
Com'è il nuovo "Resident Evil"? Dopo "Weapons" Zach Cregger si è lanciato nel mondo dei videogiochi
Nel 2025 fu Weapons, ora è Resident Evil. Un proseguimento di carriera particolare per Zach Cregger, lanciato nel 2022 dall’horror Barbarian e arrivato già ad una saga al terzo film da solista come sceneggiatore e regista. Il richiamo dei soldi, in fondo, è irresistibile, ma anche prendere in mano un’operazione videoludica portata per la prima volta al cinema nel 2002 e bisognosa di rinnovamento può essere una sfida per un autore. Un mettersi alla prova per dimostrare di saper piegare un classico alla propria volontà, unendo insieme le esigenze di un’industria che punta su titoli sicuri e l’intraprendenza di un creativo che può veder galoppare i propri desideri.
Così Cregger arriva al progetto rimandato più volte dalla Constantin Film, la quale detiene i diritti cinematografici del franchise, appaltati dall’azienda giapponese Capcom. Dopo l’insuccesso della pellicola del 2021, Resident Evil: Welcome to Raccoon City, si è tentato il rilancio del marchio con una serie per Netflix, mai andata in porto. Ad inizio 2025 il regista statunitense viene dunque chiamato a bordo per realizzare il secondo tentativo di reboot di Resident Evil (prima dell’uscita di Weapons), posizionandosi a metà con un racconto in parallelo agli eventi del videogioco Resident Evil 2 del 1998, sebbene collocati in epoca moderna, oltre che una storia completamente nuova che sceglie una trama e dei personaggi originali. Il suo Resident Evil (niente numeri in progressione o sottotitoli) diventa così di fatto l’ottavo film a far parte del panorama cinematografico aperto nei primi 2000 da P. W. Anderson, con l’opera che si diletta in un campionato conosciuto oramai sia dagli amanti del videogioco che del genere dell’orrore, portando con sé elementi inattesi e di sorpresa.
Come Zach Cregger ha reinventato Resident Evil
Zach Cregger's ‘RESIDENT EVIL’ is Certified Fresh at 96% on Rotten Tomatoes.
— DiscussingFilm (@DiscussingFilm) September 18, 2026
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Per mettere in piedi il film, Cregger ha un’intuizione che, come capita di questi tempi ai franchise che vogliono proseguire nella loro espansione, sembra essere la più adatta per poter sopravvivere. L’autore si tuffa in un universo noto che, pur se globalmente apprezzato, non è detto che sia sempre una garanzia, giocando perciò d’astuzia e ingegnandosi nel prendere il contenitore riconoscibile e riempirlo di soluzioni e trovate originali che escano anche un po’ dai canoni stringenti della fedeltà alla materia prima.
Ovviamente essere freschi, creativi e autentici è l’obiettivo di ogni progetto, non tutti però riescono ogni volta a raggiungere standard più che dignitosi. Spesso si è troppo indecisi sul destino da intraprendere: se essere totalmente aderenti ai mondi di riferimento o, in alternativa, scollegarsi per vagare in altre galassie. Con produzioni che, per affidarsi all’usato sicuro, non puntano a visioni artistiche che devono essere supportate poi da budget adeguati, per non dare l’impressione che si sia puntato erroneamente su qualche scult di serie B – vedi il citato Resident Evil: Welcome to Raccoon City. Per la qualità bisogna chiedere qualità ed è ciò che Zach Cregger ha portato, sfruttando alcuni rimandi precisi al videogioco, ma lasciandosi trasportare da un racconto indipendente e collaterale a tutto ciò che è risaputo su Resident Evil.
Di cosa parla il nuovo Resident Evil?
Nel suo film Bryan (Austin Abrams) è un corriere medico che deve fare una consegna urgente al Raccoon General Hospital. Le condizioni meteorologiche non sono delle migliori, ma non sarà la neve a metterlo presto fuori strada. Delle stranezze inspiegabili stanno trasformando in mostri le persone (e i cani). Il ragazzo, però, ha uno scopo e ha intenzione di portarlo a termine.
Nella (dia)avventura in cui pone il suo protagonista, Zach Cregger fa in modo che esperienza cinematografica e rimandi videoludici collidano così da soddisfare a pieno gli amanti della saga e insieme intrattenere (e intrattenerli) mentre si assiste su grande schermo ad un’esplosione di ironia e horror che solleticano gli spettatori. Il personaggio di Bryan, il bravo Austin Abrams che il regista si porta dietro da Weapons, è il giocatore ideale il quale ha la perspicacia giusta per badare a se stesso durante la notte di terrore che si ritrova a vivere, ma è altrettanto impreparato da riservare alcuni momenti di impaccio volutamente divertenti che stuzzicano la simpatia del pubblico. E talvolta, proprio come una pedina, viene mosso offrendo allo spettatore un punto di vista da videogioco: ci sono le soggettive, ci sono gli spari verso le creature mostruose, ci sono le canne dei fucili che spuntano come se a tenerli in mano fosse chi è seduto sulla poltrona.
Resident Evil tra videogioco, horror e cinema
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La regia asseconda talvolta il videogioco e il videogioco fa da tappeto affinché la storia possa trasformarsi e diventare più cinematografica possibile. Con Cregger che gioca anche a richiamare un po’ se stesso, con personaggi e le loro corse che tanto fanno ormai pensare a Weapons e sono l’espressione della fusione tra l’animo del franchise e quello dell’autore a cui è stato in questo caso affidato il film. Un incrocio di citazioni e ambientazioni che possono far piacere ai fan e una storia che sa benissimo che ora è il cinema lo spazio in cui dare il cento per cento. Un blockbuster che immette ancora di più Zach Cregger nell’immaginario horror, in attesa di altre sue opere - che, a prescindere dal risultato di Resident Evil e proprio come Barbarian e Weapons, ci si augura siano però tratte da soggetti inediti.











































