Rachel Scott racconta la nuova New York con la SS27 di Proenza Schouler Tra silhouette più morbide e il ritorno della PS1, la designer prova a capire cosa può diventare il brand dopo McCollough e Hernandez

Non è mai facile subentrare in un brand subito dopo che i founder e i direttori creativi hanno abbandonato la nave: le responsabilità sono tante, la visione creativa è intrinseca alla loro personalità e il pubblico è abituato a collegare il brand alle menti che lo hanno modellato per anni. Ed è esattamente quello che è successo da Proenza Schouler, dopo che lo scorso anno il duo creativo che nel 2002 aveva fondato il brand – Jack McCollough e Lazaro Hernandez – ha iniziato un nuovo capitolo della storia di Loewe e Rachel Scott ha preso le redini del brand newyorkese. Non a caso, per questa SS27 sembra essere proprio la città la musa e fil rouge di tutta la collezione, come ha anche confessato la designer americana-giamaicana a WWD nel post-sfilata: «la donna di New York rispecchia in qualche modo la città, e in un certo senso si rispecchiano a vicenda.»

Ma la New York immaginata da Scott non è necessariamente quella dei cliché metropolitani, né una successione di riferimenti facilmente riconoscibili. È piuttosto una città fatta di attriti, in cui elementi apparentemente incompatibili finiscono per funzionare proprio perché messi uno accanto all’altro – un melting pot, insomma. Succede innanzitutto con i colori: il nero e il crema, praticamente inevitabili nel guardaroba newyorkese, vengono interrotti dal rosso, dal giallo acceso, dall’azzurro e da tonalità corallo, spesso utilizzati senza preoccuparsi troppo di risultare armoniosi. È una palette che a tratti sembra quasi stonare, salvo poi trovare un proprio equilibrio una volta costruito il look completo, come ci ricorda il DNA di Proenza Schouler.

Lo stesso principio ritorna nelle silhouette. La donna di Scott non sembra particolarmente interessata a farsi ingabbiare dai vestiti, e infatti molti dei codici più rigidi del brand vengono ammorbiditi. Le spalle strutturate rimangono, ma convivono con fianchi più pronunciati, drappeggi, pieghe e volumi che si allontanano dal corpo. Gli abiti seguono la figura senza comprimerla: un vestito rosso e nero sembra quasi accartocciarsi sulla superficie, mentre gli abiti più fluidi si aprono sul fondo attraverso balze e pannelli irregolari. 

Scott non sembra voler distruggere il vocabolario di Proenza Schouler, quanto capire quali momenti chiave del brand celebrare senza scadere in nostalgia o citazionismo. A confermarlo c'è soprattutto il ritorno della PS1, una delle vere It-bag dei 2010s newyorkesi, rilanciata proprio mentre l'estetica della seconda decade del 21° secolo sta tornando a occupare moodboard e guardaroba. Per questo la SS27 non sembra tanto una dichiarazione definitiva quanto un esercizio di posizionamento. Scott non prova a cancellare ventitré anni di storia, ma nemmeno a comportarsi come la custode di un archivio. Recupera la PS1, mantiene una certa idea di tailoring e di sofisticazione urbana, ma introduce una femminilità meno controllata, più tattile e decisamente meno interessata alla perfezione.

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