I David di Donatello 2026 sono stati tra i peggiori degli ultimi anni Meno male che almeno "Le città di pianura" ha vinto come miglior film
Sono stati i David di Donatello più brutti degli ultimi anni. E la cosa che fa ridere è che, nelle edizioni recenti, sono state diverse le occasioni in cui si è stata detta più o meno la stessa frase. Ma stavolta sono stati davvero i David di Donatello più brutti degli ultimi anni. I premi però hanno dato grandi soddisfazioni, soprattutto Le città di pianura, il piccolo film partito nel 2025 dalla sezione Un Certain Regard di Cannes, ha conquistato otto premi e si è confermato il fenomeno più entusiasmante della scorsa stagione, dove probabilmente quest’anno solo un film come La grazia di Paolo Sorrentino riusciva ad avvicinarlo (14 nomination, nemmeno una statuetta, ma tanti meme sui primi piani del maestro durante la serata).
Le città di pianura è il vincitore dei David di Donatello 2026
@raiplayfilmeserie "Ho imparato con questo film a non avere più paura" @Premi David di Donatello a Le città di pianura | Miglior Film Lo spettacolo dei #David71 è su #RaiPlay #DavidDiDonatello #davedere #filmtok audio originale - RaiPlayFilmeSerie
Non è però per la pigrizia delle candidature che sono stati dei brutti David di Donatello, e nemmeno per chi poi effettivamente li ha ottenuti. Anzi, forse proprio perché era un anno non particolarmente brillante – in cui era difficile individuare dei netti vincitori nelle categorie (a parte il lavoro diretto e co-scritto da Francesco Sossai) – diverse sono state le sorprese che hanno caratterizzato le assegnazioni.
Sarà perché il cinema italiano non riesce ad essere coeso come dovrebbe e dice di voler essere (Paolo Virzì che si mette la sciarpa per andar via appena scopre di non aver vinto non è l’immagine giusta), portando ognuno a votare senza seguire un sentimento comune. Basta guardare alle nomination del 2026 dove, ad esempio, per la migliore attrice protagonista si devono accontentare tutte e tutti e mettere sei candidate, una in più del dovuto, o ai cinque David di Donatello o giù di lì conquistati da interpreti come Valerio Mastandrea o Valeria Bruni Tedeschi nel corso delle edizioni che, nonostante l’indubbio merito, suonano più come un andare sul sicuro che avventurarsi altrove.
Flavio Insinna e Bianca Balti hanno rovinato i David di Donatello 2026?
mamma mia flavio insinna insopportabile #David71
— christian (@aboutchristian_) May 6, 2026
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La bizzarria di alcune vittorie, però, è stata totalmente oscurata dalla peggior conduzione che ci si potesse aspettare. Riascoltare ancora una volta la voce di Flavio Insinna potrebbe provocare ora come ora gesti inconsulti, quelli a cui sono stati bravissimi a non abbandonarsi tutti gli ospiti o i premiati saliti sul palco del Teatro 23 nella storica location di Cinecittà, e che sarebbero stati più che comprensibili. Intanto Insinna non ha mai lasciato spazio alla sua co-conduttrice Bianca Balti, la quale a propria volta ha fatto un lavoro mediocre, purtroppo come conseguenza della direzione che il collega ha dato alla serata ed essendosene ritrovata malauguratamente in mezzo. C’è da dire però che nessuno si è degnato di rispettare i tempi in scaletta o le prove fatte visti i discorsi che le venivano tagliati a metà e l’assoluta sordità che partiva a Insinna e ai tecnici ogni volta che iniziava a parlare, e per questo non si può che provare una certa solidarietà nei suoi confronti.
