"Adults" e l’importanza di essere una sitcom oggi Alla sua seconda stagione, la serie ideata da Ben Kronengold e Rebecca Shaw è ancora più irresistibile

Adults è arrivata con la sua seconda stagione e non ne possiamo fare a meno. Non possiamo, ma dobbiamo, perché la serie comica ideata da Ben Kronengold e Rebecca Shaw, proprio come al suo debutto nel 2025, è composta solamente da otto puntate (nove, se contiamo un episodio speciale). 

La serie originale FX, in streaming negli USA su Hulu e in Italia su Disney+, si è aggiudicata a pieno titolo la nomina di sitcom, appellativo che da anni le serie non riescono a farsi assegnare con facilità. Non è solo questione di durata: andando indietro nel tempo, le sitcom sono sempre state quei prodotti lunghi circa trenta minuti, ma il punto è che sapevano farci ridere lasciandosi guardare con la facilità con cui si manda giù del comfort food, che si tratti di gelato, patatine fritte o una fetta di pizza. 

Una qualifica démodé 

Negli anni, altri progetti si sono avvicinati al titolo di sitcom, rispettando unità di tempo e spazi (le sitcom hanno sempre le stesse ambientazioni), ma qualcosa ha sempre frenato sia il pubblico che le stesse produzioni, forse perché la qualifica sembrava insieme sminuente e démodé. Solo Abbott Elementary è riuscita a conquistarla, pur con la tentazione di definirsi una comedy, così come What We Do in the Shadows. Non è un caso che entrambe seguano lo stile del mockumentary, genere tra i più amati per i prodotti comici.

Le sitcom, dal 2010-2015 in poi, sono state sempre declinate in comedy. La pluripremiata Hacks è una comedy; Shrinking, tra i prodotti di AppleTV+, è una comedy, anzi una dramedy, così come lo è anche la compare Ted Lasso. Rooster, arrivata nel 2026 su HBO Max, è una comedy. Solo Scrubs, col suo ritorno quest’anno grazie alla decima stagione, può ancora essere considerata a tutti gli effetti una sitcom (pur con le sue venature tragiche, presenti anche nella serie originale), titolo di cui può però avvalersi poiché fedele al suo spirito di un tempo, fermo ancora a quando arrivò per la prima volta nel 2001. 

Adults se n'è fregata, e ha solcato la sua strada anche se non sembrava più il momento di fare sitcom. Ha guardato al passato di Seinfeld, si è apertamente ispirata al cult Friends, ha fatto del contenitore breve il proprio punto di forza e ha mescolato insieme un umorismo pungente e irrefrenabile abbinandolo alla società e agli usi e costumi attuali che la rendono perfetta per parlare alla Gen Z, la stessa che la sua sitcom di riferimento non l’ha mai avuta. Il risultato è irresistibile.

Ci sarà una terza stagione? 

In cinque dentro ad un appartamento nel Queens, a New York (città delle sitcom per antonomasia), i protagonisti di Adults sono dei ventenni a metà della loro vita in cui sono ancora giovani ma vedono avvicinarsi i trent’anni. Protagonisti che devono confrontarsi con tutte le avversità che i loro predecessori hanno conosciuto, dai problemi nel trovare lavoro al cercare di mantenere in piedi una relazione fino al conciliare la vita vera con le proprie aspettative. 

In Adults troviamo ciò con cui dovevano destreggiarsi Monica, Ross, Phoebe, Joe, Chandler e Rachel, solo che un coinquilino può essere fluido e al bar si ordina un matcha latte invece che un cappuccino. Adults è la risposta alle paure, ai disagi, ai turbamenti e alle difficoltà di una generazione che ha modi di dire tutti suoi, punti di riferimento nuovi, un mondo che adesso può rispecchiarsi nel piccolo schermo come non aveva fatto prima. Con personaggi che parlano come i giovani, hanno le stesse references dei giovani, che non ne sono una caricatura, pur nel loro eccesso. E che possono anche conquistare un pubblico trasversale con la caratterizzazione delle loro personalità, con le interpretazioni del cast e una scrittura che a più riprese sa essere non semplicemente divertente, ma esilarante; che con la seconda stagione alza ancora di più l’asticella, calzando bene le proprie scarpe e abbracciando la sua stupenda anima da sitcom.

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A differenza però della cugina Friends e di tutte le altre sitcom compari, gli episodi di Adults sono molto più esigui. Se la serie riflette il mondo di oggi, ciò avviene anche con i modi e i tempi di produzione che, al contrario di un’industria televisiva passata che ci intratteneva con venti e più puntate (l’ultima stagione di Friends era quella con meno episodi ed arrivava comunque a diciotto), si sono adattati alle regole del binge-watching che spesso significa un rilascio più compatto. Giusto la già citata Abbott Elementary è arrivata a venti e più puntate con le sue stagioni, la quale non deve però rispettare le conformità delle serie in streaming avendo come primo passaggio la messa in onda sul canale statunitense della ABC. 

E quindi non ci resta che vedere la seconda stagione di Adults, fare un rewatch della prima, sperare che abbia sempre più successo e che per una terza stagione, se e quando verrà rinnovata, diventi una sitcom in tutto e per tutto, non solo con otto, ma con dieci, quindici, venti e più episodi. 

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