Studio SALES presenta "Concetto Pozzati. 50 anni dopo" La mostra che riporta il corsaro della pittura nel presente
A distanza di mezzo secolo dalla storica antologica del 1976 al Palazzo delle Esposizioni, Studio SALES di Norberto Ruggeri apre una riflessione su Concetto Pozzati con una mostra che è insieme ritorno e riscrittura. Realizzata in collaborazione con l’Archivio Concetto Pozzati, Concetto Pozzati. 50 anni dopo intercetta un punto preciso della sua traiettoria: gli anni Settanta, che hanno segnato una fase della sua produzione caratterizzata da sperimentazioni tecniche e linguistiche, distanti dalla sua cifra più riconoscibile, che hanno dato vita a nuove possibilità espressive.
Nel 1976, il catalogo della mostra romana funzionava come una vera mappa critica del contemporaneo, con voci come Giulio Carlo Argan, Renato Barilli, Enrico Crispolti e Lea Vergine a sancire la centralità di Pozzati nel dibattito artistico del tempo. Oggi, quella stessa energia viene riletta attraverso un nucleo essenziale ma denso di opere: quattro grandi tele già presenti nella mostra del ’76, affiancate da lavori su carta esposti secondo una soluzione ideata dallo stesso artista: il plexiglass.
È qui che la pittura di Pozzati muta e si contamina: compaiono oggetti, scritte, inserti serigrafici, mentre la superficie si espande attraverso tecniche ibride, come la pittura a spruzzo. È una fase in cui l’artista discute la propria grammatica visiva, allontanandosi dalla cifra più riconoscibile per esplorare nuove possibilità di linguaggio. Tutte le opere provengono dall’Archivio Concetto Pozzati e alcune non erano più state esposte proprio dal 1976.
Figura chiave del secondo dopoguerra, Pozzati è stato tra i protagonisti della Pop Art italiana, ma sempre in modo laterale. Non si è mai limitato a riflettere la realtà: l’ha decostruita, attraversata e stratificata. Non a caso veniva definito “il corsaro della pittura”. Artista, ma anche teorico, docente, curatore. Da Bologna a Firenze, fino a Venezia e Urbino, ha costruito un percorso che ingloba pratica e pensiero, immagine e critica, mantenendo sempre una posizione attiva dentro il sistema culturale.
A chiudere il progetto, un testo di Danilo Eccher: non un saggio, ma un ricordo. Un gesto intimo che restituisce la dimensione più personale di un artista che ha sempre lavorato sul confine tra superficie e profondità.