
Marni torna alle origini con la FW26 di Meryll Rogge La nuova direttrice creativa ripercorre la storia del brand in una collezione nostalgica
Rinnovare, ridurre, ampliare, riscrivere o proteggere: la prima collezione di un direttore creativo è una dichiarazione d’intenti sul futuro del brand. Nel caso di Meryll Rogge, che ieri sera ha presentato la sua collezione di debutto per Marni, l’intento è chiaro, ed è quello di conservare al meglio l’identità della Maison. Per farlo, la designer belga ha scelto un approccio umile e cristallino, rendendo omaggio alla fondatrice Consuelo Castiglioni e ai suoi design pionieristici. Su un set dai colori caldi firmato Formafantasma, la nuova collezione ha trasportato il pubblico negli anni ’90 del minimalismo, quando Castiglioni irruppe nella moda con un brand controcorrente fatto di colori sgargianti, stampe eccentriche e silhouette sperimentali. Così come l’arrivo di Marni nel 1994 rappresentò una ventata d’aria fresca per il settore, l’ingresso di Rogge a Milano oggi fa tirare un sospiro di sollievo a tutti gli stanchi del total black e degli statement piece che in verità hanno ben poco da dire.
La FW26 testimonia le ore di studio che Meryll Rogge ha dedicato agli archivi di Marni. Pattern e consistenze si scontrano tra loro creando effetti sorpresa in ogni look, le proporzioni sono volutamente alterate, e i materiali tecnici vengono reinterpretati in chiave “femminile”, con tasche strategicamente distribuite su lunghi abiti funzionali. La palette di colori è irriducibile, inafferrabile: tinte brillanti si affiancano a pastelli delicati, righe orizzontali, verticali e diagonali si mescolano tra pantaloni e maglieria, anch'essi di peso e consistenza diversi tra loro. Gli accessori - cinture, collane, orecchini e colletti - potenziano il volume e la dinamicità della collezione, rendendola ancora più tattile.
Accanto ai cappotti patchwork in pelliccia, ai blazer oversize e alle cravatte infilate nella maglieria spessa, Rogge inserisce capi più freschi, come i mini shorts a palloncino, i top a pois colorati, gli abiti in tessuto impermeabile e un abito biker in pelle con chiusura asimmetrica - il più sensuale della collezione. Nel frattempo, tornano in passerella due degli accessori più iconici della Maison: il sandalo Fussbett e la borsa Trunk, rivisitati in chiave moderna.
Se gli omaggi al Marni di Castiglioni sono evidenti - Rogge ha persino ricreato in maglia alcuni cappotti dei primi anni del brand e sperimentato con la pelliccia, materiale che ha dato origine al marchio - tra i look emergono anche echi di altre Maison, tra la plasticità del design e l’irriverenza dello styling di Marc Jacobs e l’eleganza urbana che si intreccia con la sperimentazione cromatica di Dries Van Noten. Non è un caso, considerando che Rogge ha collaborato con entrambe le Maison prima di lanciare il suo brand nel 2020; a ben pensarci, Jacobs e Van Noten incarnano per New York e Parigi ciò che Marni è sempre stato per Milano: un lusso alternativo e divertente, certamente elegante ma non per questo noioso. Prova ne sono, in questa FW26, le paillettes oversize ricamate sugli abiti, i dettagli in madreperla e l’uso smisurato di tessuti delicati come la seta e l’organza.
In questo nuovo capitolo di Marni, Meryll Rogge vuole chiaramente riportare il brand più vicino alle sue radici - una sfida che dovrà affrontare con molta attenzione, se vuole preservare anche l'originalità per cui il brand è sempre stato riconosciuto.






































































































