Milano celebra Arnaldo Pomodoro con una retrospettiva alle Gallerie d’Italia Dal 29 maggio al 18 ottobre, una mostra immersiva sullo scultore che ha raccontato un'epoca

A un anno dalla scomparsa dello scultore romagnolo Arnaldo pomodoro e in occasione del centenario della sua nascita, Milano trasforma la memoria culturale dell'artista in una mostra aperta al pubblico. dal 29 maggio al 18 ottobre, le Gallerie d'Italia in Piazza Scala ospiteranno Arnaldo Pomodoro: una vita, la grande mostra dedicata a uno degli artisti italiani più iconici del Novecento, capace di trasformare la scultura in linguaggio monumentale, urbano e quasi cinematografico. 

Promossa da Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo insieme alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, l’esposizione arriva come un tributo inevitabile ma anche necessario: perché le sfere fratturate di Pomodoro non sono mai state solo opere d’arte, ma simboli collettivi, frammenti di immaginario che hanno attraversato decenni di cultura visiva globale. Da Milano a New York, passando per il Vaticano e Los Angeles, il suo lessico scultoreo è diventato parte integrante dello spazio pubblico contemporaneo.

Curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani, la mostra si sviluppa come il racconto di una lunga traiettoria artistica, seguendo oltre sessant’anni di ricerca: dagli esordi sperimentali degli anni Cinquanta fino alle opere più tarde del Duemila. In esposizione ci saranno quarantacinque lavori provenienti dalle Collezioni Intesa Sanpaolo e dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro, in un percorso che attraversa decennio dopo decennio la costruzione di un universo estetico unico di superfici lucide e fratture profonde.

La mostra non sarà semplicemente una retrospettiva celebrativa. Il progetto punta a restituire la dimensione visionaria dell’artista, mostrando anche materiali d’archivio, opere meno conosciute e documenti che permettono di leggere la sua produzione oltre le immagini più iconiche. Una scelta curatoriale per portare l'artista dentro una dimensione più viva, sperimentale e radicale. Anche l’allestimento gioca un ruolo centrale. La mostra riprende infatti alcuni dei display espositivi ideati dallo stesso Pomodoro durante la sua carriera, trasformando il percorso in una sorta di immersione nel suo modo di concepire lo spazio. Non solo opere quindi, ma un ambiente costruito per entrare nel suo immaginario fatto di tensione, equilibrio e disintegrazione. 

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