I data center stanno invadendo le nostre città Più aumenta la domanda di intelligenza artificiale, più aumenta anche tutto quello che serve per farla funzionare

Dietro una semplice richiesta ai chatbot più popolari, si nascondono edifici enormi pieni di server, chilometri di cavi, sistemi di raffreddamento, sottostazioni elettriche e infrastrutture che occupano una quantità crescente di spazio. Secondo l’International Energy Agency, entro il 2030 il consumo elettrico globale dei data center potrebbe superare i 945 TWh all’anno, più dell’attuale consumo di elettricità del Giappone. L’AI sarà il principale motore di questa crescita e i server utilizzati per i nuovi carichi di calcolo sono destinati a consumare sempre più energia.

Questa infrastruttura sta diventando anche un tema architettonico e urbanistico. I data center hanno bisogno di grandi superfici, connessioni alla fibra, accesso continuo all’elettricità e sistemi capaci di smaltire una quantità enorme di calore. La posizione di un edificio del genere dipende quindi dalla rete energetica, dall’acqua disponibile, dal terreno, dalle infrastrutture circostanti e dalla distanza dagli utenti che dovrà servire. Elementi che fino a qualche anno fa sembravano appartenere soprattutto al mondo dell’IT stanno iniziando a entrare nei piani urbanistici delle città.

Perché Milano sta diventando la capitale italiana dei data center

@girachetipassa

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Milano è già uno dei luoghi migliori per osservare quello che sta succedendo. Una ricerca del Politecnico di Milano pubblicata a febbraio ha censito 33 data center attivi nella Città Metropolitana, altri 10 in costruzione e 23 in fase di valutazione. Quelli già operativi concentrano circa il 68% della potenza nominale installata a livello nazionale. I nuovi progetti sono inoltre molto più grandi dei precedenti e stanno spingendo verso il modello dei data center campus, complessi composti da più edifici e capaci di raggiungere potenze molto elevate.

La conseguenza si vede direttamente sulla mappa della città. A Rubattino, per esempio, è in fase di istruttoria un progetto che destina un’area di circa 66 mila metri quadrati alla costruzione di un data center. Il piano del Comune di Milano prevede un grande volume rettangolare alto circa 25 metri, insieme alle infrastrutture energetiche e di accesso necessarie al suo funzionamento. Una parte della trasformazione riguarda anche lo spazio pubblico e le connessioni con la stazione di Lambrate. Il data center entra così dentro un progetto urbano più ampio, accanto a piste ciclabili, verde, mobilità e servizi.

La scala dei progetti rende inevitabile anche una domanda sul suolo. Nella stessa mappatura il Politecnico individua nell’area milanese 13 data center in costruzione o valutazione previsti su terreni ancora permeabili o agricoli: insieme occuperebbero circa 120 ettari, l’equivalente di circa 160 campi da calcio. Una parte consistente dei progetti utilizza ex aree industriali, ma gli impianti più grandi tendono ad avere bisogno di superfici sempre maggiori.

Quanto suolo ed energia consumano i data center?

C’è poi l’energia. A Londra questo rapporto è già diventato un problema urbano. Nel 2025 la London Assembly ha spiegato come la crescita della domanda elettrica, alimentata anche dalla forte concentrazione di data center nell’ovest della città, abbia contribuito a saturare parti della rete. In alcune aree di Hillingdon, Hounslow ed Ealing la scarsità di capacità disponibile ha rallentato persino la connessione di nuove abitazioni. Case e infrastrutture digitali finiscono quindi per competere, almeno temporaneamente, per la stessa risorsa.

Il raffreddamento apre un’altra questione. I server producono calore continuamente e mantenerli alla temperatura corretta richiede sistemi che possono utilizzare energia e acqua in quantità molto diverse a seconda della tecnologia, del clima e del luogo in cui vengono installati. Uno studio del Lawrence Berkeley National Laboratory ha rilevato differenze enormi nel consumo idrico dei workload dei data center, mostrando quanto la scelta del server, del sistema di raffreddamento e persino della rete elettrica locale possa cambiare l’impronta complessiva di una stessa operazione digitale.

La localizzazione diventa quindi parte del progetto. Dove costruire, quanta energia utilizzare, come raffreddare le macchine, cosa fare del calore prodotto e quale terreno occupare sono decisioni che coinvolgono ormai amministrazioni, urbanisti, progettisti e cittadini.

