Il necessario ritorno dei ventagli nella moda Come l'accessorio dell'estate sta diventando sempre più tecnologico

Se pensavate che l'accessorio più avvistato di questa Fashion Week fosse l'ultima it-bag o un paio di occhiali da sole, vi sbagliate di grosso. In queste settimane di sfilate all’aperto e presentazioni sotto un sole implacabile, il pubblico dei fashion show ha dovuto fare i conti con la realtà: salvare il contouring dall'effetto scioglimento e contenere il sudore per non rovinare l'outfit. La soluzione? Il caro, vecchio ventaglio.

Vederlo appoggiato sulle sedie del front row o distribuito da Celine su vassoi d’argento come fosse champagne fa nascere spontanea una domanda: quale incredibile passato si cela dietro a questo strumento millenario di sopravvivenza al caldo

Archeologia del ventaglio 

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Prima di diventare l’accessorio funzionale e diffuso che conosciamo oggi, il ventaglio è stato storicamente investito di una forte sacralità rituale e utilizzato come esplicito emblema di autorità politica e status sociale. Nell'antico Egitto, questo oggetto, noto come khu, era considerato un'emanazione dell'ombra e dell'anima, un simbolo di protezione divina e di assoluta regalità che accompagnava il faraone sia in vita che nel viaggio ultraterreno, come testimoniano i magnifici esemplari in oro rinvenuti nella tomba di Tutankhamon.

Spostandosi nel bacino del Mediterraneo, la valenza del ventaglio subì un'evoluzione, legandosi maggiormente alla sfera domestica, al lusso e alla ritualità. Nella Grecia classica, il rhipis divenne un accessorio tipicamente femminile e aristocratico, spesso modellato a forma di foglia di loto e immancabile nei corredi delle donne di alto rango.

Questa usanza fu ereditata e amplificata nell'antica Roma, dove il flabellum divenne un vero e proprio status symbol delle domus patrizie; qui, l'atto di muovere l'aria e scacciare gli insetti durante i sontuosi banchetti era un compito codificato e affidato a schiavi dedicati, chiamati flabelliferi, trasformando un gesto quotidiano in un'esibizione di prestigio sociale. 

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Dall'altra parte del mondo, la storia del ventaglio in Cina ebbe un inizio sorprendentemente pratico e legato all'ambito strategico e militare. I primissimi modelli, risalenti a più di tremila anni fa sotto la dinastia Shang, non erano infatti accessori personali, ma imponenti schermi di piume spesse e stoffa, montati su lunghi bastoni e utilizzati dalle guardie cerimoniali per proteggere i generali e l'imperatore sia dal sole accecante sia dalla polvere sollevata dai carri sul campo di battaglia.

Fu solo nei secoli successivi, in particolare sotto le dinastie Han e Tang, che questo robusto strumento visse una radicale metamorfosi, rimpicciolendosi ed elevando lo shàn, il ventaglio rigido, a una delle massime espressioni di sofisticazione culturale. Nacque così il tuán shān , il celebre ventaglio a schermo rotondo o a forma di luna piena, realizzato utilizzando finissima seta bianca o fogli di preziosa carta su telai di bambù, avorio o legno laccato.

Il ventaglio come linguaggio 

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Prima di arrivare nelle corti europee, l'arte di maneggiare il ventaglio era già una disciplina rigorosa, intrisa di filosofia e ritualità nell'Estremo Oriente. In Cina il movimento dello shan era regolato da una rigida etichetta ed era spesso utilizzato per scandire il ritmo delle declamazioni dei poeti. Questa gestualità trovò la sua massima espressione performativa nella Gōngshàn wǔ ovvero la danza del ventaglio di corte delle dame.

In Giappone invece, il maneggio del ventaglio pieghevole (ōgi) si trasformò in un linguaggio teatrale, come nella danza Nihon Buyō dove tale oggetto sostituiva le scenografie: inclinato, chiuso o semiaperto dalle mani dell'attore, il ventaglio si tramutava di volta in volta in una spada, in una tazza di sakè o nella pioggia battente. Persino i samurai ne codificarono l'uso marziale attraverso il Tessenjutsu, l'arte di combattere con ventagli dalle stecche di ferro.

