
Standing Ground e Rahul Mishra portano a Parigi un nuovo modo di fare Couture Tutto quello che c'è da sapere sui due brand
Ai tavolini della moda, c'è chi dice che la Couture si sia fatta troppo commerciale: i look, commentano questi contestatori, sono stati semplificati per piacere al pubblico oppure trasformati in costumi da scena per fare clic, perché ormai tutto ciò che conta è l'engagement mediatico e quali cantanti si siedono front row.
Ma proprio in questi giorni, alla Paris Haute Couture Week, due giovani nomi stanno dimostrando che il design di nuova generazione non è affatto semplice: Rahul Mishra, in calendario alla Couture Week dal 2020 nonché primo stilista indiano a parteciparvi ufficialmente, e Standing Ground, marchio fondato da Michael Stewart nel 2022 che ieri sera ha debuttato l'alta moda.
I due hanno sguardi e riferimenti completamente differenti, ma entrambi in questi giorni hanno presentato collezioni che dimostrano al meglio quanto il sistema moda stia finalmente cambiando. Non più esclusivo, non più apolitico, ma di nuovo giovane e in contatto con la società che lo circonda.
Le statue di Rahul Mishra
Rahul Mishra ha lanciato il proprio brand nel 2008 dopo la laurea in fashion design all'Istituto Marangoni di Milano. Nel 2020, è diventato il primo stilista indiano invitato alla Couture di Parigi, e da lì in poi non ha mai mancato un appuntamento. Quest'anno, la collezione dal titolo Devi: The Eternal Muse ha preso ispirazione da storia, arte e architettura millenarie, trovando nei rilievi delle sculture dell'India Meridionale un punto di partenza per abiti che trasformavano le modelle in statue.
Gli abiti sono stati appositamente realizzati in color pelle per creare un effetto tromp l'oeil, con i ricami a mano di Mishra che evocavano ancor più l'effetto pietra. Mentre le tonalità erano contenute, texture e accessori raggiungevano l'apice della ricerca, con l'implemento di metalli, cristalli e perline per aggiungere dimensionalità a ciascun look. La drammaticità della collezione era nel drappeggio, star dello show, ma anche i copricapi, che esploravano il tema della divinità femminile attraverso la simbologia religiosa induista. Insomma, una maniera incredibile per trasformare templi millenari in moda contemporanea, non solo integrati nel set della sfilata ma in ciascun look.
Standing Ground
Standing Ground ha presentato la sua prima linea Couture ieri sera, e il suo show potrebbe essersi già aggiudicato il titolo di più criticato della stagione. Ma per chi conosce a fondo la storia di Michal Stewart, fondatore del marchio, questo show ha rappresentato la conferma del talento antisistemico del designer.
Pur essendo stato fondato solo nel 2022, la storia di Standing Ground è molto più lunga: Stewart si è laureato al Royal College of Art nel 2017, ma dopo aver cercato per anni di emergere nel difficile mondo della moda, ha abbandonato il settore per tornare a casa, in Irlanda. Solo più tardi, con il supporto dell'incubatore Fashion East, ha rilanciato il brand riuscendo finalmente a stupire Londra. É stato infine il premio Savoir-Faire dell'LVMH Prize, vinto nel 2024, a sancire Standing Ground come futuro talento della couture, fino al suo ingresso in calendario di quest'anno.
Ieri sera, Stewart ha coronato un sogno a cui teneva da tempo, ma che non è stato accolto con lo stesso supporto che il designer irlandese continuava invece a incontrare dal 2022. Drappeggi scientifici accoglievano i corpi con la stessa plasticità delle statue di Mishra, anche se al contrario della pietra indiana qui ciascun look evocava sensazioni di leggerezza e comfort tattili. Un abito giallo canarino (Stewart è sempre stato amante dei colori sgargianti) riprendeva sul davanti la struttura di una lisca in rilievo fatta di perline ricoperte di tessuto; un altro era composto da un bustino in velluto beige che ricordava la sabbia compatta.
Non è molto chiaro perché commentatori come BoringNotCom abbiano aspramente criticato lo show di Standing Ground, definendolo addirittura noioso. Forse non conosceva bene la storia di Stewart, i suoi riferimenti artistici (il design come pratica di sculpting del corpo, l'antico in dialogo con il presente attraverso l'unione tra l'estetica degli artefatti antichi e la brillantezza di colori artificiosi), o forse si aspettava un po' più di celebrity. Ma da Standing Ground la drammaticità non interessa: ciò che conta è la precisione sartoriale con cui Stewart si dedica a ciascun look, che non solo sono fatti su misura in numero ridotto e venduti direttamente al cliente, ma che vengono anche presentati fuori calendario, dunque lontano dai tempismi pressanti del sistema. C'è ben poco di noioso, secondo noi, in questa nuova guardia della Couture.