
Secondo Ikea, chi abita nel disordine lo fa per scelta Un nuovo report del brand svedese racconta come abitiamo davvero
Quante volte ci siamo affannati pur di mettere a posto il disastro che avevamo lasciato in casa prima che arrivasse un ospite? Magari poi lo abbiamo accolto con uno «C’è un po’ di disordine, scusami!», ottenendo in risposta un’occhiata interrogativa perché in realtà il disordine non era visibile. Per forza: abbiamo infilato tutto nell’armadio all’ultimo.
Il punto è che uno ci prova anche a mantenere la casa immacolata come quella che vediamo su Pinterest, con la camera impeccabile e il carrello dove mettere i libri piuttosto che tenerli per terra. Ma la casa perfetta non la vuole più nessuno: a dirlo, numeri alla mano, è Ikea, che questa primavera ha chiesto a più di trentamila persone in 31 paesi, Italia compresa, come abitano davvero le proprie case, raccogliendo tutto nel report “Finding Meaning in the Mess”.
Un senso nel caos
@grombot3000 Brb i need to go apologize to my mom for not putting my dishes away #imsorrymom #messyroommate #mother #iamamother female rage - bel6va
Il “senso del disordine” di cui parla Ikea è che in realtà sentiamo una casa immersa nel caos più autentica rispetto a una casa minimalista. Non importa se abitiamo in 45 metri quadri serrati: il 59% degli intervistati afferma che preferisce una casa vissuta, mentre l’82% conserva ancora oggetti che ormai non usa più solo perché conservano un certo significato sentimentale.
Per quanto il disordine possa rappresentare la nostra identità, a un certo punto si dovrà pur sistemare . Secondo il report di Ikea in quasi quattro case su dieci c’è qualcuno che lascia le cose in giro e prega che se ne occupi un altro. E alla fine, soprattutto in convivenza, alla fine un altro cede davvero, nonostante non sia il proprio compito e dando via alle liti. Ikea la chiama «La protesta silenziosa» e il campo di battaglia è la cucina. Per un intervistato su quattro infatto i piano di lavoro è la superficie più difficile da tenere sgombra, e per il 37% è il punto della casa che scatena più litigi, più di qualsiasi altra stanza.
Una casa che sia casa
adhd moving nightmare: having to pack up the Drawer Of Doom
— b (@bmoneyybaby) May 27, 2023
Ed è giusto parlare anche di tutti gli oggetti perduti, ma mai dimenticati. I dati riportati dal report dimostrano che più di un ragazzo della Gen Z su dieci passa mezz’ora al giorno a cercare il cavo del caricatore. In India, la caccia arriva a ben 80 minuti in media al giorno. Non sono spariti per magia, ma sono nella maggior parte dei casi stati risucchiati da quello che Ikea chiama «drawer of doom»: il posto dove vanno a vivere le cose che non abbiamo il coraggio di sistemare, e ciò che troviamo al loro interno dipende dall’età.
Gli uomini boomer, in più della metà dei casi, conservano in questo cassetto cavi di apparecchi che non possiedono più e chissà se sono ancora in produzione. E il report sostiene che c’è chi ha risolto il problema dello spazio ridotto e dei cassetti strapieni alla radice: usando il forno come armadio. In Corea del sud lo fa una persona su cinque.
Alla fine però, non conta se l’armadio viene riempito all’ultimo per vergogna. Non importa neanche se chi definisce che il disordine un’espressione della propria creatività è un po’ solo, seguito da un misero 15%. Il caricatore prima o poi salta fuori, il chaos prima o poi viene sistemato. L’importante è che casa sia casa, sia nostra. E che sia un posto in cui nessuno ci chiede di essere perfetti.














































