Perché i ricchi si vestono “alla marinara”? Storia di un outfit estivo, che estivo non sembra

Per chi è cresciuto in Italia, l’autobiografia di Susanna Agnelli intitolata Vestivamo alla marinara e uscita nel 1975 è un grande best seller del passato, ma anche uno di quei libri che vive più in antologie scolastiche e corsi universitari che nelle effettive librerie delle persone. E già nel titolo il libro evoca un’usanza che un tempo era molto diffusa, specialmente tra le classi sociali più alte, nobili e alto-borghesi inclusi, e di cui invece oggi non rimangono che poche tracce: il vestito alla marinara.

È un abito facile da ricordare, perché è quella casacca bianca con il collo a V che spiove sulle spalle con forma quadrata ed è bordato da strisce blu detto in italiano “solino”. Nato come abbigliamento unisex (e vedremo presto in che occasione) il design divenne presto più femminile e assunse il nome di vestito “middy” che sarebbe la forma corta di “midshipman” ovvero il grado più basso degli ufficiali della marina inglese. Oggi il design sopravvive in versione maschile in diverse uniformi della marina militare, incluse quelle italiana, francese e britannica e, in versione femminile, nel design di diversi top che ne conservano soltanto il collo. Ma come è si è popolarizzato sulla terra ferma?

Una moda regale

Lo stile alla marinara fu un misto di funzionalità e propaganda politica e, come tante altre mode che oggi diamo per classiche, si originò nell’Inghilterra vittoriana. Nel 1846, la regina Vittoria fece confezionare per l’allora bambino Principe di Galles, ovvero il futuro Re Edoardo VII, all’epoca di soli quattro anni, una versione in miniatura dell'uniforme ufficiale della Royal British Navy, da indossare sullo yacht di famiglia, il Royal George.

L’idea era duplice: da un lato, fino ad allora, gli abiti per bambini erano versioni “mini” dei complessi abiti per adulti e dunque molto poco pratici; dall’altro, all’era dell’Impero Britannico, l’uniforme dalla Royal Navy rappresentava l’eccellenza dell’esercito e la supremazia globale del Regno Unito. Preoccupazioni di ordine pratico e nazionalistico, insomma. Il giovane principe volle indossare l’abito anche per il suo ritratto ufficiale dipinto da Franz Xaver Winterhalter che l’anno successivo venne esposto al St James’s Palace di Londra, in una mostra che attirò circa 100.000 visitatori.

Da lì fu tutto un fioccare di copie e stampe popolari che rese quell’abbigliamento da marinaretto la moda prima per tutti gli altri bambini di case reali europee, poi per tutti i bambini dell’aristocrazia e, infine, per tutti i bambini dell’alta-borghesia verso l’inizio del nuovo secolo. A quei tempi, non solo la flotta militare era il più importante “strumento” per la creazione degli imperi coloniali, ma richiamava anche un mondo di prestigiose carriere nell'establishment militar-politico-nobiliare ed era simbolo di un'educazione agiata, cosmopolita e insieme rigidamente regolata dalle convenzioni della grande borghesia. Adottarlo, per le èlite, era anche un segnale di modernità, di apertura oltre che di implicito rigetto di una moda ottocentesca vecchia e rigida.

Indossarlo era un privilegio che solo l'infanzia aristocratica e alto-borghese: comprare un abito nuovo fatto apposta per un bambino, non tramandato da un fratello, né troppo largo perchè ci crescesse dentro era una bella spesa. Per l’Italia abbiamo già citato il caso di Casa Agnelli, ma anche il regime fascista adottò presto per i bambini questo stile. Mentre negli Stati Uniti il sarto navale Peter Thomson creò linee sia estive che invernali di questi abiti presentandoli come l’uniforme ideale per bambini e pre-adolescenti.

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Intorno agli anni ’30 l’abito alla marinara era l’uniforme ufficiale di molte scuole in tutto il mondo. Già alla fine della Seconda Guerra Mondiale, fuori dalle scuole, l’uniforme appariva come una cosa antica, irrimediabilmente associata all’infanzia, agli abiti pre-maman. Tanto che oggi lo stile non è più “alla marinara” ma, almeno in italiano, “marinaretto” con un diminutivo che ne indica la dimensione infantile. In breve, il vestito alla marinara tornò letteralmente nei ranghi, nell’ambito originario delle uniformi militari e scolastiche. In Giappone il sailor fuku trovò fortuna, è ancora molto diffuso e ovviamente fu la base per il costume di Sailor Moon.

Ma la sua fama sopravvisse grazie al cinema, che ne conservò i ricordi aristocratici. L'esempio più celebre resta Morte a Venezia di Luchino Visconti, dove lo indossa Björn Andrésen, sia come segno visivo di classe sociale che come simbolo di un’infanzia pura, lontanissima e irraggiungibile. Notevole altra presenza pop dell’abito alla marinara sono ovviamente le uniformi di scuola giapponesi, che a loro volta influenzarono il costume, come dicevamo, di Sailor Moon.

Marinai nella moda

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Tommy Hilfiger FW18
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JW Anderson FW18
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Gucci SS19
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Maison Margiela SS20
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Miu Miu FW20
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Ann Demulemeester SS20
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Dior Haute Couture Fall 21
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Kenzo SS23
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Sandy Liang FW24
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S.S. Daley FW24
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Chanel FW24
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Jacquemus FW24
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Emporio Armani FW24
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Gucci SS24
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Louis Vuitton Pre-Fall 2024
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Coperni FW25
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Ralph Lauren SS27

Il colletto alla marinara è stato co-optato dalla moda più e più volte. Oltre ai brand che spesso attingono al mondo nautico, tra cui Armani, Chanel e Ralph Lauren, il design di quel tipo di colletto con solino fu popolarizzato anche molto da Lady Diana che ne indossò moltissimi negli anni ’80. La moda include colletti alla marinara più letterali, con solino e stelle, fino agli abiti con quel tipo di scollo annodati davanti. Di recente, Kate Middleton, ovvero la principessa del Galles, ha riadottato quello stile in alcune apparizioni pubbliche.

Pur essendo apparso in tante e disparate sfilate nell’ultimo decennio, è curioso notare come brand come Dior e Miu Miu non li fanno sfilare, ma li vendono, indice di un desiderio da parte del pubblico. Invece, a partire da circa il 2020 fino al 2024, il design tornò diverse volte in ordine sparso. Il vestito alla marinara più iconico della moda recente, anche se si trattava solo di un foulard su una giacca nera, è senza dubbio il look di chiusura della collezione SS20 di Maison Margiela, che consegnò Leon Dame all’Olimpo dei top model.

In generale, il ritorno di questo colletto in tutte le sue varie forme segue sempre due strade, spesso mutualmente esclusive. Da un lato c’è l’abito marinaro nella sue declinazione vintage (immaginate Norman Rockwell, Candyman di Christina Aguilera, gli anni ’50 di Happy Days) e dunque riprodotto con fedeltà ai colori classici; dall’altro c’è l’abito marinaro astratto e decostruito, che invece vuole evocare le atmosfere aristocratiche e alto-borghesi di un passato tinto di nostalgia. Sia come sia, chi lo indossa oggi esattamente come lo indossava ieri è spesso abbastanza danaroso da potersi permettere una barca, oltre al costume da marinaio.

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