
Anche la moda si sta preparando all'"Odissea" Da Jonathan Anderson a Zendaya, le sculture sono ovunque

Fashion
14 Luglio 2026
14 Luglio 2026
Per chi gode di buona memoria, nel lontano 2022 la critica si era lanciata contro Kim Jones che, per il suo primo show Haute Couture di Fendi, aver presentato una collezione Haute Couture ispirata a Roma e alla Galleria Borghese, fatta di di palette marmoree e stampe di statue dall’aspetto decisamente didascalico. Non potevamo certo immaginare, allora, che molti anni dopo, forse complice l'uscita di Odissea di Christopher Nolan, le statue stanno vivendo il loro momento di gloria assoluto tra passerelle e red carpet. E ciò che è interessante è che, dalla mitologia greca all’India meridionale, nessuno è rimasto escluso.
Zendaya e il press tour di “Odissea”
Se c'è una persona che ha sdoganato lo “statua-core” (se così possiamo definirlo) è Zendaya che, con Law Roach, sta trasformando il press tour di Odissea in una galleria itinerante di sculture viventi. Il pezzo che ha rotto internet è l’ensemble della collezione Haute Couture Spring 1997 di Givenchy disegnata da McQueen, che include anche una maschera-copricapo di Phillip Treacy che richiama gli antichi elmi di bronzo.
Lo stesso copricapo fu indossato dalla modella Debra Shaw nel 1997, in occasione del suo matrimonio. L’abito invece è bianco e drappeggiato e viene ovviamente da una collezione interamente basata sulla mitologia greca, il cui titolo, Search for the Golden Fleece, richiama il mito degli Argonauti.
C’è stato poi un altro abito di Schiaparelli fresco di passerella, letteralmente tolto dalla modella in studio e imbarcato su un jet privato pur di arrivare in tempo sul red carpet di Londra, il cui bustino sembra di marmo scolpito ed è completato da una gonna a frange che sfuma dal bianco perla all’argento.
Prima ancora di sbarcare in Europa, però, Zendaya aveva già stabilito il tono del tour, presentandosi alla prima del film a New York con un look di seta bianca della Resort 2027 di Khaité stretto in vita da una cintura di pelle intrecciata con dettagli dorati. Un capo che gioca comunque con lo stesso vocabolario “scultoreo”: il panneggio fluido che scivola lungo il corpo richiama il chitone delle statue greche, quelle che la storia dell'arte ci ha insegnato a chiamare "panneggio bagnato" che definisce il corpo dalle pieghe del tessuto.
La scultura dell’Haute Couture
Alla Paris Haute Couture Week di questa stagione, il tema delle statue è stato preso quasi alla lettera. Rahul Mishra, per la collezione Devi: The Eternal Muse, si è ispirato ai bassorilievi delle sculture dell'India meridionale: capi color pelle per creare un effetto trompe-l'œil, ricami a mano che imitano la texture della pietra, drappeggi scenografici e copricapi che sembrano usciti da un tempio millenario orientale.
Il risultato è una serie di look che trasformano le modelle in divinità di pietra, vestendole con i colori del basalto, del bronzo, dell’arenaria e della steatite e con i ricami zardozi, ricchi di pietre e perline. L’artigianalità indiana è stata premiata grazie alla collaborazione con Sumant Kumar, maestro nella lavorazione dell’argilla, con cui il brand ha realizzato i copricapi ispirati alle corone cerimoniali indossate dalle antiche sculture indiane.
Da Standing Ground, il brand fondato nel 2022 dall'irlandese Michael Stewart, l’esordio nella Couture ha portato la stessa ossessione per il corpo scolpito ma da una prospettiva completamente diversa. I riferimenti scultorei di Stewart sono più vicini a uno studio moderno, i drappeggi sono ottenuti con una precisione quasi scientifica avvolgono il corpo restituendo la stessa plasticità di una scultura.
Non rinuncia però a leggerezza e comfort tattile. Un bustino in velluto color sabbia compatta riprende la texture di una duna pietrificata, mentre un abito giallo canarino porta sul davanti una struttura a rilievo, fatta di perline ricoperte di tessuto, che imita la lisca di un pesce fossilizzato.
I gesti congelati di Lynda Benglis secondo Dior
Infine, all’ultimo show Haute Couture di Dior, Jonathan Anderson ha presentato una collezione che risponde direttamente al lavoro della scultrice americana Lynda Benglis. Le sue opere, spesso descritte come "gesti congelati", sembrano fermare la materia a metà del proprio movimento, ed è esattamente questo l'effetto che l’atelier Dior ha cercato di ricreare attraverso pieghettature, annodature e drappeggi capaci di far sembrare i tessuti carta appena piegata o gesso colato a mezz'aria.
Tessuti metallici iridescenti e glitterati imitano gli effetti pittorici tipici di Benglis, mentre la sua serie Peacock, ispirata alle lavorazioni artigianali indiane, si traduce in ricami floreali e perline che richiamano il piumaggio di un pavone. La collezione celebra così, allo stesso tempo, Ahmedabad in India e Santa Fe nel New Mexico, le due città che più hanno segnato il percorso dell'artista, mentre borse come la Petit Dîner e la Lady Dior vengono decorate con frammenti di chintz e indiennes settecenteschi, e i gioielli, tra madreperla, cristallo di rocca e onice verde intagliato, evocano gli smeraldi del Rajasthan.