
Ne “L’estranea” la famiglia è terreno fertile per l’horror e la paura Il nuovo film di Paolo Strippoli rimette al centro il rapporto tra madre e figlia
L’estranea, il nuovo film di Paolo Strippoli, può essere letto in due modi: il primo come un thriller psicologico, in cui tutto ciò che vediamo è reale, figlio di decisioni precise dei personaggi; il secondo è come un horror, in cui comanda il soprannaturale e ciò che non esiste. Questo è il terzo film di Strippoli, se non contiamo A Classic Horror Story diretto insieme a Roberto De Feo, e in un certo senso rappresenta un cambiamento di rotta rispetto al passato. Se con La valle dei sorrisi Strippoli aveva volutamente costruito una situazione impossibile, maneggiando la materia del genere ed evocando un’idea vivace di mostruoso, con L’estranea gioca con i sottintesi, i non detti, mostrando e non mostrando allo stesso tempo.
Come tanti altri registi in concorso quest’anno alla Mostra, anche Strippoli ha deciso di parlare di famiglia. La sceneggiatura che ha scritto insieme a Salvatore De Chirico fotografa una situazione eccezionale, di estremo successo, in cui sembra andare tutto bene: abbiamo la madre, interpretata da Jasmine Trinca, il padre, interpretato da Adriano Giannini, e i figli, rispettivamente interpretati da Romana Maggiora Vergano e Andrea Genovese. A un certo punto, però, la figlia ha un incidente e una strana donna (l’estranea del titolo) propone alla madre un patto. Fin dal primo momento siamo portati a pensare che questa donna sia il diavolo, o comunque una figura che vi assomiglia. E Strippoli, per tutto il tempo, si diverte ad aggiungere dettagli, a cambiarli leggermente, a spostare l’attenzione prima su uno e poi su un altro personaggio.
L’estranea, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, è senza ombra di dubbio una delle cose migliori del film. Perché brillante, volutamente esagerata, a tratti feroce e a tratti sensuale. Lascia sempre una domanda quando compare – e compare più volte nel corso del film. È avvolta da un mistero che, nelle mani di Strippoli, diventa uno strumento utilissimo, da usare tanto per ribadire determinati elementi narrativi quanto per mettere in discussione ogni nozione. Quando la madre va dalla figlia per raccontarle la verità, il film trova il suo impianto narrativo e si trasforma in un dialogo a due. Il presente e il passato del racconto sono ben distinti: nel presente le protagoniste sono Romana Maggiora Vergano e Jasmine Trinca; nel passato, c’è un alternarsi continuo di punti di vista e di volti. E non è un caso se L’estranea è divisa in capitoli.
Strippoli non nasconde la violenza nemmeno nelle scene più delicate e intense, è grafico ed estremamente esplicito. È in un altro momento, quando si concentra sulla psiche dei personaggi, che sembra defilarsi, e non lo fa per sminuire la complessità o la densità delle varie situazioni e dei singoli protagonisti, bensì per ribadire questa sospensione nell’interpretazione della storia e del suo significato.
@01distribution Alice Colonna. La figlia perfetta. Finché, in un istante, tutto è cambiato. #LEstranea, il nuovo film di Paolo Strippoli, in Concorso a #Venezia83 e nei cinema dall'8 ottobre. Con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Soggetto e sceneggiatura di Paolo Strippoli e Salvatore de Chirico. Una produzione Propaganda Italia con Rai Cinema in associazione con Dinamo Film in coproduzione con Kazak Productions e Tarantula. Opera realizzata e distribuita con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo. #cinematok #filmdavedere audio originale - 01 Distribution
Un ruolo fondamentale, all’interno de L’estranea, ce l’ha il suono, che scandisce i picchi di massima tensione e che rilancia, anche più delle stesse immagini, lo stato d’animo dei personaggi, in particolare di quello interpretato da Jasmine Trinca. Strippoli vuole distruggere, più che spacchettare, la famiglia. O meglio, vuole distruggere l’idea che abbiamo di famiglia perfetta. E allo stesso tempo la usa come punto di partenza per il suo racconto.
Cerca il ribaltamento, lavora con gli opposti, talvolta con gli estremi, e in questo modo riesce a costruire una storia adrenalinica, intensa, non spudorata o finta ma intelligente. E l’intelligenza, quando si parla di genere, è fondamentale proprio perché è importante trovare un equilibrio, usando tutti gli elementi a disposizione senza ripetersi, senza inseguire a tutti i costi la reazione del pubblico. Se c’è, deve essere naturale.
#BiennaleCinema2026 #Venezia83 #Concorso #Competition pic.twitter.com/5tVud2ocf4
— La Biennale di Venezia (@la_Biennale) July 23, 2026
L’estranea, in concorso alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e al cinema dall’8 ottobre con 01 Distribution, segna un cambiamento rispetto agli altri film di Strippoli anche per un ulteriore motivo. Il film punta chiaramente a coinvolgere un pubblico più ampio, non solo quello appassionato di horror; e questo è, nell’economia del mercato italiano, una scelta quasi forzata, specie per ricevere i finanziamenti che servono per sviluppare un’opera di genere. È un compromesso, sì, ma è un compromesso utile dal punto di vista del racconto e pertanto è funzionale all’obiettivo che si è dato Strippoli.
La domanda alla fine del film rimane: quello che abbiamo visto e la storia che ci è stata raccontata sono veri, oppure frutto della mente della protagonista interpretata da Jasmine Trinca? In questo, L’estranea offre una riflessione sul cinema, sul suo scopo e sul rapporto che si può instaurare tra lo spettatore e il film. Fidarci o insospettirci. Credere o negarsi. Cedere all’esperienza che ci viene proposta oppure provare a crearne un’altra, nostra, dove siamo protagonisti.









































