
All'AI basta davvero aprire una caffetteria per sembrare umana? Sempre più aziende tecnologiche stanno aprendo pop-up store e caffè in giro per il mondo per cambiare reputazione
Alcune delle principali aziende attive nel campo dell'intelligenza artificiale stanno investendo in iniziative lontane dal loro ambito di riferimento, ovvero la tecnologia. Realtà come Anthropic, Perplexity ed ElevenLabs, tra le altre, hanno lanciato pop-up store in diverse grandi città degli Stati Uniti e non solo, con l'obiettivo di far conoscere più o meno indirettamente i propri prodotti, costruendo una relazione con il pubblico locale e rendendosi maggiormente riconoscibili.
Lo scorso anno, Anthropic ha aperto un pop-up store nel West Village di New York: l’iniziativa, chiamata Zero Slop Zone, faceva parte della campagna “Keep Thinking” e proponeva un ambiente volutamente privo dei dispositivi e delle dinamiche normalmente associate all’uso dell’AI. Il termine «slop» nel nome del progetto non è casuale: da tempo viene usato per indicare in modo dispregiativo le immagini dozzinali, cheap, derivative e lontane dal buon gusto generate massicciamente con l’intelligenza artificiale. "Zero Slop Zone" significa quindi, in sostanza, uno spazio libero da questo tipo di contenuti.
Anthropic, che sviluppa il chatbot Claude, per l'occasione aveva quindi creato uno spazio in cui l’AI non veniva utilizzata, e che paradossalmente funzionava di fatto come una caffetteria dove fermarsi a studiare: l'uso di smartphone e laptop era scoraggiato, mentre a disposizione dei visitatori c'erano libri, penne e carta oltre a cappellini con la scritta “Thinking”. L’idea alla base dell’iniziativa era presentare Claude come uno strumento che aiuta le persone a pensare, anziché come un sistema che pensa al loro posto.
Il caso Cafe Curious di Perplexity a Seoul
@curious6470 Cafe Curious Come join us in the heart of Cheongdam, Seoul for some great coffee #cafecurious#perplexity#seoulcafe#이정재#artistcompany 오리지널 사운드 - cafecurious_kr
Anche Perplexity, con il suo Cafe Curious a Seoul, ha scelto una formula simile a quella seguita da Anthropic con il progetto “Zero Slop Zone”. Dall’esterno, il locale aveva l’aspetto di una normale caffetteria di quartiere, senza particolari riferimenti al mondo della tecnologia. Nel seminterrato, però, era presente un computer collegato a Perplexity Pro, la versione a pagamento del motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, che offre funzioni e capacità di ricerca più avanzate rispetto alla versione gratuita. I visitatori potevano quindi inserire una domanda e osservare la risposta generata dal sistema.
In questo modo, l’utilizzo del tool di Perplexity diventava parte dell’esperienza del locale senza trasformare l’intero spazio in uno showroom tecnologico. L’obiettivo dell'iniziativa, inoltre, non era soltanto promuovere il prodotto di punta dell'azienda, ma creare un contesto fisico e sociale attorno a un servizio che normalmente viene utilizzato online e in solitaria.