In Cina non si possono licenziare i dipendenti sostituiti dall'AI Il governo detta legge sul mercato del lavoro in risposta alle nuove tecnologie

Un tribunale cinese ha stabilito che un'azienda tecnologica locale non poteva licenziare un proprio dipendente che si era rifiutato di accettare una riduzione di stipendio, dopo che parte delle sue mansioni erano state automatizzate attraverso il ricorso a un sistema di intelligenza artificiale. Nella nota diffusa alla stampa, i giudici hanno sottolineato che in Cina il progresso tecnologico non autorizza le imprese a tagliare unilateralmente le retribuzioni, né a cessare i contratti dei lavoratori.

La sentenza si allinea con una presa di posizione piuttosto netta già espressa in passato dall'ufficio municipale di Pechino per le risorse umane e la previdenza sociale, che aveva stabilito che sostituire una funzione lavorativa con l'AI non rappresenta una giustificazione per un eventuale licenziamento. Resta da capire quanto questo precedente legale sarà vincolante in futuro, ma il messaggio che le autorità cinesi intendono mandare alle aziende del settore tecnologico nazionale sembra piuttosto inequivocabile.

Molte aziende cinesi, con il sostegno diretto del governo centrale, stanno investendo da tempo per creare un settore dell'AI sempre più avanzato, trattenendo gli esperti nel Paese – anche attraverso apposite misure di tutela del lavoro. È un grosso problema per gli Stati Uniti, dove le principali Big Tech – tra cui OpenAI, Google e Meta – hanno visto diminuire il bacino di professionisti da tentare di assumere, in un campo sempre più competitivo.

Come hanno fatto le aziende cinesi a diventare così forti nell'AI?

In Cina, l'automazione dei lavoro è una realtà concreta da tempo. Il problema è che il fenomeno si è sviluppato in un contesto occupazionale piuttosto incerto: il numero di giovani in cerca di una professione è ai livelli più alti degli ultimi anni, mentre il governo continua a investire con determinazione su misure che favoriscano ulteriormente l'integrazione dell'AI e della robotica nella società. Lo scorso anno il Consiglio di Stato – il principale organo amministrativo della Repubblica Popolare cinese – ha lanciato l'iniziativa "AI+", che punta a far sì che oltre il 70% della popolazione utilizzi dispositivi o applicazioni basati sull'intelligenza artificiale entro il 2027 – mentre per il 2030 l'obiettivo è portare questa soglia fino al 90%.

L'ascesa delle aziende tecnologiche cinesi, sia a livello nazionale che internazionale, non è del tutto casuale: è il risultato di anni di investimenti pubblici mirati da parte del governo centrale, che in passato ha applicato la stessa strategia in altri settori industriali – con successo: per esempio, è in questo modo che la Cina è diventata leader mondiale nelle auto elettriche. In sostanza, molte delle big tech cinesi attive nel campo dell'AI hanno beneficiato – e alcune continuano a farlo – di finanziamenti e incentivi statali per raggiungere i livelli in cui sono ora.

E DeepSeek?

@joshpalerlin Here are the best S tier ranking of the major Al in 2026... What's your take? Comment below your fav Al right now... I'm curious. #chatgpt #ai #claude #gemini #deepseek original sound - JoshPalerLin

Lo scorso anno il lancio di DeepSeek-R1, il modello di intelligenza artificiale sviluppato dall'omonima azienda cinese, sembrò dare ragione a chi da tempo sosteneva che la Cina stava diventando un player molto temibile per gli Stati Uniti nel settore dell'AI. Dopo DeepSeek-R1, in effetti, arrivarono altri modelli cinesi sempre più competitivi, come Qwen di Alibaba, MiMo di XiaomiKimi della startup Moonshot AI o quelli della società tecnologica Z.ai: tutti prodotti che hanno registrato una rapida crescita, anche se a oggi non hanno ancora scalzato il monopolio dei modelli statunitensi.

I timori dovuti all'ascesa di DeepSeek, così come altri software cinesi simili, furono per certi versi un incentivo per le big tech statunitensi: dopo un momento di evidente preoccupazione, l'ambito tornò a investire in modo massiccio nell'intelligenza artificiale e nelle infrastrutture che la supportano, a partire dai data center – per rendere l'idea, nel secondo trimestre del 2025 il 40% della crescita del PIL degli Stati Uniti è stato generato dagli investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Continua a leggere