Paul Schrader insiste con gli uomini tormentati in "The Basics of Philosophy" Il nuovo film del regista arriva fuori concorso a Venezia83, ma convince meno dei precedenti

A parte la breve parentesi di Oh, Canada a Cannes, Paul Schrader ha presentato ogni suo ultimo film alla Mostra del Cinema di Venezia nel corso dell’ultimo decennio. Accade anche in questo 2026 con The Basics of Philosophy, titolo fuori concorso a Venezia83 e ancora una volta su un uomo alle prese con delle domande esistenziali, oltre che con una storia che si concentra sulla ricerca di un senso nonché sulla costante scure della colpa che affligge i suoi personaggi.

È un tema ricorrente nella filmografia dell’autore, che sembra diventato quasi un’ossessione soprattutto in tempi recenti, sin dal First Reformed del 2017 sempre passato in anteprima al Lido, film con protagonista il pastore della chiesa riformata olandese di cui veste i panni Ethan Hawke.

Un film che vuole dire troppo

 Un calvario che deve attraversare anche John Jorissen, professore di filosofia all’università interpretato da Jack Huston. Un insegnante che si interroga, così come fa con i suoi alunni, sulle due domande che ogni persona prima o poi si fa nella vita: perché esiste l’universo? E perché noi stessi esistiamo? Quesiti per cui John ha studiato e su cui continua ad arrovellarsi mentre è alle prese con la scrittura del suo manuale su Baruch Spinoza. E che si faranno ancora più insistenti, soprattutto sul perché e sul come si vive, quando un evento dal passato tornerà a bussare alla sua porta, in contemporanea con la morte del padre.

Nonostante le premesse teoriche ed intellettuali che il mestiere e l’attitudine del protagonista promettono, il John Jorissen di The Basics of Philosophy è il meno affascinante dei personaggi maschili alle prese con complessi e drammi tratteggiati in questa fase artistica da Schrader. L’ombra che ha oscurato ultimamente i protagonisti della sua filmografia si sposta un po’ e non per donare un po’ di luce ai personaggi, bensì trascinandoli lì dove la riflessione diventa leggermente vuota e solipsistica.

La storia è ancora una volta torbida e, sebbene sia spesso difficile empatizzare con questi uomini problematici descritti dall’autore statunitense, stavolta risulta ancora più ostico visto il suo trascorso. Su quel passato, però, il film non posa mai uno sguardo giudicante, interrogandosi anche su un’altra grande tematica: la possibilità o meno del cambiamento. Questo è però anche uno dei limiti dell’opera di Schrader: voler dire tanto, forse anche troppo. Ogni argomento viene declinato con le dovute attenzioni, ma la pellicola apre un bacino di analisi tale che diventa poi inevitabile non tutte arrivino a un punto.

Il meno destabilizzante tra i film di Schrader

Le interpretazioni e la messinscena non aiutano. Jack Huston si impegna e porta a casa la sua performance, ma la drammaticità sovrasta i vari strati da cui il suo personaggio dovrebbe essere schiacciato, non trovandolo mai particolarmente convincente. Soprattutto non  nei momenti di flashback in bianco e nero con il genitore, a cui presta il volto Bill Pullman. Chi gli gira attorno è al suo stesso livello, forse anche al di sotto. Alla collega Sofia Boutella, ad esempio, viene riservato un ruolo marginale e non esplorato con cui può fare ben poco.

 Nonostante poi lo stile asciutto di Paul Schrader, insieme ad un montaggio che va chiudendosi sul nero e una certa pulizia dell’immagine, la patina del film aggiunge un’ulteriore distanza tra l’opera e il pubblico. Non contribuisce nemmeno la fotografia di Sean Price Williams, che risulta piatta e asettica.

Anche con una comparsa inappropriata di Spinoza che prende vita (gli presta il volto Karl Glusman) e un cameo dell’amico Richard Gere di pochi minuti, The Basics of Philosophy è il meno destabilizzante dei film sugli uomini e i loro demoni dell’attuale parentesi di vita di Schrader. Il collezionista di carte (2021) e Il maestro giardiniere (2022), oltre al già citato First Reformed, erano di tutt’altra sostanza. 

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