
Tutti gli occhi su Boloria, il nuovo brand di Olivier Theyskens Il cult designer belga ha debuttato proprio prima della Paris Couture Week
Sappiamo che inventiva e di che grado di teatralità sia in grado di sfoderare Olivier Theskeyns in passerella. E proprio per questo il suo ritorno sulle scene di ieri a Parigi, in anticipazione alla Couture Week, con la collezione inaugurale del nuovo brand Boloria, è stato sorprendente: con mano misurata, senza cedere a facili drammi, il designer belga di culto, già direttore creativo di Rochas, Nina Ricci e Theory oltre che fondatore della sua propria label dai toni dark e gotici, ha, per così dire, suonato le prime note di ouverture che faranno da motivo alle sue future sinfonie. Lo show di ieri è stato apparentemente molto semplice: una serie di pseudo-abiti panier in apertura, seguita poi da una successione di look sartoriali che transitavano, semi-fluidi, tra il mascolino e il femminile. Theskeyns avrebbe dovuto soprenderci di più?
La moda come sistema
Lo show si è aperto con una serie di sette look più immaginifici che saranno prodotti solo su richiesta e su misura e che erano una serie di abiti con panier bidimensionali, ampi davanti ma poi piatti sul retro e con immensi strascichi. Questi abiti erano costruiti come una stratificazione di tulle nero e blu notte che si drappeggiavano in una cascata caotica di stoffa. Non mancavano, in queste sette note d’apertura, capispalla non meno drammatici e anche una straordinaria gonna dove le silhouette di un banco di pesci argentei sembrava intrappolato a mezz’aria nel tulle. Questi look rappresentavano la dimensione del sogno e infatti erano illuminati da luci blu che, subito dopo, hanno dato spazio a quelle normali che rappresentavano la veglia.
Entrando nella dimensione del giorno e della vita reale, gli abiti tornavano a una relativa normalità. I look si possono distinguere in tre gruppi: il nucleo più grande è quello dei look sartoriali con giacca e cravatta, indossata normalmente o su una spalla sola, di traverso sul torso nudo; il secondo è quello degli abiti tagliati a sbieco, puliti e monocromi, con elementi neri più o meno trasparenti che danzavano intorno a una spalla o fasciavano come una garza una manica; il terzo, più piccolo, è quello dei tailleur femminili divisi tra modelli più tradizionali e un più interessante set di giacca e gonna di tweed con micro-frange metalliche.
Tutti questi look erano unificati da elementi comuni, specialmente una blusa a collo alto, ora di pizzo, ora di altro materiale, indossata come strato più basso dell’outfit comune sia agli uomini che alle donne. Un altro elemento essenziale erano le camicie, molto particolari, perché il loro colletto di seta era leggermente più ampio del normale ma del tutto destrutturato e dava così l’impressione di un’inesattezza studiata ad arte. L’idea, potremmo presumere, era quella di creare una camicia in stile anni ’30, ma renderla molto più duttile. Il tema comunque era quasi il senso di liquidità del tessuto, il suo movimento flessuoso nel muoversi, sottolineato da spalle abbastanza accentuate che creavano una forma a clessidra specialmente per gli abiti lunghi.
In questa ripetizione di look e capi si intravedeva il tentativo di stabilire un guardaroba di fondamento, un sistema di base fatto di pezzi classici che dica in che direzione si muove il brand prima ancora di elaborare un personaggio. Un approccio lento e deliberato che riguarda anche la natura del brand di Theskeyns, finanziato dal gruppo dietro Tomorrowland e dunque discosto dalle dinamiche globali dell’industria del lusso. Parlando ai giornalisti, il designer ha detto di aver prodotto questa collezione in due anni, in cui si è dedicato a ogni minuzia, dal profilo dei tacchi fino agli inserti metallici nel tessuto.
Uno styling “stonato”?
A gestire lo styling dello show c’era la superstar Oliver Rizzo, storico stylist degli show di Prada, di Maison Margiela Artisanal e di Coach. La sua mano e il suo occhio erano evidenti, così come lo era il suo tentativo di comunicare il romanticismo degli abiti arricciando i pantaloni negli elastici dei calzini, rigirando verso l’esterno l’orlo dei pantaloni ed esponendo i boxer sotto di essi, dentro i cui elastici erano spesso infilate direttamente le camicie. Proprio questi ultimi elementi erano delle piccole stonature: un brand che si presenta in chiave così raffinata vuole davvero presentarsi in maniera così Tik Tok-esca?
Elastico dei boxer super-esposto, colletto fuori posto e vita dei pantaloni risvoltata sono in effetti elementi ormai divenuti molto ripetitivi attraverso vari show della stagione e forse quasi scontati quando si pensa a come TikTok li abbia popolarizzati fino allo stereotipo. Si coglieva di certo il tentativo di dare ai classici completi da uomo lunghezze e volumi quasi “da harem”, esaltandone dunque romanticismo e componenti nostalgiche, eppure in quel boxer troppo esposto e in quel pantalone dalla vita rivoltata si sentiva come un’urgenza di rendere tutto più (e usiamo questa parola malvolentieri e con gravità) “trendy”, nel senso di social-media friendly.
Oltre a questi elementi di styling forse un po’ prevedibili, la collezione inaugurale di Boloria è stata un primo passo avanti compiuto con notevole sicurezza. Certo, il talento di Theskeyns si muove oggi in territori diversi dagli anni ’90 e dunque nelle prossime collezioni servirà quasi di certo ricorrere a un approccio meno minimalistico per distinguere pienamente il brand dall’enorme massa di concorrenti e rivali che propongono la propria versione di sartoria elevata, abiti destrutturati e tessuti decadenti e lussuosi. Ma noi sappiamo che come Theskeyns non c’è nessuno.