Lo sapevate che esiste una versione italiana di "The Invite"? La commedia di Wilde nasce dallo stesso copione che nel 2022 aveva portato Claudio Bisio a cena dai vicini

Lo sapevate che The Invite - Il piacere è tutto nostro di Olivia Wilde è un remake? E lo sapevate che esiste una versione italiana del 2022 con protagonisti Claudio Bisio, Vittoria Puccini, Valentina Lodovini e Vinicio Marchioni?

All’opera originale Sentimental del 2020, diretta da Cesc Gay e a sua volta basata sull’opera teatrale dello stesso regista, è arrivato per primo Paolo Costella, che l’ha adattata insieme a Giacomo Ciarrapico per Vicini di casa, sostituiti poi per la variante statunitense dagli sceneggiatori Will McCormack e Rashida Jones (sì, la stessa di The Office e Parks and Recreation). Ma i due film non sono le uniche trasposizioni: anche la Francia, la Corea del Sud e la Svizzera hanno la loro versione, a dimostrazione del potenziale di adattabilità della storia.

Una casa e quattro personaggi

@iwonderpictures Quando c'è intesa, non serve altro... THE INVITE - IL PIACERE È TUTTO NOSTRO di Olivia Wilde, con Olivia Wilde, Seth Rogen, Penélope Cruz ed Edward Norton, è al cinema dal 16 settembre e in anteprima in tutta Italia l'1 e il 2 settembre. #TheInvite #IWonderPictures #CinemaTok #DaVedere suono originale - I Wonder Pictures

Non serve molto, in fondo, per fare il proprio The Invite. Servono una casa, quattro personaggi e la giusta chimica che intercorra tra di loro per costruire un film che sia interamente ambientato all’interno di un unico luogo e sviluppato in una sola unità di tempo. Ognuno, poi, può colorire la sceneggiatura con le proprie peculiarità nazionali. Ci saranno temi e rimandi locali, argomenti o usi e costumi che più si abbinano ad ogni variante. Il cuore però del racconto rimane solido, intatto, un soggetto di ferro in cui poi sta agli sceneggiatori e agli interpreti declinarlo alla propria maniera, sperando di non sciupare l’intuizione eccellente dell’opera originale.

Il sesso come detonatore della storia 

L’incidente scatenante di The Invite, così come del resto delle sue trasposizioni, è un invito a cena da parte di una coppia sposata con degli evidenti problemi di comunicazione e dei vicini zelanti che non solo hanno un’ottima intesa sessuale, ma ci tengono a condividerla anche con gli altri. Un po’ perché le loro prodezze al letto si sentono attraverso i muri, un po’ perché sarà proprio la vita sessuale delle due coppie a venire messa a tavolino, varco d’ingresso per scavare a fondo nei disagi che ognuno dei personaggi porta sul vassoio. Non sono riservati infatti solamente al duo più conservativo i problemi di una relazione che il film vuole portare ad ebollizione, con le coppie che non sono l’una il riflesso dell’altra, ma singolarità che vengono messe di fronte per analizzare cosa, ad un certo punto, è andato storto. 

E poi sì, c’è il sesso. Il sesso come grimaldello per fare scoppiare la situazione nelle quattro mura adibite a palco per i protagonisti. Il sesso come possibilità che riserva, però, troppe incognite: può essere rigenerante, può essere deludente, può essere pieno di aspettative, ma può essere anche la fine di un rapporto. In fondo il sesso, come molte delle tematiche messe in gioco da The Invite (remake & Co.), è un elemento che accomuna tutti, un passepartout per addentrarsi nei segreti e nelle intimità delle persone, oltre che stuzzicante interazione su cui scherzare. 

La regia ritmata di Olivia Wilde è perfetta per The Invite 

@cinemasolace

Olivia Wilde’s THE INVITE was made independently using a single location and only 4 actors — Wilde, Penélope Cruz, Edward Norton & Seth Rogan. Netflix offered Wilde $20M to buy the film, but she turned it down for a deal that ensured a theatrical release. It is now one of the most acclaimed films of the year with all 4 actors being touted as Oscar contenders.

original sound - Cinema Solace

Ciò che fa proprio Olivia Wilde, alla terza regia dopo il debutto nel 2019 con La rivincita delle sfigate e l’accoglienza più che tiepida del Don’t Worry Darling del 2022, è gestire come una direttrice d’orchestra le differenti melodie dei suoi interpreti: Seth Rogen, Penélope Cruz, Edward Norton e se stessa. La regia di Wilde dà alla sceneggiatura di Jones e McCormack ritmo, ironia e tensione, non adagiandosi lasciando fare tutto alla piega inattesa che prende l’invito del titolo, ma facendo sì che a risaltare siano le performance dei suoi attori e la sintonia che riescono a creare. Il contenuto è stimolante, ma è come viene diretto ed eseguito ad aggiungere quel quid in più che, ad esempio, la versione italiana non ha. È la sinergia tra interpreti, la direzione cadenzata di Wilde e il fatto di saper restituire una gamma ampia di opinioni e reazioni umane che generano una giostra da cui si scende appena in tempo prima che venga il mal di testa.

L’invito è quindi rivolto agli spettatori, accolti in una casa che nasconde non detti e se li urlerà addosso almeno per una serata. Un acquario da cui poter osservare i personaggi come pesci rossi con pulsioni e ritrosie, con desideri ancora accesi e alcuni annullati. È l’intuizione di un’opera declinabile in quante più trasposizioni perché, in qualsiasi parte del mondo, potremmo essere noi quelli ritratti - anche se, allo stesso tempo, ci auguriamo che non sia così. 

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