Come si vestono gli studenti in giro per il mondo? Qualche fun fact per prepararsi al rientro in aula

Come si vestono gli studenti in giro per il mondo? Qualche fun fact per prepararsi al rientro in aula

L’estate se ne va, metà settembre è qui e per milioni di studenti in giro per il mondo è arrivato il momento di tornare a scuola. In Italia, il back to school non comporta grandi riflessioni sul guardaroba, almeno non dal punto di vista delle regole. Nella maggior parte dei licei del Bel Paese non esiste una vera uniforme scolastica e, salvo qualche indicazione più o meno rigida, ognuno è libero di presentarsi in classe come preferisce.

Negli anni, però, ci sono stati articoli che hanno segnato generazioni di italiani tra i banchi: la tracolla Gola, il bomber dei paninari, le Converse scritte a penna e distrutte. In molti Paesi, invece, il modo in cui ci si veste per andare a scuola segue codici estremamente precisi, che possono stabilire dettagli specifici come la lunghezza di una gonna o il colore delle calze, fino al tipo di acconciatura.

Per combattere insieme l'ansia da rientro, vediamo come si vestono i liceali in giro per il mondo.  

Inghilterra

Se oggi pensiamo alla classica uniforme scolastica, composta da blazer, camicia, cravatta e stemma ricamato, buona parte dell’immaginario arriva dall’Inghilterra. Le sue origini sono antichissime: già nel Medioevo esistevano prescrizioni sull’abbigliamento degli studenti, mentre nel 1552 la Christ’s Hospital School nel West Sussex introdusse quella che viene generalmente considerata una delle prime uniformi scolastiche obbligatorie.

Ancora oggi, l’uniforme rimane diffusissima nelle scuole inglesi, pubbliche e private, anche se il modo in cui viene indossata è tutt’altro che uniforme. Gli studenti portano ormai le cravatte allentate, accorciano le gonne, indossano gioielli e accessori personali per riuscire a esprimere il loro stile personale anche in una giornata qualunque dietro ai banchi. 

Giappone

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Poche uniformi scolastiche sono diventate culturalmente rilevanti quanto quelle giapponesi. Il seifuku alla marinara e il gakuran maschile hanno superato da tempo i cancelli delle scuole, entrando in manga, anime, moda e pop culture. È soprattutto negli anni Novanta che la divisa giapponese è diventata uno strumento di ribellione.

Le kogal, liceali legate alla più ampia sottocultura gyaru, iniziarono a modificare deliberatamente l’uniforme: gonne accorciate, capelli tinti, make-up marcato e soprattutto enormi scaldamuscoli che coprono le scarpe, spesso platform. Ancora oggi l’uniforme scolastica giapponese vive una doppia identità, contemporaneamente simbolo di disciplina e tela da personalizzare, sovvertire e trasformare in moda.

Vietnam

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In Vietnam l’uniforme scolastica incontra direttamente uno dei simboli dell’identità nazionale: l’áo dài. Il lungo abito indossato sopra i pantaloni, nella sua versione generalmente bianca, è ancora utilizzato dalle studentesse delle scuole superiori, anche se modalità e giorni possono cambiare a seconda dell’istituto. Nel tempo, l’immagine delle ragazze in áo dài bianco è diventata un simbolo della cultura popolare vietnamita, comparendo in canzoni, poesie e dipinti

Repubblica Dominicana

In Repubblica Dominicana, fino a pochi anni fa, il colore della polo permetteva praticamente di capire da quale parte del Paese arrivasse uno studente: bordeaux nel Cibao Central, giallo nel Cibao Norte, turchese nel Sud, verde nell’Est e blu nell’area di Santo Domingo. Dall'anno scolastico 2024-2025, però, il sistema si è uniformato, introducendo un’unica combinazione nazionale composta da polo azzurro chiaro, pantaloni blu navy e calze bianche. La scelta dei pantaloni per tutti gli studenti è stata presentata dal Ministero anche come una questione di uguaglianza, praticità e tutela degli studenti. 

Bhutan

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In Bhutan andare a scuola significa indossare qualcosa di molto diverso dal solito blazer occidentale. In molti istituti l’uniforme coincide infatti con l’abito tradizionale bhutanese: il gho, veste al ginocchio stretta in vita, per i ragazzi, e la kira, lunga fino alle caviglie, per le ragazze. I regolamenti degli istituti possono essere estremamente precisi: stabiliscono lunghezze, accessori, scarpe, calze e perfino quali elementi possano essere indossati sotto il gho o sopra la kira

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