
Il British Fashion Council svela i vincitori del "BFC Fashion Trust" 2026 Ecco chi sono i designer che riscriveranno il fashion system

Il British Fashion Council ha annunciato i vincitori del BFC Fashion Trust 2026, il programma della BFC Foundation che dal 2011 sostiene economicamente e strategicamente alcuni dei nomi più interessanti della nuova scena britannica. I nomi selezionati quest’anno sono Clio Peppiatt, Conner Ives, Nicholas Daley, Paolo Carzana, Patrick McDowell e Tolu Coker, sei designer che negli ultimi anni hanno contribuito a ridefinire il linguaggio della moda londinese attraverso identità fortemente personali e indipendenti.
Dalla sua fondazione, il Fashion Trust ha distribuito oltre tre milioni di sterline supportando 59 realtà creative nello sviluppo di produzione, merchandising ed e-commerce. Un progetto che negli anni si è trasformato in uno degli strumenti più incisivi del sistema moda britannico nel sostenere concretamente i talenti emergenti. Il suo impatto è stato celebrato anche durante i The Fashion Awards 2025, dove la fondatrice Tania Fares ha ricevuto uno Special Recognition Award per i quindici anni dell’iniziativa.
La selezione è stata affidata a una giuria guidata da Caroline Issa, board member del BFC e Chief Executive e Fashion Director di TANK, insieme a figure provenienti da realtà come British Vogue, Kurt Geiger e Ixora Holdings. Nel comunicato, la CEO del BFC Laura Weir ha dichiarato: «Come parte della nostra strategia BFC 2030: Access, Creativity, Growth, abbiamo ridefinito premi e programmi del British Fashion Council impegnandoci a offrire un supporto focalizzato, concreto e capace di generare un impatto misurabile. Il BFC Fashion Trust continua a rappresentare una parte essenziale di questo impegno».
Anche Caroline Issa ha sottolineato il valore dei designer selezionati: «I finalisti incarnano ciò che rende il talento britannico così speciale: resilienza, unicità, determinazione e audacia». Un riconoscimento che arriva in un momento delicato per il fashion system e che conferma come il sostegno economico, oggi, sia parte di una visione culturale e strategica della moda più ampia.