Ma quindi quanti miliardi vale davvero il Gruppo Armani? In breve: è complicato

Domani il consiglio di amministrazione del Gruppo Armani si riunirà per approvare i risultati semestrali del 2026. Una riunione di routine che avviene a un anno circa dalla scomparsa del fondatore, che ci lasciò il 4 settembre scorso. Nel suo testamento, tra le varie indicazioni, Armani aveva incluso anche quella di cedere il 15% del capitale della Fondazione Giorgio Armani a un investitore esterno entro un anno e mezzo dalla morte. C’erano degli investitori più papabili indicati dallo stesso Armani (ovvero L’Oreal, EssilorLuxottica e LVMH) ma c’è anche una questione abbastanza fondamentale: vendere il 15% significa anche capire quanto vale davvero il Gruppo Armani

C’è chi vende, ma chi compra?

@nssmagazine Today, in an official statement, the Armani Group announced the passing of its founder and historic creative director, Giorgio Armani. Re Giorgio passed away peacefully, surrounded by his loved ones. As always, even during periods of illness, he worked until his final days, dedicating himself to the company, the collections we will see next month, and the numerous projects that have rewritten the history of Italian fashion and Made in Italy worldwide. #giorgioarmani #armani #fashiontiktok #tiktokfashion #intervista suono originale - nss magazine

Il discorso della valutazione è complesso in quanto dinamico. Chi acquisirà il 15% del capitale di Armani potrebbe, nell’arco dei tre o cinque anni successivi, dover rilevare una quota di almeno il 30,1% e non superiore al 54,9%. Il che rappresenterebbe una quota di maggioranza, posto che la “fetta” che spetta alla Fondazione non può scendere oltre una certa soglia. È una grossa scommessa perché non solo chi acquisisce la quota iniziale dovrà già spendere una bella somma (su quanto ammonti, arriveremo presto) ma dovrà continuare a scommettere. Che succede però se il business dovesse andare meno a gonfie vele del previsto?

La scorsa settimana MF Fashion ha chiesto a un pool di analisti di fornire una stima su quanto valga il gruppo. Secondo Luca Solca di Bernstein, il prezzo giusto è circa 7,5 miliardi o, come ha più prudentemente detto lui stesso, nel punto intermedio di una forchetta tra 5 e 10 miliardi. Un'altra fonte anonima di MF Fashion ha suggerito una valutazione più al ribasso, tra i 6 e i 7 miliardi. In generale entrambe le valutazioni sono abbastanza più basse di quella ipotizzata inizialmente che si muoveva tra i 6 e i 12 miliardi.

Andando al ribasso, quindi se l’intero gruppo valesse 5 miliardi, la quota del 15% costerebbe 750 milioni. Se aderiamo alla versione di Solca, quella dei 7,5 miliardi, si parlerebbe di una quota da 1,125 miliardi, mentre se fosse a 10 salirebbe a 1,5 miliardi. Ma non è tutto così semplice: in sede di valutazione effettiva potrebbero entrare in ballo considerazioni che esulano dai risultati del brand e tengono in conto la sua equity intangibile, le varie licenze e partnership oltre che i potenziali di crescita e di sviluppo del business. Secondo MF Fashion, inoltre, il gruppo gode di un patrimonio molto solido, di 2 miliardi circa; un debito che si va riassorbendo a buon ritmo e una liquidità di 528,8 milioni. Ma gli affari vanno bene?

Un periodo di bonaccia

Lo scorso agosto il Corriere della Sera ha dedicato un lungo articolo all’analisi dello stato di salute del Gruppo Armani che, non essendo quotato, non pubblica ogni trimestre i suoi risultati ma deposita il suo bilancio annuale e i suoi dati sono noti. Per farla breve, come si diceva, il gruppo resta al momento solido però i venti che lo spingevano paiono essersi affievoliti per un mercato abbastanza più debole. Il Gruppo ha venduto meno: i ricavi del 2025 sono scesi del 4,5% rispetto a quelli del 2024 e anche togliendo l’effetto negativo delle valute (dollaro, yen, ecc.), il calo resta intorno al 2,8%.

Non di meno riuscendo a tagliare i costi, i ricavi lordi sono saliti del 3,2% arrivando a 152,7 milioni che, in utile operativo, sono diventati 52,6 milioni. Alla fine, però, l’utile netto del gruppo (quello che resta dopo tutte le spese, gli interessi e le tasse) è sceso a 35 milioni, contro i 95 milioni dell’anno precedente. Una buona parte di questo calo dipende dalle oscillazioni delle valute estere. Se si guardano anche le vendite di partner come L’Oréal ed EssilorLuxottica, il fatturato complessivo supera i 4 miliardi. Contando i prodotti venduti al prezzo finale al pubblico si arriva a oltre 6 miliardi. A questi numeri si aggiungono gli hotel e i ristoranti.

Secondo il Corriere, le vendite nette di gruppo hanno registrato un declino del 7,5% a cambi correnti e del 3,9% a cambi costanti. Il calo è interamente imputabile al wholesale, mentre le vendite dirette sono cresciute del 3,5% a cambi costanti. Inoltre degli aggiustamenti di rotta implementati dal nuovo consiglio d’amministrazione hanno fatto risparmiare altri 25 milioni sui costi operativi. In generale questo andamento dovrebbe essere confermato dall’assemblea di domani.

Il gruppo Armani dunque, anche grazie alla galassia di licenze e partnership, resiste sua una piattaforma abbastanza solida. Ma solo perché la neve regge non significa che il resto del mare collabori alla navigazione, anzi. L’intero lusso, sia per questioni complessive che per altre interne, sta attraversando un periodo di bonaccia, il vento dei consumi non soffia. E il Gruppo Armani lo sente dato che i ricavi sono in contrazione da un anno ormai, né accennano a riprendersi. E già gli eredi hanno anticipato al Corriere che non si parlerà di una cessione di quel famoso 15% prima della fine dell’anno.

Tutti i dati indicano che i margini reggono perché si stanno facendo tagli sui costi. È una misura di disciplina finanziaria che, secondo alcuni osservatori dell’industria, dovrebbe espandersi verso una potatura generale delle sub-label a basso costo che diluiscono l’equity del brand e anche spingere a trasformare Emporio Armani in un vero motore di crescita come Prada ha fatto con Miu Miu. Ma se, come si dice Dario Vitale dovesse diventare il nuovo designer del brand potremmo presto vedere il Gruppo Armani doppiare il velocità molti altri rivali. Non ci resta che attendere e osservare.

Continua a leggere