
Dario Vitale è il nuovo direttore creativo di Emporio Armani Il primo esterno alla famiglia a ricoprire il ruolo
Alla fine, il gossip era vero. Dopo settimane di indiscrezioni, Dario Vitale è ufficialmente il nuovo direttore creativo di Emporio Armani e degli accessori Giorgio Armani. Il designer entra nel Gruppo con effetto immediato e diventa il primo a ricoprire questo ruolo al di fuori della famiglia Armani, inaugurando quello che la stessa azienda ha definito «un nuovo capitolo nella storia del marchio». La notizia arriva dopo la brevissima e molto discussa esperienza di Vitale alla guida creativa di Versace e trasforma quello che fino a ieri sembrava uno dei rumor più bollenti del fashion system in una delle nomine più significative del nuovo corso di Armani. Se prima, però, ci chiedevamo perché una nomina di Vitale avrebbe avuto senso, ora la domanda è leggermente diversa: cosa può diventare Emporio Armani nelle sue mani?
Alla ricerca della giovinezza
Quando nacque, nel lontano 1981, Emporio Armani era una linea di diffusione più sperimentale e giovanile del più composto e signorile Giorgio Armani. Negli anni questa distinzione si è via via fatta più porosa, tra sfilate adiacenti in fashion week e uno stile che si è mantenuto sì giovanile ma si è sempre più accostato alla mainline del brand, cresciuta poi verso l’alto con Armani Privé e verso le stratigrafie più popolari del mercato con la defunta Armani Jeans e con EA7.
Durante gli ultimi anni di vita del leggendario fondatore, proprio Emporio Armani era stato il laboratorio sperimentale di collaborazioni che strizzavano l’occhio ai giovani menswear guys che popolano i feed di Instagram coi loro jeans oversize e le scarpe di pelle, tramite il link-up con Our Legacy, mentre la mainline aveva collaborato con Kith. Che questa dimensione sia ancora centrale nell'identità della linea lo hanno ribadito anche Silvana Armani e Leo Dell’Orco nell'annuncio della nomina: «Emporio nasce come uno spazio di libertà, sperimentazione ed energia», spiegando di essere convinti che Vitale saprà interpretarne lo spirito «con rispetto e autenticità».
Il punto è che Emporio Armani possiede un suo potenziale inespresso sul piano della moda. Con il suo archivio riscoperto in questi anni dagli esploratori di Vinted, la sua profeticità nell’aver precorso quello stile sospeso tra poor opulence e Scandi-cool e il suo posizionamento invidiabile di brand ultra-consolidato nel sistema moda ma comunque separato dalla storica prima linea, Emporio Armani può avere la forza di diventare, per l’impero Armani, ciò che Miu Miu è diventato per l’impero Prada. Una sorta di fratello minore capace di costruire un'identità ancora più autonoma, sperimentale e culturalmente rilevante. E chi, per dirigerlo, meglio dell’uomo che per anni ha lavorato proprio all'interno dell'universo di Miu Miu?
La nomina di Vitale appare quindi come una scelta strategica estremamente precisa. Da una parte c'è un marchio storico, dalla rilevanza commerciale e culturale enorme ma con abbastanza libertà interna da poter essere reinterpretato; dall'altra uno dei designer più osservati del momento, reduce da una prima e unica collezione per Versace che aveva immediatamente polarizzato il settore. Non è un caso che Giuseppe Marsocci, CEO e Managing Director del Gruppo Armani, abbia definito Emporio Armani «un marchio dalla rilevanza strategica per noi e per i nostri partner nel mondo», sottolineando contemporaneamente come gli accessori Giorgio Armani rappresentino «una grande opportunità». Il duplice incarico suggerisce infatti che il ruolo di Vitale non sarà confinato alla sola trasformazione di Emporio, ma potrà iniziare a creare un dialogo più ampio con la struttura creativa del Gruppo.
Armani dopo Armani
@nssmagazine Today, in an official statement, the Armani Group announced the passing of its founder and historic creative director, Giorgio Armani. Re Giorgio passed away peacefully, surrounded by his loved ones. As always, even during periods of illness, he worked until his final days, dedicating himself to the company, the collections we will see next month, and the numerous projects that have rewritten the history of Italian fashion and Made in Italy worldwide. #giorgioarmani #armani #fashiontiktok #tiktokfashion #intervista suono originale - nss magazine
Forse nessun designer nella storia della moda si è occupato con più cura del destino postumo del proprio brand come Giorgio Armani. Dopo aver tenuto in mano con redini saldissime la creatività di tutte le sue molte linee, e dopo aver espanso prima di ogni altro il suo impero nell’arredamento, negli alberghi e nel lifestyle, Giorgio Armani aveva pianificato con geometrica precisione cosa sarebbe dovuto succedere dopo la sua scomparsa. Avendo dato l’ordine di consentire a un investitore esterno di entrare nel capitale del brand, per aggiungere un contrafforte di stabilità alla colossale struttura, il fondatore ha implicitamente aperto un prudente spiraglio al vento del cambiamento. E tutti l’hanno sentito.
Nelle collezioni firmate da Leo Dell’Orco e da Silvana Armani si avverte infatti un’assoluta fedeltà ai principi del brand e, al contempo, una mano più leggera, una flessibilità e agilità più mobili e moderne. Il comunicato che annuncia l'ingresso di Vitale insiste precisamente su questo equilibrio, parlando di un «dialogo tra innovazione e identità» che dovrà accompagnare l'evoluzione del Gruppo «nel rispetto della visione estetica che da sempre contraddistingue il nome Giorgio Armani». Non una rottura, dunque, almeno nelle intenzioni, quanto l'inserimento di una nuova voce all'interno di una grammatica già solidissima.
Lo stesso Vitale sembra perfettamente consapevole del peso dell'incarico. «Armani vanta un’eredità straordinaria e un linguaggio stilistico inconfondibile», ha dichiarato il designer, spiegando di volersi avvicinare alla nuova sfida «con un profondo senso di responsabilità ed entusiasmo» e con l'obiettivo di «costruire su queste solide fondamenta e definire insieme una nuova era». Parole prudenti, quasi inevitabili quando ci si avvicina a un'eredità del genere, che però contengono quella che sarà probabilmente la vera sfida dei prossimi anni: capire quanto lontano ci si possa spingere senza smettere di essere Armani.
È proprio qui che la nomina di Dario Vitale assume un peso molto più grande del semplice cambio di una casella nell’organigramma. Per la prima volta, una posizione creativa di questo tipo viene affidata a qualcuno al di fuori della famiglia Armani, mentre contemporaneamente la nuova struttura continua a poggiare su Silvana Armani e Leo Dell’Orco. Il monumento costruito dal grande Giorgio Armani è compiuto ma non finito: può ancora essere ampliato, reinterpretato e spinto in direzioni nuove. Con l'arrivo di Vitale, quella possibilità smette di essere teorica. L'Armani dopo Armani è ufficialmente cominciato.












































