
La femminilità intellettuale di Bottega Veneta per la FW26 Louise Trotter torna a intrecciare esuberanza e minimalismo
Il compito di Louise Trotter da Bottega Veneta è quello di distaccare la Maison dall'immaginario dell'ex direttore creativo, Matthieu Blazy, senza voltare le spalle al progresso commerciale e artistico che il designer ha apportato al brand dell'Intrecciato. Una sfida non da poco, considerando l'impatto prodotto da Blazy dal 2021 al 2024 per la Maison. Questo weekend, su un set dallo sfondo rosso fuoco lucido, Trotter ha portato in passerella una collezione carica di artigianalità, di sperimentazione tessile e di poesia, una dedica a Milano e alle sue ambiguità.
Vecchio e nuovo, tradizionale e concettuale, esuberante e contenuto si sono appoggiati l'uno all'altro per look intellettuali, ma estremamente sensuali. La pochette da sera della nonna viene abbinata a look moderni, le scarpe vissute del papà vengono rivisitati attraverso la texture ormai senza tempo dell'Intrecciato, e mentre da lontano i cappotti sembrano fatti di pelliccia o di lana, il tatto ci invita a scoprire capispalla realizzati in pelle e persino in paillettes.
Dopo aver visto lo show, è stato curioso scoprire che le personalità che l'hanno ispirata sono state Maria Callas, riflessa nella sontuosità cortese di alcuni look e nei cenni al guardaroba tradizionale del pubblico dei teatri milanesi, e Pier Paolo Pasolini. Lo stile dello scrittore si ritrovava in effetti nella palette dei look menswear, dai colori naturali con tocchi di giallo acceso, e nelle aderenze della maglieria, infilata in un paio di pantaloni sartoriali stretti sul punto vita da lunghe cinture.
Il Bottega Veneta di Louise Trotter è più affilato e più reale delle collezioni di Blazy. Anche i design più alternativi, come gli abiti in pelliccia-pelle a strisce bianche e gialle, conservano una certa funzionalità che non passa inosservata ai buyer presenti allo show. I completi da sera per l'uomo sono spaiati, abbinati a canottiere e camicie con un colletto che sbuca per metà - dettagli che tingono anche gli abiti più tradizionali di una buona dose di giovinezza.
Mentre un trench in pelle Intrecciato e decorato da un motivo plaid ruba la scena, scarpe e accessori si affermano con meno forza rispetto alle collezioni precedenti, malgrado ballerine ricoperte di borchie, tacchi di pelo, mocassini sottili e Oxford a punta meritino la nostra attenzione. Tra cappotti ingombranti, giacche di pelle oversize che riescono però a evidenziare il punto vita, styling che mescola high e low e una raffinata selezione materiale e cromatica, la FW26 di Bottega Veneta riporta alla mente i design di Phoebe Philo. Il suo stesso intellettualismo, la sua stessa esuberanza, il suo stesso controllo dello sfarzo e la sua stessa attenzione per il corpo femminile - anche d'inverno, quando ha bisogno di essere coperto. E noi, fan dei virtuosismi in passerella, dell'eleganza anticonvenzionale e del Blu Klein, non vedevamo l'ora che qualcuno riprendesse da dove la designer inglese ci aveva lasciato.



























































































