Quella volta in cui Barack Obama indossò un completo beige E mandò in crisi gli Stati Uniti

Un presidente americano può dichiarare guerre, firmare riforme sanitarie, negoziare trattati sul nucleare: quello che non può assolutamente fare, apparentemente, è vestirsi di beige. Barack Obama lo scoprì il 28 agosto 2014, quando si presentò nella sala stampa della Casa Bianca, a Washington, per discutere della crisi siriana. L'unica cosa di cui l'America volle parlare di quell’incontro fu il suo completo. 

Nel giorno del 65esimo compleanno dell'ex presidente americano, sembra giusto ricordare quell'avvenimento.

Il beige della discordia  

Quel giovedì di fine agosto, delle parole di Obama sulla possibile risposta militare americana allo Stato Islamico rimase ben poco nel dibattito pubblico. A monopolizzare i titoli fu il capo chiaro, in una tonalità a metà tra il beige e il kaki e dal taglio classico, portato con una camicia bianca e una cravatta a righe in tinta, che appariva una novità per un presidente che aveva fatto della sobrietà la sua divisa. In sei anni alla Casa Bianca, il blu scuro era stato praticamente l'unica opzione ammessa nel suo guardaroba istituzionale. Poco importava che a Washington le colorazioni chiare fossero considerate una consuetudine estiva. 

Va detto che, in parte, un fondo di ragione alle polemiche nate intorno al completo c'era: non era forse la scelta più felice per il tema, né per annunciare una possibile campagna militare contro il terrorismo. La sfumatura dell’abito creava un contrasto piuttosto difficile da ignorare, poiché il pubblico si aspettava un registro grave da un discorso del genere, a partire dal completo indossato. Il contesto, insomma, un po' giocava a suo sfavore. Ciononostante, la reazione superò di gran lunga la colpa. Per il deputato repubblicano Peter King, presentarsi vestito così era addirittura indegno della carica, un colore simile, sostenne, non era  ammissibile agli occhi del mondo. 

Su Twitter esplose l'hashtag #YesWeTan, gioco di parole che inseriva il colore incriminato  in “Yes We Can”, il motto che aveva accompagnato la prima corsa alle presidenziali di Obama, diventato il simbolo della sua promessa di cambiamento. Nacquero anche account dedicati all'abito come @BarackTanSuit, che twittava battute in prima persona come se a parlare fosse il completo stesso, ma ebbe vita breve e venne sospeso pochi giorni dopo la conferenza. Giornalisti, commentatori e comici ribattezzarono l'episodio giocando con il titolo del più famoso libro di Obama, trasformando L'audacia della speranza in Audacia della tortora.

La difesa del Tan Suit

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Di fronte alle critiche piovute sull’abito, la Casa Bianca intervenne ufficialmente, e il giorno successivo al confronto il portavoce Josh Earnest assicurò la sala stampa che il presidente era del tutto sereno riguardo alla scelta fatta. In sua difesa intervenne invece il designer Joseph Abboud, che per Obama aveva già realizzato diversi abiti e che difese il diritto di un presidente a non vestirsi ogni giorno allo stesso modo. Nei giorni successivi, diversi media ricordarono poi che gli abiti chiari alla Casa Bianca non erano affatto una novità: Franklin D. Roosevelt d'estate vestiva spesso di bianco, nei decenni più di un presidente si era fatto fotografare in tan e lo stesso Obama, quel completo, lo aveva già indossato senza incidenti.

Insomma, il vero imputato non era l'abito in sé, forse, bensì l'occasione per cui era stato scelto. È anche importante ricordare che fine agosto è la stagione morta dell'informazione americana, la cosiddetta silly season, un limbo in cui le redazioni cercano disperatamente qualcosa da raccontare. Probabilmente, in un'altra settimana il tan suit sarebbe passato inosservato, ma in quella diventò l'unica notizia disponibile.

Da caso poltico a rito collettivo

Negli anni il tan suit ha completamente cambiato ruolo. Durante la presidenza Trump, i critici del tycoon lo citarono come termine di paragone: se un colore era bastato a scatenare giorni di indignazione sotto Obama, come mai violazioni ben più serie delle norme politiche generavano meno clamore? Nel 2021, proprio nella settimana del sessantesimo compleanno di Obama, Joe Biden si presentò a una conferenza stampa in abito beige e tutti lo lessero come un omaggio ironico all’ex presidente. 

Nel 2024 fu Kamala Harris ad aprire la convention democratica in tan suit, mentre Obama celebrò il decimo anniversario dell'episodio pubblicando sui social il suo outfit affianco a quello di Harris. Forse fu una scelta di stile discutibile, forse la reazione fu davvero eccessiva, ma dodici anni dopo poco importa: riparlarne oggi sembra quasi un privilegio. Quello di poter tornare, almeno per un giorno, a un tempo in cui un semplice abito beige poteva occupare le prime pagine di tutto il mondo per settimane intere.

 

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