
Law Roach si sta vendendo troppo? Tra ASOS, Lauren Sánchez Bezos e Kim Kardashian, le scelte dell'image architect non convincono tutti
Prima di Law Roach, la figura del celebrity stylist è sempre rimasta un po’ nell’ombra. Non che non avesse la stessa importanza nella costruzione dell’immagine di una star, semplicemente il suo lavoro finiva quasi sempre per scomparire dietro la persona che indossava il vestito. Il successo dell’«image architect», titolo coniato e brevettato da Roach stesso, ha cambiato anche questo equilibrio, costruendo un nuovo mito intorno a tutta quella categoria di lavoratori della moda che di fatto architettava i red carpet delle celebrity più amate. Roach è stato, senza girarci troppo intorno, un pioniere del fashion system, sia per la capacità di trasformare lo styling in una forma di autorialità sia perché, in quanto persona queer e black, ha conquistato una visibilità che per anni era stata difficilmente accessibile a persone come lui.
È anche per questo che le sue ultime scelte professionali riescono a far storcere un po’ il naso a chi per anni lo ha celebrato. Dopo le critiche ricevute per la collaborazione con Lauren Sánchez Bezos, sono arrivati nel giro di pochi giorni il ruolo di Stylist in Residence di ASOS e l’annuncio di Kim Kardashian come sua nuova cliente tramite un tweet del look d’archivio della FW04 di Yves Saint Laurent, indossato ieri sera dalla businesswoman all’apertura del nuovo museo di George Lucas. Tre scelte che sembrano raccontare una figura molto lontana dello stylist che aveva combattuto per conquistarsi un posto nell’industria e sempre più vicina a quella di un personaggio capace di mettere il proprio capitale culturale al servizio di chiunque possa permetterselo.
Law Roach oggi veste chi può permetterselo
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Una posizione che, in realtà, Roach ha recentemente espresso senza troppi giri di parole, quando è stato ospite del podcast di Ziwe Fumudoh, noto per le sue interviste costruite sul sarcasmo e sul disagio dei propri ospiti. Alla domanda sul perché avesse scelto di lavorare con alcune delle persone più ricche d’America, lo stylist ha risposto che il suo servizio consiste nel «dress people who can afford me to dress them», descrivendo quindi il proprio lavoro come un rapporto professionale che non richiede necessariamente una compatibilità ideologica tra stylist e cliente. Per spiegarlo ha persino fatto il paragone con un medico: «I don’t think that people would go to a doctor and be turned away from medical treatment because they are wealthy».
Questa idea appare particolarmente interessante se confrontata con il marzo del 2023, quando Roach aveva annunciato il proprio ritiro dallo styling descrivendo un’industria dominata da «politics, lies and false narratives» e spiegando successivamente di aver bisogno di allontanarsene per tutelare se stesso. Zendaya sarebbe rimasta l’eccezione, una relazione personale e creativa che Roach ha sempre raccontato come qualcosa di molto più profondo del normale rapporto tra celebrity e stylist, quasi alla pari di un legame familiare.
Da ASOS a Lauren Sánchez Bezos, cosa vende oggi Law Roach?
Tre anni dopo, la posizione di Roach all’interno dello stesso sistema è profondamente diversa, dato che non è più un celebrity stylist, è uno stylist che è anche una celebrità, con un nome che è sinonimo di autorevolezza e agenzia. Oggi sono i brand ad avere bisogno di Law Roach quasi quanto Law Roach ha bisogno dei brand, come nel recente caso di ASOS, che ha creato appositamente per lui il ruolo di Stylist in Residence, affidandogli campagne stagionali, contenuti di styling e soprattutto le sei cover che accompagneranno il rilancio di ASOS Magazine, come riporta WWD.
Lo stesso meccanismo funziona in maniera diversa con Lauren Sánchez Bezos, che negli ultimi mesi lo stylist ha accompagnato in un evidente riposizionamento fashion così bramato che ha raggiunto persino speculazioni di una apparente acquisizione di Condé Nast da parte del marito, Jeff Bezos, per esaudire i desideri di Sánchez. In questo caso Sánchez ha bisogno di Roach per guadagnare quella legittimità culturale che il denaro, da solo, non riesce necessariamente a comprare. Il suo lavoro non consiste soltanto nel trovare un vestito migliore, quanto nel trasferire su una cliente una parte del capitale fashion che il suo stesso nome porta con sé.
Law Roach ha davvero bisogno di Kim Kardashian?
New client https://t.co/0xOdDMpo02
— LAW ROACH (@LUXURYLAW) September 20, 2026
Con Kim Kardashian, però, il rapporto cambia ancora. Kardashian possiede già un capitale mediatico e fashion enorme, motivo per cui la collaborazione sembra molto più vicina a uno scambio alla pari. Lei ottiene lo stylist più riconoscibile del momento, lui ottiene una cliente capace di garantire una presenza continua nel ciclo della celebrity culture proprio mentre due delle figure più importanti del suo portfolio potrebbero rallentare.
Zendaya ha infatti annunciato l’intenzione di sparire per un po’ dopo un 2026 particolarmente intenso, mentre anche Ariana Grande ha più volte parlato della necessità di ridimensionare il ritmo della propria esposizione pubblica dopo la fine del suo ultimo Eternal Sunshine Tour. Per uno stylist la cui rilevanza rimane inevitabilmente alimentata dalla frequenza dei grandi red carpet, Kardashian rappresenta quindi una cliente strategica: produce immagini, eventi e conversazioni praticamente senza sosta, ergo, anche lui resta nella conversazione pubblica senza nemmeno provarci troppo.
Chi (o cosa) vuole rappresentare Law Roach oggi?
@hellofromfern When I saw the news I cackled to myself
Tutti questi rapporti sono naturalmente transazionali: Roach offre un servizio, i clienti lo pagano, entrambe le parti ricevono qualcosa in cambio. Il punto è capire quanto questa spiegazione sia sufficiente quando la persona che offre quel servizio è diventata probabilmente lo stylist più famoso al mondo. Roach non si trova più nella posizione di dover accettare qualsiasi lavoro per costruire il proprio nome. Possiede fama, accesso, influenza e soprattutto la possibilità di scegliere con estrema attenzione chi associare alla propria immagine. In altre parole, può essere selettivo con il suo portfolio clienti molto più di quasi qualsiasi altro stylist dell’industria. È proprio questa libertà a rendere più difficile separare completamente il lavoro dalla reputazione.
Sánchez Bezos ha bisogno di Law Roach probabilmente molto più di quanto Law Roach abbia bisogno di lei. ASOS compra una parte della sua autorevolezza per rendere più desiderabile un catalogo di fast fashion. Kardashian rappresenta invece una relazione nella quale entrambi hanno qualcosa di molto concreto da guadagnare. Nessuna di queste collaborazioni cancella il talento che ha reso Roach quello che è oggi. Rendono però legittima un’altra domanda: quando puoi permetterti praticamente qualsiasi cliente, quanto vale davvero associarti a quelli che rischiano di cambiare il significato del tuo nome?