Anche quest'anno Copenaghen è la città più vivibile al mondo Lo dice il Global Liveability Index 2026

L’Economist Intelligence Unit (Eiu), organizzazione collegata al giornale britannico The Economist che si occupa di analisi economiche e ricerche su Paesi, mercati e città, ha pubblicato il Global Liveability Index, una classifica annuale attiva dal 2011 che misura la vivibilità in oltre 170 grandi città in tutto il mondo.

Il ranking è il risultato dell'analisi di centinaia di indicatori raggruppati in cinque aree principali: stabilità socio-economica, sanità, cultura e ambiente, istruzione e qualità delle infrastrutture. L'edizione 2026 vede al primo posto, per il secondo anno consecutivo, Copenaghen, mentre chiude la graduatoria Damasco, in Siria, anche se in fondo alla classifica sono cadute anche Tehran in Iran e Kyiv in Ucraina, come risultato delle attuali guerre nelle due regioni. Tra le città che hanno registrato i progressi più evidenti nell’ultimo anno c'è invece New York, che dallo scorso novembre è amministrata da Zohran Mamdani, esponente dall'area progressista molto pragmatico e carismatico.

Le 10 città più vivibili al mondo 

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Secondo il nuovo report di The Economist, le città più vivibili al mondo sono sparse prevalentemente tra Europa, Australia e Giappone. Vienna, che ha mantenuto la prima posizione per tre anni prima di essere sostituita da Copenaghen, è ancora al secondo posto della classifica, seguita da Melbourne e Sydney, in Australia, Zurigo (che però ha perso tre posizioni rispetto al 2025) e Ginevra in Svizzera, Osaka in Giappone, Adelaide e Vancouver, unica quota canadese. Chiude la classifica Tokyo

L'iniziativa di Copenaghen per favorire il turismo sostenibile

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La capitale della Danimarca ha registrato il risultato di 98/100 secondo l'indice, e in ben tre parametri (sanità, stabilità e qualità delle infrastrutture) ha ottenuto il massimo del punteggio. La città si sta facendo notare da tempo per la sua qualità della vita, e non a caso il suo numero di visitatori sta aumentando.

Vista la sempre maggiore popolarità della città, l’ufficio del turismo di Copenhagen ha lanciato il programma CopenPay: il progetto, avviato nel 2024 e tuttora attivo, consiste in una serie di ricompense indirizzate ai turisti più attenti al loro impatto sulla città e all'ambiente circostante: in sostanza, chi per esempio raccoglierà i rifiuti o si sposterà in bicicletta per la capitale può ricevere piccoli premi, come ingressi omaggio in determinate strutture convenzionate, pasti gratis o bevande offerte, tra le tante cose.

In passato la Galleria Nazionale di Danimarca offriva un workshop che insegnava a creare delle sculture con i rifiuti di plastica che i visitatori avevano raccolto per l'occasione. Oppure, chi dimostrava di essere arrivato in treno o in bicicletta a CopenHill, una pista di sci artificiale costruita in cima a un nuovo centro di smaltimento dei rifiuti, aveva diritto a una discesa gratuita.

Come se la passa Copenaghen con l'overtourism?

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In Europa cresce il numero delle città che accusano gli effetti dell'overtourism. Amsterdam, per esempio, ha lanciato campagne per scoraggiare le persone a visitarla, mentre Parigi e Barcellona hanno introdotto limitazioni agli affitti brevi. Altre grandi destinazioni stanno invece valutando misure simili a quelle adottate da Venezia, che nel 2024 ha introdotto un biglietto a pagamento per entrare in città in certi periodi dell'anno.

Sebbene la situazione di Copenaghen sia diversa da quella delle destinazioni più colpite dall'overtourism, la capitale danese ha deciso di affrontare il fenomeno puntando sugli incentivi anziché sulle restrizioni. L'obiettivo del progetto CopenPay è incoraggiare i visitatori ad adottare comportamenti più simili a quelli dei residenti della città, da sempre particolarmente attenti alla sostenibilità e alla riduzione dell'impatto ambientale, tanto che la differenza rispetto alla gran parte dei turisti che arrivano in città è piuttosto evidente. Secondo i suoi promotori, l'iniziativa non mira solo a rendere più responsabile l'esperienza dei turisti durante il loro soggiorno in città, ma anche a favorire abitudini virtuose che possano essere mantenute una volta rientrati nel proprio Paese d'origine.

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