
Luca Guadagnino porterà la sua collezione con Zara alla Milan Fashion Week Una collaborazione da 140 pezzi, per la casa e per il guardaroba

Fashion
01 Settembre 2026
01 Settembre 2026
Questo mese, in occasione della Milan Fashion Week, Luca Guadagnino e il suo production designer Stefano Baisi presenteranno la loro (molto attesa) collaborazione con Zara: una collezione di circa 140 pezzi che vanno dall’abbigliamento agli arredi, inclusi quelli grossi, e con cui praticamente ci si può arredare tutta casa e armadio. La collezione non è ancora stata presentata ufficialmente ma è stato il Financial Times, in un’intervista esclusiva, a dare al pubblico un primo sguardo su questa collezione effettivamente monumentale. Che, in breve, non diventi anch’essa una collezione “da collezione”?
Se i prezzi degli arredi sembrano alti (e non lo sono nemmeno troppo) quelli di resale faranno girare la testa. Ma forse ne vale la pena. La collezione si chiamerà Baisi Guadagnino dando giusto peso e merito al production designer/architetto del celebre regista che ha lavorato ai set di Queer e After the Hunt e anche su Artificial, il film su OpenAI il cui status è ancora incerto. I due si erano incontrati anni fa per la ristrutturazione della villa sul Lago di Como di Federico Marchetti di Yoox e poi, nel 2017, hanno fondato Studiolucaguadagnino e lavorato alla ristrutturazione di diversi negozi e hotel in Europa. Ma veniamo al dunque: in che senso è una collezione da 140 pezzi?
Cosa include la collezione?
La collaborazione parte in realtà dall’arredamento e teoricamente, infatti, è una collezione di Zara Home. L’idea di partenza è stato il prototipo di un tavolo mai realizzato con le sue linee ondulate che ha poi ispirato un range abbastanza esteso di arredi che va dalle librerie alle stoviglie che, sul Financial Times, la managing director di Zara Home, Lorena Mosquera, ha definito «un universo completo in cui mobili, illuminazione, accessori e moda dialogano tra loro». È un universo pregiato: sul Financial Times sono riportati diversi prezzi in sterline che abbiamo provato a stimare in euro, senza voler fare stime troppo esatte.
I prezzi sono all’altezza di pezzi di rilievo. Abbiamo un divano da 11.660 sterline ovvero più di 13.000 euro; poltrone che superano i 2500 euro e un’altra poltrona (che Guadagnino ha definito «decadente») ricoperta di flanella di lana che sta sopra i 6000 euro. Ci sono poi sedie e sgabelli in acciaio inox dall’aspetto quasi fantascientifico, con prezzi che vanno dai 460 ai 1500 euro, tavolini con piani in lacca lucida e gambe in rovere opaco a partire da 1400 euro, e specchi rettangolari in travertino che dovrebbe aggirarsi sui 3800 euro. I tappeti a motivi floreali, sono stati basati sui dipinti di Francesco Snote, e sfiorano i 1200 euro.
Oltre a lampade e scaffali di design, c’è anche una parte più accessibile che include posate, candele, piatti e bicchieri e quelli andranno a ruba. C’è anche una parte di abiti, su cui le anticipazioni sono effettivamente minori: giacche di pelle, camicie a quadri e bianche, pezzi stampati, abiti femminili in viscosa e anche tutta una serie di pezzi ricoperti di paillettes. Dal poco che si vede i pezzi sembrano interessanti (lo confessiamo: la collezione secondo noi pesca a piene mani dalle vibes di Dries Van Noten) ma non saranno loro i veri protagonisti della collaborazione. Ma qui viene il punto interessante: lo stile nella quale sono fatti.
L’estetica di Zara x Luca Guadagnino
L’elemento formale della collezione che salta subito all’occhio è la silhouette ondulata, vagamente “gonfia” e dal sapore un po’ vintage, quasi fine anni ’60 e inizio ‘70. Guadagnino ha descritto il processo di «piegare una struttura altrimenti rigida per creare qualcosa di sensuale». E c’è stata un’enfasi interessante posta sulla matericità dei vari pezzi. La parte interessante che emerge dall’intervista sul Financial Times però è che la collezione non si rifà a nulla, non vuole scimmiottare uno stile preciso. Ha delle ispirazioni ma vuole trascenderle.
Chiaramente le influenze temporali e culturali si percepiscono anche se la collezione è del tutto dupe free. I due designer stessi hanno detto che sul loro moodboard c’erano i lavori di Gio Ponti, Lina Bo Bardi e anche Ettore Sottsass ma anche Jean-Luc Godard, Edward Yang, Nagisa Oshima. Qui la parte interessante dell’intervista è un rigetto del minimalismo e dell’estetica Millennial Grey che nell’ultimo decennio, anche grazie ai social, è diventata sempre più un cliché oltre che mortalmente noiosa. E questo rende anche la collezione stranamente in sintonia coi tempi e il progressivo rigetto dell’austerità scandinava commercializzata in questi anni.
Un ultimo punto interessante da notare sulla collezione, poi, è la sua scala molto ambiziosa e il suo tentativo, che ha precedenti nella moda ma non per un brand democratico, di creare un universo coerente in cui la citazione cinefila e quella di design convivono con la moda in una proposta a tutto tondo. Che il futuro delle collezioni di alto profilo per brand lifestyle come Zara sia proprio questo?