
C'è chi "sporca" i propri dati per confondere gli algortimi La pratica prende il nome di "data obfuscation" e punta a rendere meno precisa la profilazione pubblicitaria degli utenti
Scrivere il proprio nome in modo volutamente errato nei moduli online; cercare su Google prodotti a cui non si è realmente interessati; dire al proprio assistente vocale di essere appassionati di un determinato sport, quando in realtà non lo si è affatto: questi sono alcuni dei metodi utilizzati da certi utenti per tentare di "sporcare" i dati personali raccolti automaticamente dalle piattaforme. Il principio alla base di questa pratica – chiamata data obfuscation – è piuttosto semplice: introdurre deliberatamente informazioni inesatte nei sistemi di raccolta e analisi dei dati, così da rendere meno precisa la profilazione pubblicitaria.
Resta il fatto che i sistemi pubblicitari elaborano molte informazioni contemporaneamente e osservano i comportamenti dell'utente nel tempo: l'obiettivo della data obfuscation è quindi generare una quantità sufficiente di segnali contraddittori da rendere meno precisa l'inferenza degli algoritmi; più che nascondere un dato, quindi, si cerca di renderne più difficile l'interpretazione.
Quello che c'è da sapere su AdNauseam
Uno degli strumenti più in voga tra chi pratica la data obfuscation è AdNauseam, un'estensione per browser progettata per rendere meno efficace il tracciamento degli utenti a fini pubblicitari. Il funzionamento combina alcune delle caratteristiche tipiche degli ad blocker con una tecnica specifica. Invece di limitarsi a bloccare gli annunci, AdNauseam può nasconderli e simulare in background dei click solo su una parte di essi, generando così interazioni artificiali con i sistemi pubblicitari: le richieste generate non aprono effettivamente le pagine degli annunci, ma vengono inviate direttamente ai relativi server pubblicitari; in questo modo, il sistema produce una sequenza artificiale di interazioni che può rendere più difficile per le piattaforme distinguere gli interessi reali dell'utente da quelli generati dall'estensione.
AdNauseam si basa sulla tecnologia di uBlock Origin, un'estensione open source per browser che blocca pubblicità, tracker e altri elementi indesiderati delle pagine web, con un'attenzione particolare al contenimento del consumo di memoria e risorse. AdNauseam utilizza questo stesso sistema di filtraggio, aggiungendo però un meccanismo che genera interazioni artificiali con gli annunci. Nel gennaio 2017, tuttavia, Google lo rimosse dal Chrome Web Store, perché ritenuto non conforme alle regole della piattaforma. Il progetto è tuttora sviluppato e distribuito per altri browser, tra cui Firefox.
E il GDPR?
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Se la data obfuscation è un modo informale per tentare di riprendere il controllo sui dati che le piattaforme raccolgono e utilizzano per profilare gli utenti, il GDPR rappresenta il principale strumento normativo con cui l’Unione Europea ha cercato di rafforzare tale controllo sul piano giuridico. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati, più noto come GDPR appunto, è stato introdotto nel 2018 dall’Unione Europea per uniformare le regole sulla gestione dei dati personali e rafforzare la tutela della privacy dei cittadini europei. Il GDPR è tuttora considerato uno dei provvedimenti più completi e articolati mai introdotti in materia di protezione dei dati personali, tanto da diventare un punto di riferimento anche al di fuori dell’Europa.
Il regolamento è piuttosto complesso, ma si fonda su un principio semplice: le persone devono essere informate della raccolta e dell’utilizzo dei propri dati personali e, nei casi previsti, poter esprimere o negare il proprio consenso, oltre ad avere la possibilità di revocarlo. Il GDPR riconosce inoltre a ogni cittadino europeo il diritto di accesso ai propri dati, consentendogli di chiedere a un’azienda quali informazioni conserva e, in determinate circostanze, di ottenerne una copia. È anche per questo che molti siti e app hanno introdotto strumenti per permettere agli utenti di scaricare i dati associati al proprio account – come per esempio ha fatto qualche anno fa Instagram.
Oggi il GDPR è tutt’altro che superato o indebolito sul piano normativo: continua a essere pienamente applicato e rappresenta ancora uno dei pilastri della regolamentazione del digitale in Europa. Nel frattempo, il quadro normativo europeo si è ampliato con nuovi provvedimenti, tra cui Digital Markets Act, Digital Services Act e AI Act, che intervengono su altri aspetti del potere delle grandi piattaforme, della gestione dei dati e dell’intelligenza artificiale.