Le fasce da smoking sono le nuove cinture? Storia e ritorno del cummerbund

Le fasce da smoking sono le nuove cinture? Storia e ritorno del cummerbund

Nelle ultime sfilate uomo, c’è un dettaglio d'archivio che ha rubato silenziosamente la scena a tutti gli altri: la fascia da smoking. In un momento di ridefinizione profonda dei volumi e delle proporzioni della silhouette maschile sia le passerelle che il fashiontok stanno riscoprendo le potenzialità di questo accessorio centenario. Tra nuove possibilità di layering e sperimentazioni cromatiche, la fascia torna oggi nelle sue varianti storiche, imponendosi non solo come feticcio elegante, ma come un elemento sartoriale strategico capace di decostruire la rigidità di look formali. Ma qual è la sua parabola storica e in che modo i designer lo stanno reinterpretando? 

Le origini 

Per parlare della storia del cummerbund, iniziamo dal suo nome. Il termine anglosassone cummerbund, col quale si indica appunto la fascia da smoking, è la trasposizione fonetica dei termini persiani e urdu kamar (vita) e band (chiusura o legame). Nella sua dimensione originaria, il kamarband era una lunga sciarpa di stoffa leggera che gli uomini dell'Asia meridionale e del Medio Oriente avvolgevano tradizionalmente attorno alla vita, sopra le tuniche. 

Oltre a una funzione estetica, la fascia spesso fungeva da tasca per custodire monete o pugnali. Fu durante il XIX secolo, nel pieno dell'espansione coloniale inglese in India, che, per sfuggire al caldo torrido senza infrangere l’etichetta delle cene reggimentali, gli ufficiali britannici sostituirono il pesante panciotto di lana con le fresche e pratiche fasce usate delle popolazioni locali. Verso la fine dell'era vittoriana, gli uomini d’alto rango britannici iniziarono a importare questa novità coloniale in patria ponendo le basi per il suo debutto nella società. 

La transizione dal mondo militare a quello civile fu facilitata dalla nascita dello smoking intorno al 1886: l’accessorio era infatti indossato sotto le classiche dinner jacket dai gentiluomini inglesi e successivamente dagli americani. In questo passaggio da Oriente a Occidente il capo ha perso definitivamente i colori sgargianti e le fantasie delle origini per standardizzarsi nella sua versione moderna: una fascia rigorosamente nera, tessuta in seta satinata per coordinarsi perfettamente ai baveri della giacca e al papillon. 

Le regole del cummerbund 

@rathbonestailor

Stories 2 - Danilo Stankovic

Come previsto dalla grammatica del Black Tie, manuale d’eleganza dell’uomo novecentesco, la fascia da smoking risponde a un dogma preciso: la transizione geometrica tra il bianco della camicia e il nero del pantalone non deve mai essere esposta, specialmente quando ci si siede e il tessuto tende inevitabilmente a fare difetto. In questo senso, la fascia agisce come una sorta di corsetto maschile decostruito: cinge la vita, maschera le imperfezioni dell'addome e slancia il busto, restituendo una silhouette scultorea e rigorosa. 

C’è poi il celebre plissé. Per regola fissa, le pieghe orizzontali del tessuto devono essere sempre verso l'alto, dato che, nella prima metà del Novecento, gli aristocratici che frequentavano l'opera, i teatri o i casinò utilizzavano queste scanalature come micro-tasche per infilare i biglietti d'ingresso e i gettoni da gioco. Se sul grande schermo l’accessorio aveva cinto la vita di spie iconiche e gentiluomini, diventando l’epitome dell'eleganza maschile, negli anni '80 il cummerbund si accende di tinte neon e trame damascate come nuovo must-have dei prom americani, toccando il suo picco commerciale ma scivolando inevitabilmente nel kitsch. 

Il cummerbund negli archivi della moda

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Lungi dall’essere un nostalgico relitto sartoriale, la fascia da smoking si è rivelata nella storia della moda una tela bianca straordinariamente reattiva alle intuizioni di grandi designer. Ad esempio, nella sfilata SS98 di Helmut Lang, l'accessorio si spoglia di ogni formalismo per abbracciare un rigore minimalista e urbano: la silhouette resta intatta, ma l’uso di zip e tasche ne ridefinisce la funzione in chiave utility. 

A dissacrare la classicità dell’accessorio rendendola punk fu Hedi Slimane che nella collezione FW06 per Dior Homme mostra i suoi “cummerbund jeans” ovvero uno skinny che presenta una sorta di fascia integrata realizzata con un denim a contrasto con bordi a taglio vivo. Pochi anni dopo, per la FW08 menswear di Prada, Miuccia Prada decostruisce le rigidità del guardaroba maschile, usando il cummerbund per modellare le proporzioni del corpo: qui i cummerbund non sono fasce ma richiamano l'intimo maschile che fuoriesce dai pantaloni, aggiungendo al look formale una punta di perversione.

Il cummerbund dal carpet alla passerella

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Oltre ai cummerbund visti sui red carpet (pensiamo ad Hudson Williams ai Golden Globe o a Pedro Pascal sul carpet degli Oscar) è in passerella che il cummerbund compie la sua vera rivoluzione concettuale. Ne è un esempio perfetto il lavoro di Michael Rider, che da Celine utilizza fasce da smoking in raso lucido come il perno attorno cui gravita la silhouette, oggetto di una caotica tensione di volumi, lunghezze e stratificazioni. Alessandro Michele da Valentino, invece, con una vibrante lente massimalista mette dei cummerbund brillanti ad avvolgere le giacche voluminose e le fluide blouse anni Ottanta. 

Se da Dolce & Gabbana e Ralph Lauren il capo richiama lo stile old money da Sacai ritroviamo la fascia abbinata a un panta-gonna. Nella SS27 di Kenzo la cintura di tessuto sembra ricavata da diverse cravatte regimental avvolte intorno alla vita e nell’ultimo show maschile di Prada la fascia si trasforma in un foulard dalle stampe geometriche che si inserisce perfettamente in una sorta di gioco disturbante di capi dalle fantasie ugly. 

In alcuni casi, l'accessorio compie un vero e proprio ritorno alle origini: nelle recenti collezioni di Conner Ives, Ferragamo e Kartik Research, il cummerbund si spoglia della sua rigidità occidentale per riscoprirsi una lunga sciarpa fluida. Annodato sopra o sotto le giacche, si allunga fino a trasformarsi in uno strascico leggero, riappropriandosi di quel movimento morbido e di quella natura tessile che ne avevano decretato la nascita nei secoli scorsi. 

 

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