Come la tecnologia sta cambiando il lavoro dell'artigiano Quando stampa 3D, scanner e algoritmi entrano nello studio di ceramica

Un telaio tradizionale può lavorare accanto a un software di modellazione, una ceramica può nascere da una stampante 3D e un robot può imparare a collaborare con chi costruisce a mano. Nel design contemporaneo queste combinazioni stanno diventando sempre più normali. La tecnologia è entrata nei laboratori artigianali e, allo stesso tempo, progettisti e ricercatori stanno riscoprendo conoscenze manuali che l’industria aveva progressivamente allontanato dal processo produttivo.

Settembre offre un’immagine abbastanza chiara di questa trasformazione. A Venezia, Homo Faber 2026 riunisce oltre 500 artigiani provenienti da più di 70 Paesi e circa 700 oggetti. Il centro della manifestazione rimane la relazione tra mano, materiale e competenza, ma l’artigianato presentato oggi ha sempre meno l’aspetto di qualcosa da conservare sotto vetro. Tecniche antiche vengono applicate a nuovi oggetti, materiali e processi, mentre designer contemporanei entrano sempre più spesso nei laboratori per sviluppare linguaggi che difficilmente potrebbero nascere attraverso la sola produzione industriale.

L'artigianato giapponese incontra l'avanzamento tecnologico 

Pochi giorni dopo, il London Design Festival porta questa relazione ancora più avanti. Tra i progetti principali dell’edizione 2026 c’è Craft x Tech Tokai Project, ospitato al Victoria & Albert Museum: sei realtà artigianali giapponesi vengono affiancate da designer internazionali per lavorare su ceramica Mino, carta washi, tintura shibori, smalto Owari Shippo, ceramica dipinta di Seto e intreccio Iga Kumihimo. Tra i progettisti coinvolti ci sono Bethan Laura Wood, Philippe Malouin, Lanzavecchia + Wai e David Caon.

Il progetto nasce da un’idea interessante: considerare il craft come una pratica capace di reagire alle condizioni del proprio tempo. Il fondatore di Craft x Tech, Hideki Yoshimoto, descrive infatti l’artigianato come qualcosa che nel corso della storia ha continuamente scelto cosa conservare e cosa trasformare in risposta a cambiamenti tecnologici, sociali ed economici. Una tecnica tradizionale sopravvive proprio perché continua a evolversi.

Anche altre installazioni del festival londinese seguono la stessa direzione. The Speaking Oasis, progettata da Azaz Architects, utilizza la tradizione dell’intreccio delle foglie di palma per esplorare nuove applicazioni tra architettura e product design. Una pratica locale diventa così un punto di partenza per parlare di materiali, sostenibilità e costruzione contemporanea.

La nuova stampa 3D 

@turn.studio Complete start to finish process of my flower texture ceramic cups. #ceramics #pottery #3dprinting Kawaii Aesthetic - LoES

La trasformazione diventa ancora più evidente quando entrano in gioco robotica e fabbricazione digitale. All’ETH di Zurigo si parla già apertamente di «digital craftsmanship». La ricerca su Architecture and Human Augmentation studia sistemi in cui tecnologie digitali, realtà aumentata e robot collaborano con le persone durante la costruzione. Il principio è utilizzare la precisione della macchina mantenendo capacità umane come adattamento, esperienza e comprensione del materiale. Nei laboratori dell’università operano inoltre robot industriali utilizzati per sperimentare processi di fabbricazione architettonica a grande scala.

La stessa contaminazione sta entrando in territori ancora più legati alla tradizione. Un progetto di ricerca della City University of Hong Kong utilizza scansione e stampa 3D per studiare e reinterpretare antiche ceramiche cinesi. Le forme degli oggetti tradizionali vengono digitalizzate, trasformate e successivamente riportate nella materia attraverso nuove tecniche di produzione. La stampante diventa quindi un nuovo utensile all’interno di una storia che continua comunque a passare per argilla, superfici, cotture e conoscenza del materiale.

Nel luglio 2026, anche il MIT Media Lab ha pubblicato una ricerca che mette insieme tecniche artigianali ancestrali, realtà estesa e material robotics. Il progetto parte dall’Amazzonia e prova a costruire strumenti tecnologici legati alle conoscenze e ai materiali del territorio, invece di applicare ovunque gli stessi sistemi digitali. È un passaggio importante perché mostra quanto la tecnologia possa assumere forme differenti quando incontra culture produttive differenti.

Anche la stampa 3D sta seguendo questa traiettoria. Nel campo della ceramica, permette ormai di lavorare con geometrie, stratificazioni e combinazioni di materiali estremamente difficili da ottenere con processi convenzionali. Nel 2026 la Hong Kong Polytechnic University ha dedicato un approfondimento proprio allo sviluppo della stampa ceramica multi-materiale, dove differenti impasti possono essere combinati all’interno dello stesso componente. La conoscenza della materia rimane centrale, cambia il modo in cui viene depositata e controllata.

Non è più «fatto a mano»

@hotclayuk Looking for a fun, new way to express your creativity with clay?

In questo contesto, la figura dell'artigiano sta cambiando radicalmente. Accanto a scalpelli, telai, stampi e torni, nel suo studio entrano scanner 3D, CNC, software parametrici, bracci robotici e algoritmi. Allo stesso tempo, la macchina da sola conosce molto poco del comportamento reale di un legno, di un tessuto, della viscosità di un’argilla o delle piccole variazioni che rendono ogni processo materiale diverso dal precedente: proprio qui l’esperienza manuale continua ad avere valore.

La produzione industriale del Novecento ha costruito gran parte della propria efficienza sulla standardizzazione. Le tecnologie digitali stanno aprendo una possibilità differente: produrre variazioni, pezzi personalizzati e geometrie complesse mantenendo una parte dell’efficienza delle macchine. È uno dei motivi per cui il confine tra fabbrica e laboratorio sta diventando meno netto.

Anche il concetto di “fatto a mano” potrebbe quindi diventare meno utile per descrivere quello che stiamo vedendo. Un oggetto può passare da un modello digitale a una macchina CNC, essere lavorato da un artigiano, tornare davanti a uno scanner e ricevere una finitura completamente manuale. Stabilire quale parte sia artigianale e quale tecnologica dice sempre meno sul valore finale del progetto. Probabilmente il laboratorio del futuro avrà ancora una persona davanti a un banco da lavoro. Al suo fianco, però, potrebbe esserci anche un robot.

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