In un’euforia esagitata da one man show, era evidente che Flavio Insinna si fosse dimenticato dove si trovasse, che avesse scambiato la cerimonia dei David per uno dei suoi programmi televisivi in cui la fa da padrone e, in quanto tale, deve e può essere onnisciente. Non rendendosi conto del fastidio che ha generato ad ogni frase tagliata, ad ogni discorso interrotto, ad ogni interazione non richiesta che ha rovinato la ricevibilità dello show da parte del pubblico. Peggiorando la situazione con battute che credeva simpatiche ma hanno dimostrato solo inconsapevolezza sull’argomento trattato, visto ad esempio la presa in giro a Lazzaro felice nominato come film preferito dalla cantante Arisa, oltre che con l’insopportabile bisogno dei programmi Rai di ricordarci ad ogni secondo che serve tagliare e recuperare minuti per finire in tempo.
I David di Donatello 2026 diventano un palco politico per il cinema italiano
"Noi contavamo tanto su quel contributo del Ministero, ma i soldi non sono mai arrivati. Oggi siamo contentissimi, senza una lira, pieni di debiti, ma va bene lo stesso" #David71 pic.twitter.com/zbfCwO4Kvx
— Il Grande Flagello (@grande_flagello) May 6, 2026
Una iper-presenza costante, martellante e insistente di Insinna che è riuscito a mettere in secondo piano i momenti dedicati ai vincitori e le vincitrici sul palco. Soprattutto in un anno in cui era necessario ascoltarli parlare delle lotte per i lavoratori nel settore dello spettacolo (con tutti lì presenti e nessuno che ha boicottato). Con alcuni intenzionati ad usare il palcoscenico o il red carpet come megafono sia per mettere sul piatto i problemi che sta attraversando il settore e mostrando inoltre solidarietà nei conforti della Palestina, con dichiarazioni mai state tanto esplicite su una Rai 1 oramai “pettinata” da diverso tempo.
E se tutto diventa un carrozzone, cose serie e non, è quando sul palco salgono i tre registi del documentario vincitore Roberto Rossellini - Più di una vita Ilaria de Laurentiis, Raffaele Brunetti e Andrea Paolo Massara che la realtà viene sbattuta di nuovo in faccia, pur essendo ormai circa mezzanotte e cinquanta. Quando dicono che per fare il proprio lavoro si sono indebitati e stanno ancora aspettando l’erogazione dei fondi da parte dello Stato – con comunque Flavio Insinna che si è sentito in dovere di fare osservazioni sul loro racconto tragico. È lì che si riaccende la spina e si ricorda cosa ha detto poco prima il co-sceneggiatore de Le città di pianura Adriano Candiago, anche lui vincitore insieme a Sossai, che ha ringraziato la moglie per aver pagato l’affitto durante la stesura della sceneggiatura del gioiellino veneto.
Crisi del cinema italiano e polemiche ai David di Donatello 2026
@screenweek Matilda De Angelis e il suo bellissimo discorso ai David di Donatello #MatildaDeAngelis #David71 #daviddidonatello #screenweek audio originale - ScreenWEEK
Un palcoscenico-vetrina per portare tutte queste questioni impossibili da ignorare, dalla distruzione di Gaza ad un movimento che lancia lo slogan «Non c’è Italia senza cinema», ma cosa ne resterà? È stato tutto troppo ingestibile e confusionario, il che non ha cancellato ciò che è stato fatto o detto, ma l’ha reso difficile da ascoltare, più di quanto già non lo sia. Era l’anno in cui si dovevano smuovere le coscienze ed è diventato quello delle infinite battute sul rispettare gli orari prestabilisti.
Si esce dunque dai David di Donatello 2026 non più agguerriti di quanto ci si aspettava, ma con un appello diventato ombelicale perché, stavolta, gli sono state tarpate le ali, fatte a pezzi dalla conduzione micidiale di Flavio Insinna che speriamo non abbia messo una pietra tombale sulle sorti del cinema (cosa che forse il cinema ha fatto con lui), che sicuramente dopo la serata avrà modo di tornare a riflettere sulle proprie necessità e cosa fare per smuovere la situazione tra fondi, finanziamenti e governo. Magari andando su piazze più grandi e non disposte ad essere interrotte da chiunque decida di passarci.