
5 cose da aspettarsi dalla Paris Haute Couture Week SS27 Tra nuovi debutti e attesi ritorni
Fashion
06 Luglio 2026
06 Luglio 2026
Da oggi prende il via la Paris Haute Couture Week, una settimana che, più di qualsiasi altra, non deve convincere il pubblico generalista, ma i veri protagonisti dell'alta moda, bensì i VIC (Very Important Clients). Ad aprire le danze sarà Schiaparelli di Daniel Roseberry, ormai uno degli show più attesi e spettacolari della stagione, mentre a chiudere la prima giornata sarà l’inaspettata presenza di Standing Ground. Nel calendario trovano spazio anche i secondi appuntamenti cdi Matthieu Blazy per Chanel e Jonathan Anderson per Dior, il debutto di Pierpaolo Piccioli da Balenciaga e il ritorno di tutti quei nomi che, negli ultimi anni, sono diventati imprescindibili per l'Haute Couture tra cui anche il “nuovo” Giorgio Armani Privé di Silvana Armani. Insomma, ne vedremo delle belle.
Ecco, dunque, 5 cose da aspettarsi dalla Paris Haute Couture week FW 2026-2027.
Il ritorno di Balenciaga
Balenciaga torna ufficialmente nel calendario della Haute Couture con il debutto di Pierpaolo Piccioli. La maison rientra come Guest House dopo alcuni anni di assenza, con l'ultima collezione in calendario couture che era stata firmata da Demna. Se le prime uscite ready-to-wear di Piccioli hanno inevitabilmente acceso il dibattito, tra collezioni ancora in cerca di una propria direzione e un'eredità particolarmente ingombrante, è proprio l'Haute Couture il terreno su cui il direttore creativo potrebbe sentirsi più a casa.
Del resto, il confine tra couture e prêt-à-porter, nel suo lavoro, è sempre stato labile. Già da Valentino aveva dimostrato di essere un grande interprete del volume, della costruzione sartoriale e di quell'idea di silhouette scultorea che affonda le proprie radici nell'eredità di Cristóbal Balenciaga. Non resta che vedere se riuscirà a trasformare il suo debutto nella nuova grande poesia della maison.
L'onnipresenza di Chanel e Dior
Tra Matthieu Blazy e Jonathan Anderson il calendario non concede tregua. Dopo le recenti collezioni prêt-à-porter e Resort, Chanel e Dior tornano sono pronti a tornare in passerella. Se da una parte è inevitabile avvertire una certa fashion fatigue, dall'altra è impossibile negare come i due designer stiano ridefinendo il linguaggio delle rispettive maison.
Tra immaginari naturalistici, riferimenti floreali, atmosfere sospese e silhouette che sembrano trasformare le modelle in ninfe contemporanee, Blazy e Anderson stanno dimostrando che oggi una collezione non si costruisce soltanto attraverso gli abiti, ma anche grazie a un universo fatto di materiali, lavorazioni, scenografie e storytelling. Il prezzo del successo è salato, ma il risultato continua a essere tra i più convincenti del panorama contemporaneo.
Jean Paul Gaultier inaugura una nuova era
Dopo anni di sperimentazioni e assestamenti, Jean Paul Gaultier archivia definitivamente il format dei Guest Designer. Dopo collaborazioni con Chitose Abe, Glenn Martens, Olivier Rousteing, Haider Ackermann, Simone Rocha e Ludovic de Saint Sernin, la maison ha affidato la direzione creativa a Duran Lantink. Quella di questa stagione sarà la sua terza uscita in passerella. Dopo un debutto che ha diviso la critica e una seconda collezione accolta in maniera decisamente più positiva, il designer olandese è chiamato a consolidare la propria visione e dimostrare che il nuovo corso di Jean Paul Gaultier può finalmente trovare una stabilità dopo anni di tempesta.
Standing Ground è il nome da tenere d'occhio
Tra le novità più interessanti di questa Couture Week c'è Standing Ground, il marchio fondato dall'irlandese Michael Stewart che debutta ufficialmente nel calendario parigino. Il suo percorso è quasi controcorrente. Per anni Stewart ha continuato a lavorare in maniera indipendente, producendo capi quasi interamente da solo, senza ricevere particolare attenzione dall'industria. Come ha raccontato a Vogue, scherzava definendo le sue creazioni "bedroom couture", abiti costruiti lentamente nella propria stanza. Una resilienza che oggi viene finalmente premiata con l'ingresso nella settimana più prestigiosa della moda. Resta da capire se il minimalismo monumentale del brand riuscirà a conquistare non solo la critica, ma anche quella clientela che continua a decretare il successo di una maison.
Rahul Mishra, Manish Malhotra e Robert Wun
L'Indian-craze continua a crescere anche nelle passerelle dell'alta moda. Rahul Mishra è ormai una presenza imprescindibile del calendario ufficiale e, dal suo ingresso nel 2020, ha ridefinito il dialogo tra haute couture e artigianato indiano, trasformando ricami, tecniche tradizionali e sostenibilità in un linguaggio riconoscibile a livello internazionale. Questa stagione segna anche il debutto di Manish Malhotra come Guest House. Dopo aver costruito una carriera leggendaria nell'industria cinematografica di Bollywood, il designer approda finalmente alla couture parigina portando con sé il suo immaginario fatto di opulenza e savoir-faire.
Accanto a loro torna uno dei nomi più acclamati della scena: Robert Wun, la voce più originale della nuova generazione, le cui collezioni trasformano gli abiti in narrazioni visive, dando forma a emozioni, memoria e teatralità attraverso silhouette che sembrano vivere ben oltre il corpo che le indossa. Insomma, se la couture continua a essere il luogo in cui il sogno incontra il savoir-faire, questa stagione promette di ricordarci ancora una volta perché Parigi resta il suo palcoscenico più importante.