
Perché i miliardari vogliono apparire alle fashion week? Sono in cerca di qualcosa che i soldi non comprano: la rilevanza culturale
Jeff Bezos e la moglie che girano per la Haute Couture Week, finanziano il Met Gala e (forse) vogliono comprare Vogue. Mark Zuckerberg seduto in front row da Prada e circondato da pettegolezzi su una potenziale collaborazione con i Meta Glasses proprio mentre esplode un mini-scandalo sulla privacy degli utenti. Ieri, Bryan Johnson che partecipa come modello in uno show di Matières Fécales di nome The 1% dove le modelle indossano maschere a forma di dollaro ed eleganti guanti bianchi ma con i palmi rossi in riferimento alle mani macchiate di sangue.
Mai come in questi ultimi mesi i miliardari americani stanno cercando accesso e riconoscimento da parte dell’industria della moda. Un’industria, va detto, per cui queste figure sono forse importanti clienti ma raramente protagonisti. Il tutto in un momento storico in cui non solo l’odio globale verso i tecno-oligarchi è alle stelle, tra file di Epstein, paurose connivenze col potere, distopici impieghi delle AI e divisioni sociali sempre più assurde e feroci. Fino a qualche anno fa gli ultra-ricchi di questo mondo volevano solo ritirarsi in paradisi di privacy. Perché adesso vogliono esporsi?
Tanti soldi, pochi amici
One reason you could tell Mark Zuckerberg and Priscilla Chan weren’t fashion people at the Prada show: both removed their (Prada!) coats before they sat down. Fashion people don’t do that! No time, no reason, and most of the time the coat is the point of the whole outfit
— Rachel Tashjian Wise (@theprophetpizza) February 26, 2026
Come si diceva poco sopra, il sentimento generale che gran parte del pubblico prova verso questi miliardari è di puro disprezzo. Sono il simbolo vivente del capitalismo rapace che sta trasformando in melma ogni aspetto dell’esperienza umana, finanziano i biechi interessi di politici guerrafondai, sono al centro di orrende teorie del complotto che i file di Epstein hanno dimostrato essere vere e, soprattutto, siedono su tali cumuli di ricchezza giocando a fare gli influencer quando potrebbero eradicare la povertà mondiale in un giorno e finanziare cultura e ricerca invece di finanziare le chirurgie plastiche delle proprie mogli (o toy-boy). Come nella morale di molte favole, insomma, l’amore è l’unica cosa che non si compra con i soldi.
Essendo impensabile che esistano forme di cultura pop che dipingono i ricchi come alfieri del bene alla maniera in cui faceva spesso Dickens nei suoi romanzi, l’unica chance che i tecno-oligarchi hanno di farsi, se non amare, almeno benvolere è proprio quella di porsi come icone della cultura. Sono anni, in effetti, che cavalcando l’archetipo del tecno-founder creato da Steve Jobs, insieme imprenditore ma anche una sorta di guru. Abbiamo visto questi miliardari graziare le cover dei giornali, le colonne del gossip, i photocall delle caritatevoli cene di gala più esclusive del mondo.
Niente è però valso a farli amare per due motivi: il primo è che i miliardari rappresentano un capitale senza cultura, numeri senza umanità. Non sono mecenati, considerano l’umanesimo e la poesia sprechi di tempo, non usano le loro risorse per creare nulla di bello e in generale discutono dell’umanità negli stessi termini con cui si parlerebbe di un allevamento intensivo di bestiame. Persino i loro intrattenimenti sono volgari e un po’ tristi, mostrano un intelletto piatto e un gusto inesistente. Il secondo motivo è che sono oggettivamente persone molto strane, per non dire del tutto inquietanti. E qui entra in scena la moda.
Un ospitale mondo di contraddizioni
@nssmagazine A quick chat with the longevity guru himself @immortal unc before his first show in Paris #bryanjohnson #longevity #interview #matieresfecales #pfw dark fantasy II - voidseer.
