
Dario Vitale andrà da Emporio Armani? Più che Milano Fashion Week, ci sentiamo alla Milano Gossip Week
Se la scorsa settimana le voci del settore avevano predetto che Adrian Appiolaza sarebbe uscito da Moschino, sostituito da Loris Messina e Simone Rizzo nella loro era post-Sunnei, nei giorni della Milan Fashion Week un altro e forse ancora più bollente gossip circola tra fashion insider: si dice che Dario Vitale potrebbe essere il prossimo direttore creativo di Emporio Armani. La notizia, se vera, sarebbe una vera bomba, ma si tratterebbe di una novità assai positiva per la seconda label dell’impero di Giorgio Armani. Ma perché una nomina di Vitale potrebbe aver senso?
Alla ricerca della giovinezza
Quando nacque, nel lontano 1981, Emporio Armani era una linea di diffusione più sperimentale e giovanile del più composto e signorile Giorgio Armani. Negli anni questa distinzione si è via via fatta più porosa, tra sfilate adiacenti in fashion week e uno stile che si è mantenuto sì giovanile ma si è sempre più accostato alla mainline del brand, cresciuta poi verso l’alto con Armani Privè e verso le stratigrafie più popolari del mercato con la defunta Armani Jeans e con EA7.
Durante gli ultimi anni di vita del leggendario fondatore, proprio Emporio Armani era stato il laboratorio sperimentale di collaborazioni che strizzavano l’occhio ai giovani menswear guys che popolano i feed di Instagram coi loro jeans oversize e le scarpe di pelle, tramite il link-up con Our Legacy, mentre la mainline aveva collaborato con Kith.
Il punto è che Emporio Armani possiede un suo potenziale inespresso sul piano della moda. Con il suo archivio riscoperto in questi anni dagli esploratori di Vinted, la sua profeticità nell’aver precorso quello stile sospeso tra poor opulence e Scandi-cool e il suo posizionamento invidiabile di brand ultra-consolidato nel sistema moda ma comunque separato dalla storica prima linea, Emporio Armani può avere la forza di diventare, per l’impero Armani, ciò che Miu Miu è diventato per l’impero Prada. Una sorta di fratello minore che si rivela essere il vincente della famiglia. E chi, per dirigerlo, meglio dell’uomo che in tutti questi anni aveva disegnato proprio Miu Miu?
L’eventuale, auspicabile nomina di Dario Vitale (questi gossip, si sa, sono spesso imperscrutabili) sarebbe anche una scelta strategica molto brillante da parte del team del brand, che congiungerebbe un marchio storico ma al momento simile alla “fiamma sotto il moggio” dei Vangeli con il designer allo stato brado più caldo del momento. E giustamente dopo la molto discussa uscita di Vitale da Versace, dopo una prima collezione che aveva infiammato gli animi, il suo ingresso da Emporio Armani sarebbe, più che promettente, praticamente una rinascita.
Armani dopo Armani
@nssmagazine Today, in an official statement, the Armani Group announced the passing of its founder and historic creative director, Giorgio Armani. Re Giorgio passed away peacefully, surrounded by his loved ones. As always, even during periods of illness, he worked until his final days, dedicating himself to the company, the collections we will see next month, and the numerous projects that have rewritten the history of Italian fashion and Made in Italy worldwide. #giorgioarmani #armani #fashiontiktok #tiktokfashion #intervista suono originale - nss magazine
Forse nessun designer nella storia della moda si è occupato con più cura del destino postumo del proprio brand come Giorgio Armani. Dopo aver tenuto in mano con redini saldissime la creatività di tutte le sue molte linee, e dopo aver espanso prima di ogni altro il suo impero nell’arredamento, negli alberghi e nel lifestyle, Giorgio Armani aveva pianificato con geometrica precisione cosa sarebbe dovuto succedere dopo la sua scomparsa. Avendo dato l’ordine di consentire a un investitore esterno di entrare nel capitale del brand, per aggiungere un contrafforte di stabilità alla colossale struttura, il fondatore ha implicitamente aperto un prudente spiraglio al vento del cambiamento. E tutti l’hanno sentito.
Nelle collezioni firmate da Leonardo Dell’Orco e da Silvana Armani (forse il grande talento nascosto nella casa, per troppo rimasta lontana dalle ribalte) si avverte infatti un’assoluta fedeltà ai principi del brand e, al contempo, una mano più leggera, una flessibilità e agilità più mobili e moderne. In poche collezioni, si è sentito come un nuovo alleggerimento, l’eccitazione di ali che si librano in volo ma soprattutto si è intravista una possibilità: il monumento costruito dal grande Giorgio Armani è compiuto ma non finito. Nuove mani possono alzarlo verso nuove altezze e direzioni impreviste. E forse quelle mani saranno di Dario Vitale. Possiamo sempre sperare.