
Il Millennial optimism è arrivato nel sistema moda Si può finalmente parlare di cambio generazionale
Il 2026 è il nuovo 2016, e fin qui ci siamo. Ma l’anno simbolo della pop culture non è l’unica icona generazionale dei Millennial tornata in auge nell’ultimo anno. Anzi, diversi codici che per anni sono appartenuti alla generazione “più presa in giro della storia” hanno ritrovato una nuova viralità all’interno della moda. Una coincidenza? Potrebbe essere. Ma, come ha evidenziato Vogue Business, dei 19 cambi creativi avvenuti nell’ultimo anno, 13 hanno riguardato designer Millennial, dove 11 di questi hanno assunto la guida di alcune delle Maison più centrali del sistema. A questo punto la domanda è inevitabile: possiamo finalmente parlare di un vero cambio generazionale nella moda?
I designer Millennial salveranno il sistema?
@zoevya Being myself a POC woman working in luxury fashion brands, I sometimes feel really lonely in my position and that I have to work twice as hard as others to prove my worth. This nomination gives me soooo much hope and representation, it shows all my fellow women and POC that we can make it if we truly put in the effort I hope this first step will bring real change to the fashion industry, more diversity, more women representing fashion, and more women in leadership positions. lnsta:@zoevya
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Caricare sulle spalle di un gruppo di designer tra i late 30s e i primi 40 anni il destino di un’industria che appare ciclicamente sull’orlo della crisi strutturale sarebbe ingenuo. Eppure, il portfolio del cosiddetto Millennial group racconta una storia diversa. Jonathan Anderson e Matthieu Blazy, entrambi classe 1984, sono oggi alla guida di due delle Maison più influenti mai esistite, Dior e Chanel. Demna, nato nel primo anno della Gen Y, ha definito un’estetica riconoscibile e dominante nei suoi dieci anni da Balenciaga e ora si prepara a inaugurare un nuovo capitolo da Gucci.
Accanto a questi nomi, ci sono poi nomine che hanno un peso simbolico ancora più forte. Grace Wales Bonner, classe 1990, è destinata a diventare la prossima direttrice creativa del menswear di Hermès, prima persona di colore a ricoprire quel ruolo nella storia della Maison. Rachel Scott, nata nel 1984, ha invece raccolto l’eredità creativa di Proenza Schouler dopo il passaggio dei fondatori da Loewe, diventando la prima designer giamaicana alla guida di una Maison di questo calibro. Segnali diversi, ma tutti riconducibili alla stessa traiettoria che racconta un cambiamento netto rispetto alla guardia a cui siamo stati abituati finora.
La formula Millennial
Le ragioni per cui i Millennial sembrano oggi i candidati più credibili per rimettere in moto il sistema moda vanno oltre una semplice questione anagrafica. Il loro vantaggio competitivo sta nell’essere cresciuti esattamente nel punto di intersezione tra due mondi: sono l’ultima generazione ad aver conosciuto un’esistenza prevalentemente analogica, ma anche la prima ad aver vissuto in tempo reale la nascita di internet e l’arrivo dei social media.
Il loro posizionamento ibrido si riflette nel modo in cui affrontano il ruolo creativo, come fanno notare diversi dei fashion insider intervistati da Vogue Business. Leanne Elliott-Young, oggi alla guida dell’Institute of Digital Fashion, sottolinea come i direttori creativi Millennial siano particolarmente efficaci proprio perché capaci di muoversi tra heritage e disruption senza percepirli come opposti. Un punto su cui insiste anche Tiffany Hsu, chief buying officer di Mytheresa, che legge nelle recenti nomine una maggiore consapevolezza del racconto culturale attorno al prodotto - basti pensare alla prima linea di borse lanciata da Jonathan Anderson sotto Dior, ispirata ad alcuni dei romanzi più noti della letteratura moderna.
Infine, come osserva Bosse Myhr, responsabile buying da Selfridges, il gioco delle sedie creativo del 2025 è stato il risultato di una serie di fattori che si sono sovrapposti. Il rallentamento delle vendite ha spinto molti brand a ripensare la propria direzione creativa come parte di strategie di rilancio più ampie, ma c’è anche una motivazione più profonda. La moda, per sua natura, tende all’innovazione e al cambiamento. Introdurre una nuova visione creativa non è solo una risposta alle difficoltà economiche, ma una necessità strutturale di un sistema che, per continuare a esistere, deve reinventarsi ciclicamente. Stiamo davvero per vivere il rinascimento creativo del sistema?













