La moda è un universo contraddittorio. In esso, l’eccellenza creativa e artigianale e le più elevate pretensioni culturali pensabili si mescolano con i più biechi interessi economici. Da un lato c’è un mondo creativo e progressista e, dall’altro, uno affaristico e conservatore: è una convivenza difficile che però è rimasta in equilibrio finché si è rispettato il patto non scritto di tapparsi gli occhi davanti al cliente. Non è un mistero che i più grandi consumatori di lusso siano anche i più privi di gusto: in tal senso la pagina meme di Supersnake è praticamente un romanzo-verità comico sulle loro vite.
Se cinema, musica e libri sono un tipo di propaganda impossibile per queste figure, la moda non lo è. Anzi, la moda è forse l’unico ambito della cultura dove sono ancora possibili fantasie nostalgiche dell’Ancien Régime, dove le più materialistiche aspirazioni sono considerate valori puramente positivi, dove volersi fingere nobili non è un peccato anche se ogni idea di nobiltà implica necessariamente anche la presenza di una plebe sulla quale elevarsi. Non esistono libri, film o canzoni dove essere oscenamente ricchi sia un valore puramente positivo.
La moda invece nasce, cresce e si nutre all’ombra del capitale secondo il patto sociale per cui la ricchezza viene controbilanciata dal supporto fornito alla classe creativa: il capitale economico viene convertito in capitale culturale. Per questo la moda coltiva il mito delle ladies who lunch, dei principi inglesi e di una vita iper-abbiente che consente ai miliardari di entrarci dentro a gamba tesa. Il problema è che se la ricchezza è il requisito per muoversi nel mondo del gusto, il gusto non è il requisito per muoversi in quello della ricchezza: i due mondi sono allineati ma la dinamica è impari.
Una nuova formula
@selloutartist Paris Fashion Week Street Style… brought to you by Jeff Bezos and Lauren Sanchez #fashion #dior #jeffbezos #laurensanchez #parisfashionweek original sound - Yagmur Tok
Ciò che sta accadendo ora è un avanzamento di questa formula. Se prima era il capitale in sé che andava trasformato in cultura, ora sono i capitalisti a voler diventare cultura in prima persona. Questo desiderio di accesso, però, ha rotto l’equilibrio su cui la contraddizione della moda si basava. La classe miliardaria ha il ruolo di abilitare il sogno del lusso, ma non può abitarlo perché la corruzione morale e umana da cui non è in grado di giustificarsi inquina quel sogno.
Non puoi essere ricco e cool, alla stessa maniera in cui non puoi essere povero e arrogante. La stessa superiorità economica di cui sono portatori i ricchi crea, con gli insider del mondo creativo, una dinamica già sbilanciata che non può che sfociare in un disprezzo reciproco. Ma quanti tentativi serviranno, da parte dei miliardari, prima che capiscano che si vive meglio nelle loro remote enclavi, a miglia di distanza dal mondo che stanno cannibalizzando?
Perché proprio adesso?
Il motivo per cui queste apparizioni (siano esse in front row, in passerella o dietro le quinte) stanno diventando così frequenti adesso è semplicemente un segno dei tempi. Nella congiuntura storica in cui ci troviamo la classe miliardaria possiede infatti il più alto potere immaginabile e, allo stesso tempo, la peggiore delle reputazioni. Se ai tempi dell’aristocrazia si presumeva quanto meno che i nobili fossero effettivamente migliori del resto della gente in termini di sofisticazione, cultura ed educazione, oggi i ricchi non devono mantenere alcuna immagine perché gli basta acquistarla.
Zuckerberg ha già in mano tutte le nostre comunicazioni e dati, Peter Thiel ha già accesso alle più alte camere del potere e il suo Palantir spia già mezzo mondo, Elon Musk manipola l’opinione pubblica a piacimento, Bezos va colonizzando il commercio mondiale. Tramite lobbismo e finanziamenti, loro e altri sono effettivamente già uno stato nello stato, un governo che governa i governi e noi siamo del tutto impotenti. Il loro tentativo di auto-installarsi nella cultura pop è solo una side quest perché il mondo l’hanno già conquistato. Quando sentiamo la loro voce nel mondo della moda non serve preoccuparsi di quando ci entreranno dentro: la chiamata viene da dentro la casa.










