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Quando i mercanti europei importarono i primi modelli pieghevoli nel Cinquecento, l'Occidente non fece altro che ereditare uno strumento già perfetto, riducendo però una complessa disciplina filosofica e teatrale a un più frivolo, seppur affascinante, gioco di specchi per il corteggiamento: prima con Caterina de’ Medici a Firenze, poi nel Settecento a Versailles con Maria Antonietta il ventaglio divenne un essenziale strumento di comunicazione femminile. Ogni movimento o inclinazione dell'oggetto comunicava un messaggio preciso ai pretendenti, dando vita a una vera e propria grammatica dell'amore segreta

Dalle corte alla passerella

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Christian Dior SS98
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Christian Dior SS07
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Christian Dior SS07
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Louis Vuitton SS11
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Armani Privè SS11
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Christian Dior Resort 2023
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Christian Dior Resort 2023
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Chanel Pre Fall 2026
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Celine

Quando si parla del legame tra moda e ventagli il primo nome che viene in mente è sicuramente quello di Karl Lagerfeld il quale considerava questo oggetto come una protesi. A tal proposito, il kaiser della moda possedeva una vistosa collezione di pezzi unici: ventagli storici, ma anche versioni più moderne che amava indossare come una sorta di scudo sociale ma anche per proteggersi dall’odore di fumo che odiava tanto.

Più che un semplice accessorio d'archivio, il ventaglio è stato ciclicamente riesumato dalla storia della moda per varcare le passerelle, riscoperto, di volta in volta nelle sue declinazioni culturali. Un esempio emblematico risale al 1973, durante la sfilata The Battle of Versailles: in quell'occasione, lo stilista americano Halston presentò una serie di ventagli di piume che, un po’ come accade in alcuni numeri di burlesque, veniva esibita attraverso giochi di erotismo per coprire le profonde scollature degli abiti. 

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Successivamente è stato John Galliano per Christian Dior a sviscerare e risvegliare i significati storici e culturali più profondi del ventaglio. Il designer ha spesso orchestrato i suoi show attorno a questo accessorio: nella sua indimenticabile sfilata Haute Couture SS98 ispirata alla marchesa Luisa Casati, il ventaglio è diventato l'estensione del massimalismo e del mistero della musa novecentesca, mentre nella sfilata SS07 lo stilista diede vita a una personale e sontuosa rivisitazione del look da geisha con maestosi fermagli per capelli a forma di ventaglio.

Anche Marc Jacobs si lasciò ispirare da questo oggetto magnetico e seducente nella SS11 di Louis VuittonGiorgio Armani nello stesso anno trasformò un ventaglio in un regale cappello Couture. Qualche anno fa Maria Grazia Chiuri ,invece, nella Resort 2023 di Christian Dior ha celebrato l’identità spagnola dell'oggetto nella Plaza de España a Siviglia. In questo contesto, il ventaglio diventa uno strumento coreografico portato in mano come una borsa o attaccato al passante di una cintura che oscilla tra le balze di un gonnellone. Più recentemente, Matthieu Blazy da Chanel (Pre-Fall 2026) ha fatto riemergere l’accessorio pescandolo direttamente dai ruggenti anni ‘20,  facendo sfilare, sullo sfondo della metropoli newyorkese, un maestoso ventaglio di piume.  

Il ventaglio tra tradizione e innovazione

Oggi l’interesse per questo accessorio millenario sembra essersi riacceso tra la custodia della sua memoria storica e la sperimentazione tecnologica d'avanguardia. A incarnare il ritorno dell’artigianalità del ventaglio è il risveglio di marchi come Duvelleroy, maison parigina, fondata nel 1827, celebre per aver fornito a nobili e famiglie reali ventagli pregiati. Dopo anni di silenzio il brand francese è tornato sulle scene nel 2010 grazie ad alcune collaborazioni con Lanvin, Balenciaga e Chanel.

Più recentemente, l'innovazione ha spinto l'accessorio verso frontiere futuristiche, dove la tradizione incontra l'ingegneria dei materiali. È il caso di Meanswhile, noto brand tecnico giapponese che ha reinterpretato il classico ventaglio pieghevole realizzandolo in Dyneema. Questa fibra, la più resistente al mondo, quindici volte più dell'acciaio e usata per i moderni giubbotti antiproiettile, sta trasformando un oggetto storicamente delicato in un accessorio indistruttibile.  

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