
"Bunker" conferma che abbiamo ancora un problema di disparità sociale Il film con Penélope Cruz e Javier Bardem è in concorso a Venezia83
Dopo aver portato due dei suoi tre testi teatrali sulla famiglia al cinema, The Father e The Son, l’autore francese Florian Zeller si dedica al progetto di Bunker, storia di un architetto e della moglie editrice che devono affrontare una crisi matrimoniale e un’offerta di lavoro, proposta all’uomo, particolarmente allettante ma eticamente discutibile.
Per il film, presentato in anteprima e in concorso a Venezia83, Zeller ha interrotto la catena di adattamenti che avrebbe portato sul grande schermo i suoi progetti nati per il palcoscenico. Almeno per il momento, resta fuori dalla trilogia lo spettacolo The Mother, che, ironia della sorte, è stato anche il primo a essere portato davanti al pubblico, ormai nel lontano 2010.
Nonostante Bunker non abbia appigli teatrali, la mano da drammaturgo di Zeller si sente. E sebbene non sia un remake, il regista e sceneggiatore ha dichiarato che il soggetto nasce ispirandosi ampiamente al titolo argentino The Man Next Door del 2010 diretto da Mariano Cohn e Gastón Duprat. Un’influenza percepibile non solo per la presenza nel film di Penélope Cruz, protagonista del loro Official Competition del 2022, ma per il tono da tragicommedia che stabilisce.
Un umorismo amaro che attraversa trasversalmente la storia d’amore della coppia fino al discorso sulle classi sociali che il film intraprende, dal nuovo vicino, deciso a costruire una finestra affacciata sul loro giardino, alla storia di un miliardario che si impunta affinché il personaggio interpretato da Javier Bardem gli costruisca il bunker del titolo.
Le due direttrici narrative della pellicola, poi, vanno ovviamente incontrandosi e sovrapponendosi. L’accettare o meno il lavoro da parte del co-protagonista non è solo una questione lavorativa, bensì espressione morale del cambiamento che l’uomo ha intrapreso nel corso degli anni e che condiziona la relazione con la moglie Sofia. Piegata spesso la loro esistenza per favorire il mestiere del personaggio, vincitore di un premio che potrebbe aprirgli quante e più significative porte, il preventivo e le aspettative che vengono offerti a Miguel saranno fondamentali per determinare che tipo di persona è diventata, come vuole essere ricordato e a cosa non è disposto a rinunciare.
In questo caso si tratta di un mucchio di soldi, gli stessi che offre al suo vicino di casa (Stephen Graham) per risolvere il problema della proverbiale finestra che affaccia sul cortile e che esporrebbe la famiglia protagonista a degli sguardi sgraditi. «Alla fine tutto si riduce a quello», nota disillusa Sofia ogni volta che il marito fa in modo che il denaro sia un asso troppo grande da giocare per portare le cose a proprio favore.
Ma quando l’architetto si si ritroverà di fronte alla più grande disparità sociale della sua carriera, la realizzazione di un rifugio di lusso per un uomo che invece di investire nella salvaguardia del futuro preferisce solamente la conservazione di se stesso, le cose si faranno serie. Miguel dovrà decidere se consegnare o meno la propria anima ai faraoni contemporanei, scegliendo se assecondare i loro interessi, oppure se dare ancora valore alla propria integrità.
Penélope Cruz en Venecia #Venezia83 reflexiona acerca de cómo las personas somos cada vez + utilizados por las élites del poder. Pero la gente joven se está dando cuenta de todo.#VeniceFilmFestival #LocosPorElCine #cine pic.twitter.com/vrzYtD1lLB
— CINE PARA PENSAR (@CinePensar) September 8, 2026
Il macrotema sociale di Bunker non si limita alla differenza incolmabile tra la famiglia di Miguel e Sofia e il miliardario, ma si fa più terrena se riportata alla linea narrativa in cui sono loro ad essere i benestanti messi a confronto con la situazione di evidente disagio del personaggio di Graham. E che, sommata alla questione miliardari, fa un discorso nitido, dritto, senza troppe sbavature, preferendo la chiarezza che l’approfondimento, mettendo tutti gli elementi sul tavolo ridotti all’osso per gli spettatori - con un finale anche leggermente viziato dalla retorica. Il che è un bene per l’equilibrio del film, pur quando perde un po’ di sfumature, affrontando un argomento che aggrappa Bunker alla contemporaneità: il film non è di certo un lavoro originalissimo, ma ci mostra con precisione il mondo in cui siamo immersi oggi.
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