L’Europa vuole costruire sempre più data center per l’intelligenza artificiale

L’Europa sta accelerando proprio in questa direzione. Con il Cloud and AI Development Act, presentato a giugno, la Commissione punta almeno a triplicare la capacità europea dei data center nei prossimi cinque-sette anni. Tra i punti centrali della proposta ci sono procedure più rapide per realizzare nuovi impianti e un migliore accesso a energia, terreno e acqua. Parallelamente l’UE sta sviluppando le AI Gigafactories, infrastrutture pensate per riunire oltre 100 mila processori avanzati e addestrare modelli di nuova generazione.

In Lombardia il fenomeno è già abbastanza grande da avere prodotto una legge specifica. La Legge regionale 11/2026, approvata a giugno, disciplina la realizzazione e l’ampliamento dei data center e introduce criteri legati a consumo di suolo, risorse idriche, recupero delle aree dismesse, efficienza energetica e riutilizzo del calore. Ad agosto la Regione ha definito anche le nuove priorità insediative ed energetico-ambientali per i progetti futuri. Il tema è entrato ufficialmente nella pianificazione del territorio.

Proprio il calore prodotto dai server potrebbe diventare uno degli aspetti più interessanti di questa nuova architettura. In Finlandia, Fortum e Microsoft stanno integrando due grandi data center con la rete di teleriscaldamento dell’area di Espoo, Kauniainen e Kirkkonummi. Il progetto punta a recuperare il calore generato dai server e utilizzarlo per riscaldare edifici e acqua domestica; a regime potrebbe coprire circa il 40% della domanda di teleriscaldamento dell’area. Le prime infrastrutture per la produzione di calore sono entrate in funzione nel maggio 2026.

Come i data center dell’AI stanno cambiando le città

@ground.level.livin Turn your volume up. This is what some people say it sounds like to live next to a large AI data center—day and night. In Dowagiac, Michigan, residents sued after alleging a nearby data center operated continuously with noise levels reaching around 78 decibels outside their homes. According to the lawsuit, instead of addressing the noise, the company offered to buy some homeowners' properties. One family says they've lived on that street for nearly 100 years. And it's not the only community raising concerns. In Wisconsin, Microsoft is facing a proposed class-action lawsuit over noise from a data center that nearby residents say can be heard from more than a mile away. In Northern Virginia, where one of the world's largest concentrations of data centers is located, many facilities are built close to residential neighborhoods, prompting ongoing debates about noise, land use, and quality of life. The conversation around AI infrastructure is often focused on jobs and economic growth. But for many communities, the discussion also includes 24/7 industrial noise, increased energy demand, water consumption for cooling, diesel backup generators, and the long-term impacts of living next to this type of development. From water concerns in Oregon, Georgia, and California to utility costs in Louisiana, and now noise complaints in Michigan and Wisconsin, more communities are asking the same question: Should neighborhoods bear these impacts so the rest of us can use AI? #DataCenters #ArtificialIntelligence #AI #Michigan #NoisePollution original sound - Ground Level Living

È una possibilità che cambia anche il modo di pensare questi edifici. Il data center può diventare una componente di un sistema energetico urbano, può occupare un’area industriale dismessa, cedere il proprio calore al quartiere e condividere alcune infrastrutture con il territorio. La qualità del progetto dipenderà sempre di più da queste relazioni. Per anni l’architettura della tecnologia è rimasta quasi invisibile. Abbiamo visto smartphone sempre più piccoli, computer più sottili e servizi digitali sempre più veloci mentre gli edifici necessari a sostenerli diventavano progressivamente più grandi, mentre l’AI sta accelerando questa distanza.

Nei prossimi anni una parte della sua crescita passerà da costruzioni alte decine di metri, nuove sottostazioni, centinaia di ettari di terreno e reti energetiche progettate intorno alla potenza di calcolo. A Milano il processo è già iniziato. L’intelligenza artificiale sta quindi entrando nelle città anche prima di diventare visibile nei robot, nei trasporti o negli edifici intelligenti. Lo sta facendo attraverso l’infrastruttura necessaria per esistere. E potrebbe essere proprio quella, molto più silenziosa e meno spettacolare, una delle architetture che cambieranno maggiormente il paesaggio dei prossimi anni.

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