
L'idilliaca sensualità della SS27 di Khaite Catherine Holstein fa della sua nuova collezione un manifesto del corpo femminile
La sensualità è esposizione o sottrazione? È luce o ombra? Secondo Catherine Holstein, fondatrice e direttrice creativa di Khaite, la romantica arte della seduzione sembra trovarsi esattamente nel mezzo, nella penombra che precede il flash dei riflettori, quando le forme del corpo femminile sono riconoscibili ma non ancora completamente definite. È da qui che parte la SS27 del brand newyorkese, ormai vicino ai dieci anni di attività. Da un lungo gioco di vedo-non-vedo in cui Kaia Gerber apre lo show con un passo deciso, quasi avesse un obiettivo da raggiungere, indossando un brassière bianco e una gonna di pelle nera a vita altissima. Un corpo delineato ma mai esposto.
È forse questa la cosa che Catherine Holstein sembra conoscere meglio – l’arte celebrativa della sensualità femminile. Nella collezione il seno viene sottolineato da reggiseni a vista e scollature costruite come lingerie, la vita viene stretta, alzata oppure lasciata intravedere tra due capi, mentre i fianchi vengono alternativamente nascosti e amplificati da nodi, pannelli di tessuto e gonne che sembrano essere state legate intorno al corpo pochi secondi prima di uscire di casa. Non c'è quasi mai una linea davvero pulita, una sensazione scomoda, anzi, qualcosa cade da una spalla, qualcosa rimane aperto, qualcosa sembra ancora in fase di allacciatura.
Camicie trasparenti e bluse con ruches sembrano appena infilate, abiti e sottovesti conservano quell'aria leggermente imperfetta di un capo indossato davanti allo specchio, mentre fiocchi, corsetti e lingerie rimangono volutamente visibili. È una sensualità che appartiene più alla camera da letto che ad una warehouse di Brooklyn, perché conserva qualcosa di privato. Persino quando il corpo è quasi completamente coperto, con gonne lunghe, pantaloni morbidi o abiti che arrivano sotto il ginocchio, la trasparenza continua a suggerirne la presenza. Anche i fiori, onnipresenti, non vengono semplicemente stampati sul tessuto, ma sembrano crescere sul corpo, ricamati su reti trasparenti che lasciano emergere la pelle tra petali e foglie. La pelle, il capostipite del brand, non manca nemmeno in questa collezione, ma dopo diverse stagioni cambia finalmente proporzioni: con giacche più corte, strette e rigide, le spalle salgono, le gonne aderiscono al corpo, lasciando nel passato quell'oversize che ha definito buona parte dell'estetica del brand.
A completare l’immaginario della collezione c’è la soundtrack, che si apre con Rid of Me di PJ Harvey. La donna immaginata da Holstein può essere romantica, può indossare pizzo, fiocchi, fiori e sottovesti, senza che nessuno di questi elementi la renda necessariamente fragile. Cammina veloce, guarda dritto davanti a sé e occupa lo spazio. La seduzione, nella SS27 di Khaite, non sembra servire a ottenere lo sguardo di qualcun altro, quanto a stabilire il rapporto di chi indossa quei vestiti con il proprio corpo. In un momento in cui la moda continua a interrogarsi su cosa significhi vestire le donne, Holstein sembra partire da una domanda molto più semplice: quando una donna si ritiene più padrona del suo corpo? La risposta di Khaite non è né completamente coperta né completamente nuda. È una via di mezzo che conosce perfettamente ciò che vuole mostrare e, soprattutto, ciò che preferisce lasciare all'immaginazione.