Ma cosa fanno realmente i miliardari nei loro ritiri? Quando hai già tutto e ti serve un po' di tempo per capire come ottenere ancora di più
Intorno al 2010 la fiducia nelle startup e nelle grandi aziende tecnologiche era in forte crescita, trainata dall’immagine carismatica di Steve Jobs e da pellicole celebri come The Social Network. Oggi, invece, le figure ai vertici delle Big Tech e che hanno accumulato enormi ricchezze sono spesso guardate con sospetto, soprattutto per il potere economico e politico che esercitano.
Lo dimostra bene un recente articolo pubblicato sull'Atlantic dallo scrittore e sceneggiatore statunitense Noah Hawley, che racconta la sua esperienza al Campfire, un ritiro esclusivo organizzato da Jeff Bezos a Santa Barbara, in California, e riservato a un gruppo selezionato di celebrità, intellettuali e personalità di rilievo del settore tecnologico.
Come funzionano i retreat dei miliardari?
Il contesto raccontato da Hawley è quello di un resort di lusso, dove per alcuni giorni si alternano talk e conferenze a momenti più informali, come cocktail-party pensati appositamente per «fare rete». L’atmosfera, in sostanza, è simile a quella di altri raduni del genere, tra cui quello annuale organizzato da Allen & Company, una banca d’investimento statunitense specializzata nei settori media e tecnologia. L’evento si tiene a Sun Valley, una località montana nello stato dell’Idaho, ed è uno degli incontri più ambiti tra dirigenti, imprenditori e investitori. Ma in ritiri di questo tipo non si fa solo networking: spesso si gettano le basi per operazioni economiche concrete, come fusioni, acquisizioni o accordi strategici destinati ad avere effetti su larga scala.
Secondo Hawley, uno degli aspetti più problematici di questi incontri è la composizione del gruppo di invitati, formato da persone così ricche e influenti che spesso sono convinte di poter realmente contribuire alla soluzione di problemi globali di per sé molto complessi. A tal proposito, Hawley osserva che a volte il successo economico può facilmente tradursi nella convinzione di avere competenze più ampie anche su questioni al di fuori della propria influenza diretta che spetterebbe provare a risolvere solo alle istituzioni.
La ricchezza eccessiva fa perdere il contatto con la realtà?
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Come fa notare l'articolo dell'Atlantic, quando la ricchezza raggiunge livelli molto elevati, il rapporto con il rischio e con le conseguenze delle proprie azioni può cambiare. Le perdite economiche in una o più attività, per esempio, diventano quasi del tutto marginali, nonostante le possibili ricadute su lavoratori e lavoratrici; in questo senso il concetto stesso di fallimento smette di avere il suo peso abituale.
Chi dispone di grande potere e ricchezza, inoltre, tende talvolta a ridurre più o meno consapevolmente l’esposizione al dissenso, circondandosi dei cosiddetti yes man, cioè persone che in genere non mettono in discussione le decisioni dei propri superiori, spesso per convenienza. Ma in queste condizioni anche il sistema di feedback che normalmente corregge comportamenti tossici e scelte potenzialmente sbagliate si indebolisce.
È un fenomeno, questo, che per certi versi si può notare anche in dinamiche tipiche del sempre più popolare turismo estremo rivolto ai miliardari. Osservando le proposte delle numerose realtà che offrono questo tipo di esperienze sembra che, oggi, non esistano più luoghi nel mondo realmente fuori portata a chi dispone di abbastanza risorse economiche. L'impressione è che, con la giusta quantità di denaro, si possano addirittura azzerare i rischi tipici di queste attività. Ma superare l'atmosfera terrestre grazie al sistema di lancio della società Blue Origin di Jeff Bezos comporta tutta un serie di pericoli che non può essere di per sé eliminata, anche se si è miliardari e si è certi, per questo, di godere delle soluzioni tecnologiche più avanzate – eppure i più ricchi non sembrano non porsi il problema.