
Come si stanno trasformando le sciarpe sulle passerelle? Le nuove sciarpe sono architettoniche
Dimenticate la sciarpa come accessorio di servizio da indossare per proteggersi dal vento o da appallottolare in borsa appena spunta il sole. Nelle recenti fashion week abbiamo assistito a una sorta di “mutazione genetica” dell’indumento contro il freddo per antonomasia che è diventato un capo mutaforma. Morbida nel tessuto, scultorea nella forma, la sciarpa smette di essere un contorno per diventare il perno gravitazionale dell'intera silhouette.
Se nelle stagioni passate abbiamo visto colletti altissimi e throat latches, pensati per nascondere il volto e creare una barriera col mondo, oggi la sciarpa sostituisce la struttura rigida dell’antisocial jacket, offrendo lo stesso senso di "rifugio", ma con un’attitudine diversa, meno funzionale e più concettuale. Dunque come si è manifestato lo “sciarpa-centrismo” nella moda contemporanea?
Sciarpa-fiocco
Tra le protagoniste indiscusse delle ultime passerelle spicca la sciarpa-fiocco. Brand come Alainpaul e McQueen scelgono di preservare l’anima bon ton della sciarpa, pur trasfigurandola: nel primo caso, l’accessorio nasce da un soffice pull in stile coquette; per McQueen, invece, Seán McGirr plasma nodi architettonici che sembrano citare sia i foulard annodati a lato dai poeti maledetti nel periodo romantico sia le lavallière vittoriane. Per Gabriela Hearst e Toteme invece, la sciarpa è il perno del minimalismo metropolitano: lavorata in texture dense come la pelle e il velluto, viene portata alta e avvolgente sul collo, creando un punto focale scultoreo su basi monocromatiche.
Mentre Tíscar Espadas intreccia due sciarpe di tonalità contrastanti in un unico nodo, da sacai l’accessorio diventa oggetto di un processo di decostruzione: per la FW26, il brand propone sciarpe-fiocco che danno l'illusione di essere frammenti di cappotti e giacche workwear riassemblati attorno al collo. Di grande impatto è la visione di Michael Rider per Celine, che nella più recente collezione invernale eleva la sciarpa a pezzo d'alta moda: realizzate in un raso scultoreo dal sapore haute couture, queste sciarpe sembrano quasi arrampicarsi sul volto dei modelli, annodate e volutamente accartocciate in volumi asimmetrici.
Il risultato è un equilibrio magnetico: il rigore sartoriale di trench e giacche dal taglio impeccabile trova il suo contrappunto in questi accessori “vivi”, capaci di dare carattere alla silhouette. Il successo della sciarpa-fiocco trova conferma anche nel fashiontok dove la bow scarf viene scomposta e spiegata attraverso tutorial di alcuni creator che utilizzano modelli chunky del capo. In particolare, la sciarpa in lana di Acne Studios, da anni tra i capi invernali più acquistati dalla Gen Z, è diventata il pezzo chiave per questi esperimenti: grazie alla sua consistenza materica e alle dimensioni over, si presta perfettamente a essere plasmata.
Foulard no-gravity
L’evoluzione estrema di questa tendenza sono i foulard “zero gravity”. Il nuovo duo creativo McCollough – Hernandez alla guida di Loewe, per la loro prima collezione invernale hanno creato degli sciarponi imbottiti simili a dei cuscini che sembrano reggersi in piedi da soli. In un look particolarmente d'impatto, questo accessorio architettonico avvolge interamente il collo della modella, fondendosi cromaticamente con un minidress dalla medesima stampa check.
Sarah Burton da Givenchy invece, propone dei rigidi foulard in pelle talvolta annodati al collo e abbinati a gessati dal taglio maschile o legati al passante di un jeans con l’idea di voler creare degli accessori che possano spezzare la basicità di outfit normcore. Similmente, Nanushka e Zoomer fanno sfilare delle bandane annodate in pelle mentre Haider Ackermann si spinge oltre, concependo per la sua ultima da Tom Ford un foulard plastificato trasformando un elemento funzionale contro la pioggia in un capo intriso di fascino e segretezza.
Anche la scena spagnola abbraccia il trend con Palomo Spain e Moisés Nieto, che elevano il foulard architettonico ad accessorio di punta delle rispettive collezioni Primavera Estate: se nel primo caso le sciarpe ricordano le orecchie di un coniglio, nel secondo i foulard sono autoportanti quasi come se fossero stati costruiti con un'anima interna di fil di ferro. Il nodo in questo caso diventa plastico, “imbalsamato” da una folata di vento.
Sciarpe o non sciarpe?
In un gioco di prestigio sartoriale alcune maison hanno introdotto in passerella delle “sciarpe-non sciarpe”: elementi ibridi che si mimetizzano fino a scomparire nel look. Alessandro Michele da Valentino esplora questa ambiguità con stole di seta che assecondano silhouette anni Ottanta, trasformandosi fluidamente nelle maniche stesse degli abiti. Un concetto ripreso da Jonathan Anderson, che nei Jardin des Tuileries fa sfilare abiti a pois dove la sciarpa integrata avvolge il collo per poi mutare in uno strascico scenografico o in un drappeggio annodato su giacche-vestaglia a quadretti.
Anche Nicolas Ghesquière adotta un simile escamotage, da Louis Vuitton incorporando degli scialli della medesima trama alle sue giacche, mentre Magliano sceglie una via più poetica e trasandata: le sue sciarpe stropicciate emergono da tagli laterali nei montgomery, quasi volessero sfuggire al controllo per nascondersi ribelli nel capospalla. Ad unire mimetizzazione e trasformazione architettoniche del capo è il brand newyorkese Area: qui alcuni abiti sono interamente composti da sciarpe che incorniciano il corpo sfidando la gravità.


































































