
Ryan Murphy ha rovinato "The Shards"? La trasposizione, curata anche da Bret Easton Ellis, convince solo a metà
Quando è stata annunciata la produzione della serie The Shards è seguito subito il malcontento per la presenza di Ryan Murphy tra le fila dell’adattamento. Il creatore di cult come Glee e American Horror Story ha preso negli ultimi anni una deriva che anche i fan più accaniti non sempre hanno apprezzato. Una iper-estetizzazione del suo gusto spiccatamente camp e un po’ kitsch che se a volte ha fatto il successo dei suoi titoli negli ultimi tempi ha trovato con più difficoltà il sostegno anche degli appassionati.
Altro motivo dello scontento era la base da cui la nuova serie partiva ovvero la personalità così definita del romanzo di Bret Easton Ellis. I lavori dello scrittore sembrano all’apparenza agli antipodi rispetto alla visione del creativo televisivo. Murphy invece a quanto pare ne ha conquistato la fiducia, lavorandoci anche fianco a fianco. È infatti una collaborazione alla pari quella che ha portato alla realizzazione dello show per Disney+, La trasposizione è curata da entrambi e si firmano insieme come ideatori della versione seriale de Le schegge.
L'equilibrio tra Ryan Murphy e Bret Easton Ellis
@theshardsfx Where everyone's dying to belong. FX’s The Shards premieres 8/5 on FX | Hulu.
Sly Fox - FX’s The Shards
Il disappunto verso il progetto è proseguito con il rilascio delle prime immagini della serie. Davanti ai protagonisti immersi in una piscina blu elettrica, molti hanno parlato da subito della "Ryanmurphizzazione" del libro pubblicato nel 2023, dando così conferma della loro contrarietà verso l’adattamento.
Sebbene da un punto di vista estetico l’impatto iniziale non possa che aver alimentato il dubbio sulla mano dello showrunner, si rimane sorpresi da come il risultato sia un equilibrio tra il tocco di Ryan Murphy e quello di Bret Easton Ellis. Entrambi spiccano attraverso le dieci puntate dello show, lasciando di volta in volta l’uno il passo all’altro in una danza letale e attrattiva, fulcro del romanzo.
Dal romanzo alla serie, tra fedeltà e libertà
La serie parte come una trasposizione fedele, che va man mano prendendosi delle libertà rispetto alla pagina scritta. Vaga per i territori della serializzazione e deve sottostare alle regole di un altro medium. Questa vicinanza al romanzo si ritrova in particolare nella voce fuori campo che esprime i pensieri del Bret del libro, un’operazione di autofiction in cui lo scrittore si mette in prima persona a raccontare i fatti sanguinosi e spiazzanti capitati nel suo ultimo anno scolastico. È il 1981, data in cui ogni cosa è cambiata ed è avvenuto il passaggio dall'’innocenza all'età adulta.
Il voice over offre spezzoni del libro narrati dal protagonista Bret, interpretato da Igby Rigney, e alcuni dei dialoghi si rifanno al lavoro di Ellis al punto da sentire la presenza dello scrittore dietro alle espressioni dei personaggi. A questo rispetto per le sue parole si aggiunge un lavoro di invenzione, che modifica alcuni dei risvolti della storia sui serial killer e le sette della Los Angeles degli anni Ottanta.
E mentre la serie si legittima attraverso la presenza e la mano dello scrittore, viene portata a termine con diversi cambiamenti, alcune aggiunte e inevitabili conseguenze. Negli episodi è facile ritrovare il Ryan Murphy che ha sempre trattato l’universo degli adolescenti, del mondo dei ricchi in cui tutto è insieme raffinato e volgare, e dei disagi e le paure che contraddistinguono la gioventù.
Il problema di "The Shards"
@hayeswarner.hq just about 2 weeks until we get the shards #theshards #80s #Summer #thriller #nostalgia original sound - Our Space Radio
Privandoci infatti per un secondo dei pregiudizi e si mitiga il proprio pensiero personale sull’operato di Ryan Murphy nel corso della sua carriera, diventa presto chiara la ragione per cui è esattamente a lui che è stato dato in mano Le schegge. Per quanto possiamo non apprezzarlo, o aver smesso di farlo col tempo, è facile trovare i punti di contatto che possono aver portato una produzione ad accettare la sua versione della storia. Una versione che prende il lato sexy, fascinoso, pacchiano e trivialmente benestante degli studenti della Buckley e del loro contesto scolastico e familiare, fatto di ville con piscina, genitori assenti, scappatelle e droga nelle borsette.
Se poi Le schegge in versione serie ha qualche problema non è solamente a causa della personalità narrativa ed estetica di Murphy in senso assoluto. È insieme a Ellis che ha creato un’atmosfera sospesa in cui i personaggi fluttuano come in una bolla al di sopra delle colline di Beverly Hills. Il titolo pecca piuttosto nell' essere qualcosa che, nolente o dolente, si è già visto e che perciò intriga ma non fino in fondo.
Uno show che incuriosisce come sa fare il romanzo, vista la vicenda terrificante del Pescatore a strascico che racconta. Ma ala sua aria sospesa diventa sempre più rarefatta di episodio in episodio, perdendo terreno con lo spettatore, che può continuare ad osservare la serie ma non è detto sarà al cento per cento coinvolto.
Un rito di passaggio
watching the shards right now and idk if i’m just drunk off french 75s or if this is the most talentless screenwriting and acting i’ve seen on tv in years.
— pal (@pmoneyy666) August 6, 2026
Le puntate iniziali sanno come catturare l’attenzione, ma è nel mantenimento che The Shards si sgonfia. Si lascia guardare, ma non alza l’asticella del disagio che invece la storia richiederebbe. Il terrore del serial killer e delle sette che invadono i quartieri dei personaggi sono la disillusione verso cui i giovani andranno incontro, il simbolo della fine di un qualcosa. Una soglia che oltrepassata è piena di insidie e di terrore.
È un rito di passaggio che il libro racconta in modo viscerale e che la serie riesce a riportare a tratti. Il fulcro della storia di Bret e i suoi compagni rimane quantomeno intatto pur rivisto e modificato, con meno fascino di ciò che traspare dalla carta stampata. Una trasposizione i cui intenti sono rispettabili seppur non sempre propriamente centrati.