Lynch si accredita come sound designer e non si limita a descrivere le canzoni o a scriverne soltanto il testo, come aveva sempre fatto in passato, ma per la prima volta compone in prima persona anche la musica di un brano. Nasce così il suo primo strumentale rock intitolato The Pink Room: lento, ipnotizzante e carnale, come la scena a cui è abbinato nel film.

L'attività da sound designer 

Il lavoro da sound designer di Lynch si consolida con le pellicole successive, in particolare Strade Perdute del 1997 e Mulholland Drive del 2001. Il primo è dotato di una colonna sonora formidabile che, oltre alle orchestrazioni di Badalamenti, contiene anche una selezione di brani curata da Trent Reznor dei Nine Inch Nails (futuro premio Oscar). Reznor ha raccontato di aver creato il brano Driver Down in base agli input bizzarri che Lynch gli aveva dato con le solite modalità che era abituato a usare con Badalamenti. Nello specifico pare che Lynch gli abbia detto che per la scena finale voleva «il suono di una scatola da cui saltano fuori dei serpenti che ti sibilano in faccia». Strade Perdute è anche il film in cui Lynch corona finalmente il sogno di avere la tanto desiderata Song to the Siren dei This Mortal Coil in una scena che è letteralmente di accecante bellezza. 

In Mulholland Drive (2001) Lynch manipola come meglio crede le tracce orchestrali di Badalamenti per creare gli effetti angoscianti desiderati. Ma oltre ai loro brani strumentali, il film contiene anche una versione pazzesca di Crying di Roy Orbison cantata in spagnolo da Rebekah Del Rio (Llorando) e altri brani (Go Get Some, Mountains Falling) pescati da Bluebob (2001), il primo vero progetto musicale di Lynch, che per la prima volta si cimenta nel ruolo di chitarrista al fianco del ben più esperto musicista John Neff. Qui possiamo sentire il suono anticonvenzionale della chitarra d’avanguardia di Lynch – la Parker Fly del 1997 visibile nella foto – a metà strada tra chitarra e sintetizzatore. 

Il percorso da solista 

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A questo punto a Lynch non resta che cantare. Il passo viene ufficialmente compiuto con la colonna sonora del suo ultimo film INLAND EMPIRE del 2006. Lynch non solo scrive due ottimi brani come Ghost of Love e Walking in the Sky, ma li canta pure, stravolgendo la sua voce attraverso svariati effetti, non essendo certamente il bel canto il pezzo forte della casa. Il film segna il distacco dalla placenta di Badalamenti e inaugura una nuova collaborazione vocale con la cantante aliena Chrysta Bell, a cui viene affidata la canzone migliore del lotto (Polish Poem), e con la quale il regista lavorerà anche in futuro fino a poco prima di morire. Lynch si cimenta nel canto anche nel disco di Danger Mouse e Sparklehorse The Dark Night Of The Soul (2009), dove oltre a curare la veste grafica del progetto tramite video e artwork, fa capolino pure in veste di vocalist in un paio di brani: la struggente Star Eyes (I Can't Catch It) e l’inquietante title track.

A questo punto Lynch è davvero pronto per camminare nel mondo della musica con le sue gambe. Nel 2011 pubblica il suo primo vero album solista Crazy Clown Time e due anni più tardi bissa con The Big Dream (2013). Si tratta di due dischi particolarmente oscuri (poteva essere altrimenti?) caratterizzati da un sound blues sporco, industriale, a tratti rarefatto. A limitarne il potenziale radiofonico, purtroppo, non sono tanto le atmosfere cupe quanto la voce di Lynch non sempre all’altezza della situazione. Non a caso gli episodi che alla fine brillano di più sono quelli affidati a due vere cantanti: Pinky’s Dream in Crazy Clown Time cantata da Karen O degli Yeah Yeah Yeahs e I’m Waiting Here con Lykke Li in The Big Dream

Il viaggio musicale di Lynch passa ancora attraverso il ritorno di Twin Peaks del 2017, in cui Lynch si avvale del sound designer Dean Hurley e usa l’escamotage del Bang Bang Bar per concludere ogni puntata con l’esibizione musicale di un’artista affine (tra i tanti spiccano il dream pop di Chromatics e Au Revoir Simone e i grandi ritorni di Rebeka Del Rio e Julee Cruise). Ma la conclusione del viaggio è il disco pubblicato nel 2024 insieme a Chrysta Bell Cellophane Memories. Gli ultimi versi del brano conclusivo - Sublime Eternal Love - sono la summa della sua poetica musicale: «E il rumore si trasformò in musica / E le note avevano un sentimento»David Lynch non c’è più. Ma per fortuna c’è sempre musica nell’aria.