
"Look Back" è la storia di amicizia e competizione di Hirokazu Kore-eda Dal manga all’anime passando ora per il live-action, in concorso a Venezia83
Nel 2021 Tatsuki Fujimoto scrive e pubblica il manga Look Back. Nel racconto la giovanissima e aspirante mangaka Ayumu Fujino realizza le strisce per il giornalino della scuola, fin quando smette di disegnare nel momento in cui una giovane studentessa di un’altra classe si dimostra più brava di lei. Kyōmoto è una sorta di hikikomori, non esce mai di casa e non frequentando mai la scuola disegna, disegna e disegna e basta, realizzando degli sfondi e degli ambienti degni di essere paragonati a quelli dei grandi maestri. Le due, dopo un incontro deciso dal destino, iniziano a collaborare insieme, instaurando un’amicizia che ha un obiettivo: creare un manga che avrà talmente tanto successo da diventare un anime.
Le storie ogni tanto diventano realtà. In questo caso riguarda le aspirazioni delle protagoniste che si avverano quando nel 2024 il manga di Tatsuki Fujimoto prende vita per lo schermo in forma animata. Nel 2026, invece, fa un passo successivo. A prendere in mano la narrazione è Hirokazu Kore-eda, veterano del cinema giapponese e mondiale, che adatta a distanza di soli due anni l’incontro tra Ayumu Fujino e Kyōmoto, in una danza che parla sia al testo originale che alla sua versione anime, facendo ritrovare al suo interno elementi di entrambi, ma abbinandosi anche con delicatezza alla cinematografia del regista e sceneggiatore.
Look Back di Kore-eda: la recensione del film in concorso a Venezia83
Poche e mirate sono le linee narrative di Look Back, in anteprima e in concorso a Venezia83: il disegno, l’amicizia e il fato. L’incontro da molto giovani di Fujino e Kyōmoto condiziona profondamente il proseguimento delle loro esistenze, mostrando nel film come sia poi la sorte a vigere sovrana, e perciò tutto ciò che si può fare è godersi a pieno il tempo che ci viene dato, soprattutto con le persone che ci vengono offerte sul cammino. In un lasso conciso di tempo (l’anime dura meno di un’ora, il film di Kore'eda un’ora e quaranta), Look Back delinea con precisione il carattere delle sue protagoniste, parlando di affetto e di talento, di cosa significa volere il bene per qualcuno e quanto si è disposti ad impegnarsi per raggiungere i propri scopi.
La competizione è stimolo in Look Back, e si trasforma pian piano nello scambio tra le protagoniste e il loro modo di diventare grandi. È un sentimento spinoso, ma genuino, che in particolare quando si è piccoli non si riesce a spiegare, lo si prova e basta; e che quando si presenta da grandi si deve riuscire a tramutare in carburante per dare il massimo, che sia in solitaria o in comunione con gli altri. Uno specchio in cui guardarsi che per le personagge, soprattutto per Fujino, diventa la sfida più grande da dover superare.
Amicizia, talento e competizione al centro di Look Back
@emasasic In the room for the world premiere of Hirokazu Koreeda’s Look Back, which earned a 12-minute standing ovation and brought the cast to tears! #venicefilmfestival #lookback #koreedahirokazu #standingovation #filmtok original sound - Ema Sasic
E se per un attimo gli obiettivi possono convergere, si deve essere pronti quando finiscono per dividersi, scontrarsi, non riuscire più a combaciare – banalmente significa diventare grandi. E si deve quindi crescere, studiare, migliorarsi. Essere all’altezza delle persone che ti sono accanto, con cui si è scelto di condividere un pezzo d’arte e di vita, oltre che dei propri sogni, anche quando non si possono più sovrapporre.
Il sempre raffinato sguardo di Hirokazu Kore-eda fa di Look Back un’opera che esprime tanto senza mai alzare la voce, anche quando la drammaticità del racconto lo richiederebbe. Un tocco che è fedele al proprio cinema mentre omaggia un altro pilastro del panorama, nazionale e internazionale, con gli sfondi dello Studio Ghibli che vengono citati finanche omaggiati con i paesaggi del film i quali aggiungono quel pizzico di dolcezza in più che già la storia originale richiedeva. Uno di quei registi che, come Kyōmoto che ringrazia Fujino per averla fatta uscire dalla sua stanza, dovremmo sempre ringraziare per averci fatto uscire dalla nostra ed averci condotto in sala a scoprire il (suo) cinema.








































