
Nel giardino dei sensi con la SS27 di Palomo Per i dieci anni del brand, Alejandro Palomo torna col pensiero al Rinascimento

Lo show SS27 di Palomo Spain, andato in scena al tramonto nel roseto del Parco del Oeste di Madrid, ha come titolo il motto latino «Et in Arcadia Ego». Una frase misteriosa che da secoli evoca il ritorno verso un luogo ancestrale e leggendario, l’Arcadia della poesia pastorale di tutti i secoli, ma anche un posto che non esiste, una sorta di paradiso terrestre a cui si può accedere solo con il ricordo. Ma nella collezione che Alejandro Palomo ha presentato ieri non c’è amarezza o nostalgia, anzi, ma la celebrazione di quello che il suo brand può essere e che negli ultimi dieci anni è diventato, non diversamente dal labirinto di rose dove hanno sfilato i suoi look.
Da sempre Palomo coltiva un’estetica che è forse più languida che fluida, di un romanticismo glam rock che è delicato, lussureggiante e prezioso insieme. Può essere altamente teatrale, è vero: ieri abbiamo visto allo show cuffie per ascoltare la musica trasformate in copricapi piumati, abiti femminili che erano tutti una pioggia di frange, cristalli e rasi quasi liquidi, decorati da pesanti gioielli, da scompigliate acconciature fin-de-siécle, da altre silhouette a clessidra dai volumi drammatici. Una modella si stringeva addosso una sorta di vestaglia dagli orli di piume rosse, un’altra abbinava al suo vestito nero a balze una chitarra elettrica. Tutti personaggi di un universo, ovvero quello del brand, che si presenta in effetti come una fioritura delle possibilità e delle identità. Appunto, teatro.
Nella controparte menswear della collezione, oltre che nei look più quotidiani del womanswear, si notava una distinta volontà di prendere elementi funzionali e quotidiani dell’abbigliamento, dalle giacche militari fino ai jeans, ai Canadian tuxedoes, e ai pantaloni a gamba larga, e trasfigurarli tramite colori e applicazioni di materiali più preziosi e delicati. Rigore e languore alteravano i significati dei singoli ensembles trasformandoli in qualcosa di più lirico e alato. Una canottiera era fatta d’organza e trasformata in una sorta di lunga tunica, i jeans erano ricoperti di piume leggere e abbinati a rigide e corte giacche in suede mentre, da sotto certe giacche, piovevano cortine di frange dorate. Molti minuti dettagli sartoriali dei completi maschili, poi, come le tasche o anche i cummerbund, avevano la forma di papillons, con un tocco di surrealismo.
In questa collezione decennale del brand, che è stata una sfilata fisicamente enorme, estesa su un grandissimo giardino e animata da un’esibizione alla batteria tra i cespugli di rose che ben simboleggiava la grinta nascosta sotto teatralità e svenevolezze, Alejandro Palomo ha insomma celebrato tutto quello che il suo brand può essere ma soprattutto tutto ciò che può diventare. La sua è una visione straordinariamente equilibrata tra la pura estetica e l’indossabilità, tra la poesia e la sensualità. «La moda consiste precisamente in questo», dicono le show notes, «aprire per un istante la possibilità a un’altra realtà. L’Arcadia non è mai stata un luogo ma la forma che ha preso il desiderio di immaginarsi liberi».